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Squadre di calcio, non industrie. Che beffa Palestra: Inter, ora devi prendere Nico Paz. Non era meglio la Superlega? Due mine vaganti per il prossimo scudettoTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Ivan Cardia

Squadre di calcio, non industrie. Che beffa Palestra: Inter, ora devi prendere Nico Paz. Non era meglio la Superlega? Due mine vaganti per il prossimo scudetto

Di tutta la retorica attorno al calcio, un’argomentazione l’ha smontata Giancarlo Abete. Perdente alle ultime elezioni in Federcalcio, ma di gran classe. In uno dei passaggi del suo accorato discorso, ha sottolineato che il calcio italiano spesso si ammanta di un’aura da industria che invece non ha. Lo dicono i numeri: nelle prime 200 aziende italiane per fatturato, non c’è nemmeno un club di calcio. Certo, se prendiamo l’intero movimento si arriva a un fatturato da circa 7 miliardi di euro, e a quel punto il “calcio” si potrebbe considerare la 25ª azienda italiana in assoluto. Il punto è: a) non è una, ma sono tante; b) non sono solo industria; c) non ragionano nemmeno come tali. La questione non riguarda soltanto la percezione che le società calcistiche - e i loro dirigenti - hanno di sé, quanto le ragioni più profonde di questa centralità nel nostro Paese, che in compenso stanno via via perdendo. Intanto, sono pochissime quelle che ragionano davvero come se il pallone fosse un’attività imprenditoriale. In A: Atalanta, Udinese, poi forse basta. Per dirne una: non esiste in nessun altro settore un’azienda da 500 milioni di fatturato, che sta in piedi con un miliardo di ricapitalizzazioni da parte della proprietà in pochi anni. Non è un’impresa, è beneficenza. In seconda battuta, quando ritengono di ragionare soltanto con le logiche del business - come dice di voler fare il Milan, che poi non lo fa e questo è un altro discorso - vanno completamente fuori strada. L’esempio più lampante è l’Inter - di cui parleremo a breve per questioni più concrete e meno di concetto - ma in realtà ci si può mettere anche il Napoli. Gli azzurri, che negli ultimi tre anni hanno vinto due scudetti, hanno speso un sacco di soldi, ben più che in tripla cifra. La società nerazzurra, quest’estate, pianifica un mercato da record, almeno per i tempi recenti. Alla base, c’è ovviamente la fine dell’era Suning, ma soprattutto i risultati che il club, da anni stabilmente in Champions League e con tre scudetti in più in bacheca, ha ottenuto. Non sono e non solo economici, ma sportivi. Per fortuna, funziona ancora così: si parte da lì, e poi si arriva al dato economico. Se si pensa di fare il contrario, si deraglia. Altro discorso è, ovviamente, che l'Inter questo mercato da record rischia di non farlo. Se l’affondo del Chelsea, come sembra, andrà a buon fine, Marotta, Ausilio e Baccin perderanno Marco Palestra e questa è una beffa. Va bene che 55 milioni di euro sono tanti, forse persino troppi, ma parliamo di un giocatore corteggiato per settimane, di una fascia priva del titolare con l'addio di Dumfries, e del rischio d'essersi persi in un bicchiere d'acqua. L'unica spiegazione plausibile - e in tal senso ci sono delle conferme - è che in Viale della Liberazione abbiano capito di poter arrivare davvero a Nico Paz. Ecco, due appunti: l'argentino è fortissimo, ma o cambia la fisionomia della squadra o non ha senso. Soprattutto, se Palestra davvero sfuma per i temporeggiamenti legati alla possibilità di arrivare a Nico - e c'è qualche segnale di frenata anche nella trattativa con l'Udinese per Oumar Solet -, beh l'Inter non può farselo sfuggire, altrimenti la beffa rischia di diventare doppia. Poi, per carità, ci sarebbe da aprire il capitolo legato allo strapotere della Premier League. In questo momento storico, qualsiasi club inglese può arrivare, in qualsiasi momento, e prendere qualsiasi giocatore di qualsiasi club italiano. Siamo, sostanzialmente, impotenti. Ecco, c'è da riflettere: cinque anni fa abbiamo festeggiato il naufragio della Superlega, ora la Superlega c'è ma si chiama Premier League. Il divario economico è spropositato, le contromisure si limitano all'invettiva e forse non aveva tutti i torti Andrea Agnelli, che è stato trattato come l'ultimo degli sprovveduti. Il Milan sta facendo di tutto per non essere competitivo per il prossimo scudetto, mentre ci sono due mine vaganti. Classifica alla mano, è quasi banale dirlo: attenzione a Roma e Como. Nessuno ci crede davvero, ma sono due realtà che hanno un progetto, hanno soldi, stanno crescendo. Nella sagra dell’alternanza che è diventata la Serie A negli ultimi anni, non ci sarebbe da sorprendersi che Gian Piero Gasperini o Cesc Fabregas - che almeno hanno un’idea, poi può non piacere - riescano a infilarsi nella lotta tricolore.