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Deschamps ha riempito l'attacco e impoverito il centrocampo. La Spagna ha presentato il contoTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 09:48Mondiali 2026
di Michele Pavese

Deschamps ha riempito l'attacco e impoverito il centrocampo. La Spagna ha presentato il conto

La Spagna ha evidenziato il principale limite della Francia: una rosa ricchissima di talento offensivo, ma povera di alternative in mezzo. Una scelta che si è rivelata decisiva nella semifinale.
Per gran parte del Mondiale la Francia è sembrata una macchina perfetta. Gol, spettacolo e una batteria di attaccanti probabilmente senza eguali nel panorama internazionale. Ousmane Dembélé, Michael Olise, Bradley Barcola, Désiré Doué e, naturalmente, Kylian Mbappé hanno spesso risolto le partite con il loro talento, facendo apparire brillante una scelta di Didier Deschamps che, fino alla semifinale, sembrava vincente.

Un potenziale enorme ma poco equilibrio

Poi è arrivata la Spagna. E quella stessa scelta, improvvisamente, ha mostrato tutti i suoi limiti. Il commissario tecnico francese aveva costruito la rosa pensando soprattutto a un calcio offensivo, convocando una quantità impressionante di giocatori d'attacco e rinunciando invece a una maggiore profondità in mezzo al campo. Il 4-2-3-1 è diventato il sistema di riferimento, con due soli centrocampisti chiamati a sostenere una squadra ricca di talento offensivo; una soluzione che ha funzionato contro avversari disposti a concedere campo, contro squadre costrette a difendersi dalle accelerazioni degli esterni francesi e incapaci di reggere il ritmo imposto dai Bleus. Ma il Mondiale, soprattutto nelle ultime partite, cambia volto. Arrivano gli avversari che non aspettano, che sanno trattare il pallone, proprio come la Spagna di Luis de la Fuente. Così, contro la Roja il piano di DD è andato in frantumi. Per lunghi tratti della gara la Francia si è ritrovata in costante inferiorità numerica a centrocampo: Rodri e Fabián Ruiz hanno gestito il possesso senza quasi mai essere realmente disturbati, aiutati dai continui movimenti dei compagni. I francesi rincorrevano il pallone senza riuscire a recuperarlo, consumando energie preziose e finendo inevitabilmente per allungarsi.

Tante domande, poche soluzioni

Adrien Rabiot è stato probabilmente l'unico centrocampista a reggere l'urto, fino a quando è rimasto in campo (il cambio all'intervallo grida vendetta). Ha corso, ha vinto contrasti e ha provato ad alzare il livello dell'aggressività. Aurélien Tchouaméni, invece, è apparso in difficoltà, schiacciato dal palleggio spagnolo e incapace di incidere nella doppia fase. Ancora più evidente è stata la sofferenza degli esterni offensivi, costretti a ripiegare continuamente, e dei terzini, messi sotto pressione dalle continue rotazioni della Spagna. A questo punto la domanda sorge spontanea: davvero era necessario presentarsi a un Mondiale con così tante soluzioni offensive e con così poche alternative in mediana? N'Golo Kanté è rimasto praticamente ai margini e anche Warren Zaïre-Emery ha trovato pochissimo spazio. E se si pensa a quanto siano stati impiegati gli altri attaccanti, i dubbi aumentano: giocatori come Marcus Thuram, Rayan Cherki, Maghnes Akliouche e Jean-Philippe Mateta non hanno praticamente mai visto il campo, segno di una rosa costruita seguendo un'idea molto precisa, ma poco flessibile. L'impressione è che Deschamps abbia preparato una squadra eccellente per imporre il proprio gioco, ma meno attrezzata per affrontare una partita nella quale fosse costretta a inseguire il possesso e a soffrire senza palla. Contro la Spagna serviva probabilmente una Francia diversa, meno sbilanciata e più pronta a combattere in mezzo al campo. Una squadra capace di rinunciare a un uomo offensivo per aggiungere densità, qualità e intensità nella zona nevralgica del gioco. Naturalmente il senno di poi rende ogni analisi più semplice, ma i grandi tornei si vincono anche prevedendo gli scenari peggiori, non soltanto quelli ideali. La Spagna ha dimostrato che, ai massimi livelli, il talento individuale non basta se non è sostenuto da equilibrio collettivo. La Francia aveva forse gli attaccanti migliori del Mondiale, ma contro la squadra che oggi interpreta meglio il calcio di posizione ha pagato una costruzione della rosa troppo orientata allo spettacolo e poco alle possibili esigenze tattiche delle partite più complesse. Una lezione che tornerà utile al successore di Deschamps.