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La Spagna è tornata in finale dopo 16 anni demolendo la Francia. Nulla arriva per casoTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 09:00Mondiali 2026
di Michele Pavese

La Spagna è tornata in finale dopo 16 anni demolendo la Francia. Nulla arriva per caso

Oltre la prestazione c'è una filosofia precisa. Un progetto incarnato perfettamente dal CT De la Fuente, la scelta migliore dopo le basi gettate da Luis Enrique
Il risultato dice 2-0. La partita, invece, racconta molto di più. Perché la Spagna non si è limitata a battere la Francia nella semifinale del Mondiale: l'ha dominata sul piano tecnico, tattico e mentale, impedendo ai Bleus di esprimere il proprio calcio e confermando di essere oggi la squadra più completa. Il successo della Roja non nasce in poche settimane e nemmeno negli ultimi mesi. È il punto più alto di un percorso costruito con pazienza, idee e continuità. Dopo l'epoca irripetibile che tra il 2008 e il 2012 portò in bacheca due Europei e un Mondiale, la Spagna aveva smarrito la strada. Aveva continuato a produrre talento, ma senza riuscire a trasformarlo in vittorie.

Un esempio da seguire

Poi è arrivato Luis Enrique; nonostante le delusioni, aveva restituito alla nazionale un'identità precisa, riportando coraggio, personalità e la convinzione di voler imporre il proprio gioco contro qualsiasi avversario. Una rinascita, completata quando il testimone è passato a Luis de la Fuente, l'uomo che più di chiunque altro conosce questa generazione. E non è un dettaglio, perché il CT non ha dovuto costruire una squadra partendo da zero: quasi tutti i protagonisti dell'attuale ciclo della Roja li aveva già allenati nelle selezioni giovanili della federazione, accompagnandoli passo dopo passo nella crescita. Li ha visti maturare come calciatori e come uomini, ha seguito la loro evoluzione tecnica e caratteriale, creando una continuità rara nel calcio moderno. È forse questa la lezione più importante che l'Italia dovrebbe osservare con attenzione: un progetto federale credibile, nel quale le selezioni giovanili e la Nazionale maggiore parlano la stessa lingua calcistica. La Spagna non cambia pelle a seconda dell'allenatore o degli interpreti. Cambiano i nomi, ma non i principi. Tutte le selezioni giocano con la stessa filosofia: possesso palla, pressione immediata dopo la perdita del pallone, linee corte, scambi rapidi nello stretto e ricerca costante del controllo del ritmo della partita. Un'identità riconoscibile che permette ai giovani di arrivare in nazionale senza dover imparare un calcio diverso da quello praticato per anni. La semifinale contro la Francia è stata l'esempio perfetto di questa superiorità progettuale: la Roja ha pressato alta fin dai primi minuti, ha tolto riferimenti alla costruzione dei Bleus e ha impedito a Mbappé e compagni di attaccare gli spazi. Una volta trovato il vantaggio, la squadra di De la Fuente ha semplicemente preso possesso della partita. Il pallone è diventato il suo miglior difensore, l'alleato perfetto.

Ritmo, controllo, talento e organizzazione

La Spagna oggi non vive più soltanto di possesso sterile come qualcuno le rimproverava in passato. Oggi abbina il controllo del pallone a verticalità, aggressività, velocità nelle transizioni e qualità individuali straordinarie. Lamine Yamal rappresenta il simbolo della nuova generazione, ma accanto a lui ci sono calciatori come Pedri, Nico Williams, Fabian Ruiz, Dani Olmo, Cucurella, Cubarsí e tanti altri cresciuti nello stesso sistema e perfettamente inseriti in un contesto collettivo. E l'amuleto Oyarzabal, il giocatore simbolo dell'era De la Fuente. Non esistono stelle che giocano da sole. Esiste una squadra che corre insieme, pressa insieme e attacca insieme. Ogni movimento sembra automatizzato, ma senza togliere fantasia ai singoli. È il perfetto equilibrio tra organizzazione e talento. Anche i numeri raccontano la forza di questo gruppo: con il successo sulla Francia, la Spagna ha raggiunto quota 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il record storico appartenuto all'Italia di Roberto Mancini. Un dato che certifica una continuità di rendimento eccezionale e che difficilmente può essere considerato frutto del caso. Ora resta soltanto l'ultimo passo, quello che porta al titolo mondiale. Ma, al di là di come finirà la finale, una certezza già esiste: la Spagna è tornata a essere il modello di riferimento del calcio europeo e mondiale.