Tutte le cose che avete sempre voluto sapere sulla Coppa del Mondo: parla chi la produce
La Coppa del Mondo è il trofeo più ambito del calcio. Tutti sognano di alzarla almeno una volta nella vita, ma in pochi sanno dove nasce, chi la realizza, quante copie esistono davvero o che fine faccia dopo la finale. Per rispondere a tutte queste curiosità siamo andati direttamente alla fonte: Valentina Losa, amministratrice della G.D.E. Bertoni di Paderno Dugnano (Milano), l'azienda italiana che dal 1971 produce la Coppa del Mondo FIFA. Dalla nascita del trofeo ai segreti della sua lavorazione, fino all'auspicio di rivedere presto l'Italia protagonista ai Mondiali: ecco tutto quello che c'è da sapere sulla coppa più famosa del mondo.
Da quanto tempo la vostra famiglia produce la Coppa del Mondo?
"La mia è la terza generazione di famiglia che produce la Coppa del Mondo, la quarta come azienda visto che mio nonno la rilevò dal mio bisnonno".
Come è iniziata questa avventura?
"Nel '71*, quando ci fu il concorso della FIFA, l'azienda di mio nonno partecipò per realizzare la nuova Coppa del Mondo. Pensate che mio nonno andò personalmente in macchina fino alla sede della FIFA, a Zurigo, per presentare il suo modello. Fece subito un grande effetto, era una coppa bellissima. È moderna ancora oggi, immaginate cosa potesse rappresentare all'epoca".
*Nel 1971, infatti, dopo che il Brasile conquistò definitivamente la Coppa Jules Rimet, la FIFA indisse un concorso internazionale per realizzare il nuovo trofeo. Tra 53 progetti presentati venne scelto quello dello scultore Silvio Gazzaniga, direttore artistico della Bertoni, dando così il via a una tradizione italiana che dura ancora oggi.
Quella che vediamo alzare dai campioni del mondo è davvero l'originale?
"Abbiamo realizzato il primo esemplare in oro, che ha debuttato ai Mondiali del 1974. L'originale è uno soltanto ed è appunto in oro: rimane sempre alla FIFA e gira il mondo nei vari tour ufficiali. Per ogni Mondiale realizziamo una replica identica all'originale, ma in ottone, che viene consegnata alla Nazionale vincitrice. L'originale non viene mai assegnato definitivamente".
Che responsabilità significa custodire il trofeo autentico?
"Quando abbiamo qui l'originale, dormo in ufficio (ride, ndr). Durante ogni Mondiale viene presentata la replica del torneo successivo. A breve verrà presentata quella del 2030".
Che rapporto si crea con un oggetto che rappresenta il sogno di ogni calciatore?
"Io sono tifosa di calcio, è impossibile non esserlo lavorando da G.D.E. Bertoni. A livello personale però è davvero strano. Ne parlavo proprio ieri con mia figlia di 16 anni. Mi ha chiesto: 'Mamma, ma ti rendi conto che il sogno di tutti è alzare la Coppa del Mondo?'. Lei quasi non lo capisce, perché per noi è sempre stata lì, a portata di mano".
Per voi è davvero come un membro della famiglia?
"Per tutti è un sogno sollevarla, ma in famiglia siamo cresciuti nell'ufficio di mio papà e di mio nonno con la coppa accanto. Oggi sono io che scelgo la malachite della base, controllo tutti i dettagli, rompo le scatole se c'è qualcosa che non mi piace... La coppa è come mia sorella. Diciamo che per me rappresenta una cosa enorme, ma che allo stesso tempo è da sempre una presenza normale nella mia vita".
E da tifosa italiana, quando pensa che rivedremo gli azzurri competere per alzarla?
"Quando la risolleveremo noi italiani? Sinceramente non sono molto ottimista. Tre Mondiali senza l'Italia sono una cosa vergognosa, bisogna darsi una mossa. Io ho tre figlie e la prima è nata peraltro nel luglio del 2006, ricordo bene che entrai in travaglio appena due giorni dopo la vittoria del Mondiale. Oggi, su tre figlie, non ce n'è neanche una che abbia mai visto l'Italia giocare un Mondiale. Vi rendete conto? Sollevare di nuovo quella coppa sarebbe un sogno per tutti noi, a questo punto anche solo tornare a competere per sollevarla (ride, ndr)".
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