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La richiesta folle di Trump: come arrivano gli Stati Uniti alla loro Coppa del MondoTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 12:00Mondiali 2026
di Daniele Najjar

La richiesta folle di Trump: come arrivano gli Stati Uniti alla loro Coppa del Mondo

STATI UNITI - Girone D con Paraguay (13 giugno, Inglewood), Australia (19 giugno, Seattle) e Turchia (26 giugno, Inglewood). “Puoi vincere la Coppa del Mondo?”, ha chiesto Donald Trump a Mauricio Pochettino. Si può avere un’enorme pressione ad un Mondiale nonostante la tua squadra sia andata due sole volte oltre gli ottavi di finale in tutta la propria storia ed una delle due risalga al 1930? Evidentemente sì, se rappresenti lo Stato più potente del mondo - fuori dal calcio - in un momento storico del genere. Ma torniamo alla domanda di Trump, con la risposta rivelata dallo stesso Pochettino: “Certo presidente, siamo gli Stati Uniti, il sogno americano è questo”. Proclami a parte, Pochettino è chiamato ad un compito duro. Non che gli USA non abbiano una buona rosa, con giocatori anche di medio/alto livello, ma un obiettivo realistico da chiedere sarebbe forse quello di superare intanto le prime fasi. C’è il fattore-pubblico, certo, ma questa attesa rischia di diventare un boomerang insostenibile. Il cammino verso il Mondiale Come gli altri due Paesi ospitanti, gli Stati Uniti non hanno partecipato alle qualificazioni per il Mondiale essendo iscritte di diritto al torneo. In Gold Cup come quasi sempre gli USA sono stati fra i favoriti in partenza e sono arrivati fino alla finale, poi persa con il Messico. Le amichevoli contro le squadre europee per la verità sembrano aver fatto vedere la cruda realtà ad una squadra che partirà con delle aspettative forse esagerate rispetto al reale valore della rosa. Nei vari test sono arrivate diverse sconfitte, alcune anche pesanti. Dal 2-5 contro il Belgio, allo 0-4 con la Svizzera, poi altri ko meno rotondi nel punteggio come lo 0-2 dal Portogallo e dalla Corea del Sud. Non è tutto nero però, alcuni test hanno riportato fiducia come di recente il 5-1 rifilato all’Uruguay o il 3-2 al Senegal con annesso “risveglio” di Pulisic dopo un anno deludente. La squadra Negli ultimi anni il livello della rosa si è decisamente alzato, anche grazie al fatto che molti giocatori sono stati spinti a scegliere di giocare in Europa fin dalla giovane età. C’è un aspetto non banale da considerare: in MLS la competitività arriva fino ad un certo punto visto che, per esempio, non esistono le retrocessioni. Ecco, questi aspetti i migliori talenti li possono imparare soltanto misurandosi da subito con altre realtà. Così sono nati i vari Weston McKennie, Christian Pulisic, Timothy Weah, Tyler Adams e Folarin Balogun. Le frecce in attacco sono il principale punto di forza di una squadra chiamata a stupire. Formazione tipo Stati Uniti (3-4-2-1): Freese; McKenzie, Richards, Ream; Dest, Adams, McKennie, A. Robinson; Tillman (Weah), Pulisic; Balogun. I convocati Portieri: Chris Brady (Chicago Fire), Matt Freese (New York City), Matt Turner (New England Revolution). Difensori: Max Arfsten (Columbus Crew), Sergiño Dest (PSV Eindhoven), Alex Freeman (Villarreal), Mark McKenzie (Tolosa), Tim Ream (Charlotte), Chris Richards (Crystal Palace), Antonee Robinson (Fulham), Miles Robinson (FC Cincinnati), Joe Scally (Borussia Mönchengladbach), Auston Trusty (Celtic). Centrocampisti: Tyler Adams (Bournemouth), Sebastian Berhalter (Vancouver Whitecaps), Weston McKennie (Juventus), Gio Reyna (Borussia Mönchengladbach), Cristian Roldan (Seattle Sounders), Malik Tillman (Bayer Leverkusen), Brenden Aaronson (Leeds United), Timothy Weah (Olympique Marsiglia), Alejandro Zendejas (Club América) Attaccanti: Folarin Balogun (Monaco), Ricardo Pepi (PSV Eindhoven), Christian Pulisic (Milan), Wright (Coventry).