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Inter, Ausilio conferma l'addio di Dumfries: “Andrà via, è praticamente ufficiale"TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 12:58Serie A
di Ivan Cardia

Inter, Ausilio conferma l'addio di Dumfries: “Andrà via, è praticamente ufficiale"

Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, è intervenuto durante il Festival della Serie A in corso di svolgimento a Parma, con un parallelismo con la scelta milanista di Arrigo Sacchi in passato: “Chivu arriva all’Inter con pochissima esperienza in A, Sacchi veniva addirittura dalla B. Sono state decisioni prese con un po’ di coraggio: quando fai queste scelte, non trovi condivisione assoluta, almeno fuori. Noi invece eravamo tutti convinti, e intendo tutta l’Inter, dalla proprietà al presidente Marotta, a me e a Baccin. Era l’uomo adatto a noi, soprattutto a livello morale: non c’era nulla da ricostruire a livello tecnico, ma morale sì. L’esperienza di due anni prima c’era servita, avevamo perso a Istanbul una finale peraltro giocando in maniera meravigliosa con il Manchester City: l’anno dopo abbiamo trovato la rabbia per vincere lo scudetto, e dallo stesso discorso siamo ripartiti anche con Chivu”. Che colpo è stato Marcus Thuram? “Con orgoglio posso dire che è stato strappato anche al Milan. È stato preso con due anni di ritardo, e arriva all’Inter per un motivo preciso: oltre al Milan c’erano anche altre società molto forti straniere. Lui scelse l’Inter per un motivo preciso: noi due anni prima lo avevamo individuato, avevamo già chiuso con il Borussia Monchengladbach. Si era trasferito Lukaku e avevamo pensato a lui, la cosa particolare è che non giocava da attaccante, ma eravamo convinti, tra le relazioni degli scout e la visione di partite dal vivo, che avesse le caratteristiche per giocare nel nostro modulo di gioco. Ne parlai con Marcus, lui mi disse di parlare con il papà… Lilian mi chiese di spiegargli il progetto, voleva capire perché pensavamo di spostare Marcus dalla sua posizione naturale. Mi diede l’ok, sennonché alla domenica si fece male a un ginocchio, ci fu questo impedimento e abbiamo dovuto ritardare di due anni l’operazione, chiudendola a costo zero. Bene così”. La trattativa per Lautaro? “È stata una trattativa molto particolare. O torni con il calciatore e diventi un fenomeno, o fai una figura di quelle per cui non ti puoi presentare. Quando un direttore sportivo decide di prendere un aereo e partire, tra l’altro in Argentina, dove appena atterri tutto il mondo sa che sei lì… Io ero convinto di andare in un periodo apparentemente tranquillo, invece perdemmo con il Crotone e arrivarono anche le critiche. Io andai lì sapendo che il ragazzo si era promesso all’Atlético Madrid. Mancava l’ok del Racing, noi avevamo il vantaggio che il direttore sportivo fosse Diego Milito e decisi di provare questa cosa un po’ folle. Trovammo subito l’accordo, poi andammo a vedere la partita e il buon Lautaro decise di fare tripletta con rigore procurato… Cambiò il prezzo, si ripartì da zero: tornai con questo famoso documento, arrotolato, ed era la cosa più importante”. Cosa aspettarsi dal mercato dell'Inter? "Quello che abbiamo sempre fatto negli ultimi anni. Sarà un mercato fatto con attenzione, non si può illudere la gente. Si comprerà con intelligenza, si venderà anche qualcosa: penso ormai sia sostanzialmente ufficiale, che andrà via Dumfries, un calciatore importante che aveva una clausola. Quest'anno si può anche pensare di inserire qualche giovane per riequilibrare la rosa tra l'esperienza che abbiamo e un po' di gioventù. Giocare nell'Inter è una responsabilità importante: quest'anno Pio Esposito, Bonny, Sucic, Luis Henrique, giovani tra virgolette perché in Italia abbiamo parametri diversi dall'estero, abbiano dato il loro contributo. Cercheremo di fare una squadra competitiva, che non si nasconde: l'Inter non si è mai nascosta. Sento sempre parlare altre squadre di qualificazione alla Champions come obiettivo: sono bugie. Se pensi di arrivare quarto, arrivi sesto. Se punti a vincere, alla peggio arrivi secondo o terzo e hai comunque lottato".