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Addio Lucescu, maestro innovatore. Portò in Italia nuove tecniche, trionfò all'estero

Addio Lucescu, maestro innovatore. Portò in Italia nuove tecniche, trionfò all'esteroTUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gaetano Mocciaro
Oggi alle 20:27Serie A
Gaetano Mocciaro

Chi lo ha avuto come allenatore lo ha adorato, i presidenti italiani un po' meno, a giudicare dal curriculum in Serie A. Eppure all'estero ha fatto furore: in Romania è stato una leggenda, però la selezione alla fase finale degli Europei nel 1984 quando ad accedervi erano solo 8 squadre. Stava compiento il miracolo con questa nazionale, fino all'ultimo grammo di forze che gli era rimasto. Allo Shakhtar, era una sorta di Sir Alex Ferguson.

Portò in Italia la figura del match analyst
Era avanti decine d'anni, Lucescu. Un innovatore ma esperto, furbo, smaliziato. Che conosceva pregi e difetti dell'avversario, nei minimi dettagli. D'altronde con il suo avvento in Italia è nata la figura del match analyst, ora assolutamente imprescindibile. Una figura preposta a vivisezionare l'avversario, nata a Pisa quando arrivò nel 1990 dopo una contesa col Brescia per strapparlo alla Dinamo Bucarest. Con l'aiuto dell'allora preparatore atletico Adriano Bacconi ha chiesto (e ottenuto) report che studiassero in tutte le sfumature i movimenti di qualsiasi giocatore avversario, tanto da suggerire la creazione di un software che digitalizzasse i movimenti del campo.

Le promozioni a Brescia, la grande occasione all'Inter
A Pisa il suo lavoro non fu portato a termine e d'altronde con un presidente come Romeo Anconetani non era facile. A Brescia invece due belle promozioni in Serie A che fanno da contraltare a una retrocessione dopo spareggio con l'Udinese e due esoneri. Amara la parentesi della Reggiana, così come quella all'Inter, l'unica vera grande occasione in una big italiana. Peccato che la Beneamata in quel momento vivesse uno dei periodi storici più brutti in assoluto.

I trofei europei con Galatasaray e Shakhtar
Il riscatto in Turchia, vincendo campionati col Galatasaray e il Besiktas. Proprio al Gala ha regalato una Supercoppa Europea, l'unica mai vinta da una squadra turca, battendo niente meno che il Real Madrid già galactico. E poi l'Ucraina: allo Shakhtar dal 2004 ha vinto e stravinto tutto quello che c'era da vincere entro i confini: 6 campionati, 4 coppe e 4 supercoppe. Ma è in Europa che si è vista la grandezza del suo lavoro, con la coppa UEFA vinta nel 2009, grazie a un gruppo di ragazzi presi da giovanissimi, lavorati e plasmati a sua immagine e somiglianza. Chi ha potuto ammirare il suo Shakhtar, la sua creatura forse più bella, non poteva che apprezzare una squadra che giocava a memoria, per nulla intimorita dall'avversario, anche fosse campione d'Europa in carica.

Tra i più vincenti di sempre
La sua bacheca dice 38 trofei. Solo Pep Guardiola e Sir Alex Ferguson hanno fatto meglio. Il suo ritorno alla guida della Romania è stato l'ultimo atto d'amore per il suo paese.

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