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Da un’idea di Miguel Guerrero: con Protti se ne va un’infanzia a imitare il trenino del BariTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 14:39Serie A
di Ivan Cardia

Da un’idea di Miguel Guerrero: con Protti se ne va un’infanzia a imitare il trenino del Bari

Sedici ottobre 1994. L’Inter di Ottavio Bianchi ospita il Bari di Giuseppe Materazzi: i nerazzurri concluderanno al sesto posto quel campionato, vinto dalla Juventus, mentre i biancorossi chiuderanno con un onorevole dodicesimo piazzamento. È una gara che resta nella memoria collettiva, e non soltanto perché è una delle poche in cui il fenomeno parastatale Darko Pancev sia riuscito a segnare in Italia. Il Bari vince a Milano, per la terza volta nella sua storia: finisce 1-2. E non è questo a fare notizia. Al 42’, dopo il raddoppio segnato di testa da Sandro Tovalieri, il “Cobra” si mette carponi a terra, i compagni lo imitano, il Meazza scopre un nuovo modo di esultare: è il trenino del Bari. Da un’idea di Miguel Guerrero. A portare il “trenino” a Bari, come hanno raccontato tanti protagonisti di quella squadra, fu l’attaccante colombiano, che con Tovalieri e Carmine Gautieri guidava l’attacco biancorosso. “Ci abbiamo messo 4 mesi per impararlo. All’inizio non riuscivamo nemmeno a coordinare i movimenti”, raccontava qualche tempo fa Tovalieri. Igor Protti, in quella partita, era in panchina. La squadra ci era, peraltro, arrivata in modo decisamente particolare: il pullman che l’avrebbe dovuta portare dall’hotel a San Siro aveva avuto un guasto, lo spostamento era avvenuto su una dozzina di taxi chiamati al momento. Guerrero era il grande acquisto dell’estate, sembrava destinato a essere titolare. Due giornate dopo lo Zar, che giocava in Puglia già da un paio di stagioni, stese il Genoa con una doppietta al San Nicola e da lì in poi non ci furono più dubbi: Materazzi ricompose la coppia Tovalieri-Protti, a distanza di oltre vent’anni la più famosa nella storia del Bari. E Igor, che ci ha lasciati oggi a 58 anni, divenne uno dei grandi protagonisti del trenino. Lo portò anche a Roma. Trasferitosi alla Lazio nel 1996/1997, dopo essersi laureato capocannoniere della Serie A nella stagione con i biancorossi poi retrocessi, Protti tentò di esportare nella Capitale il trenino. Lo fece dopo un derby del 4 maggio 1997, finito 1-1 grazie a una sua rete nei minuti finali dopo il vantaggio giallorosso firmato da Abel Balbo con un gol fantasma. I compagni di squadra non lo seguirono, si limitarono ad abbracciarlo mentre Protti esultava a carponi. Il trenino, in fin dei conti, era nato a Bari e lì sarebbe rimasto, riproposto di recente anche dai calciatori biancorossi e, negli anni, da tutti i bambini di inizio anni ’90 che avevano visto quell’esultanza e ne erano rimasti folgorati, replicandola nel cortile di casa, per strada, nei campetti degli oratori, nelle scuole calcio. Sognando di essere Sandro Tovalieri o Igor Protti.