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Angelo Domenghini, quando il mercato lo mandò a Cagliari a firmare lo Scudetto dei miracoliTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 08:13Nato Oggi...
di Redazione TMW

Angelo Domenghini, quando il mercato lo mandò a Cagliari a firmare lo Scudetto dei miracoli

Nato a Lallio nel 1941, Angelo Domenghini compie oggi 85 anni. Una vita passata a rompere gli schemi del calcio: la tripletta con l'Atalanta, i trionfi globali alla corte del Mago Herrera, la punizione che salvò l'Italia a Euro '68
Nel calcio dei solisti e delle etichette rigide, lui è stato l'eccezione che ha riscritto le regole del gioco, chiamatela ala destra, chiamatelo centravanti di manovra, chiamatelo semplicemente motore umano. Il 25 agosto 1941 a Lallio, alle porte di Bergamo, nasceva Angelo Domenghini. Una terra di gente schiva, che parla poco e lavora tanto, ma oggi, nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, il calcio si ferma per celebrare una leggenda viva, un uomo che ha saputo unire l'Italia del pallone sotto il segno della corsa, del gol e del sacrificio puro.

La profezia di Bergamo e i milioni del Mago

Il romanzo di “Domingo” comincia sui campi polverosi della sua Atalanta, c'è una data che fa da spartiacque: 2 giugno 1963, finale di Coppa Italia a San Siro contro il Torino. Un ragazzo bergamasco prende la scena e segna una tripletta leggendaria, finisce 3-1, la Dea alza la sua prima e storica coppa e il telefono del presidente comincia a scottare, lo vuole Helenio Herrera, lo vuole l'Inter. Angelo lascia la sua terra per quindici milioni di lire, una cifra astronomica per l'epoca, a Milano trova la "Grande Inter". Una macchina perfetta, dove però il Mago intuisce subito la duttilità di questo ragazzo dal fisico longilineo e dai polmoni d'acciaio, Domenghini ara la fascia destra, copre le discese di Facchetti, si accentra e segna. In nerazzurro vince tutto quello che un calciatore può sognare: due Scudetti, una Coppa dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, collezionando 164 presenze e 54 gol. Eppure, la sua grandezza è sempre stata accompagnata da un'ombra di ingenerosa sottovalutazione, riassunta nella celebre e tagliente battuta della signora Fraizzoli: "Valgono più dieci minuti di Corso che un'ora e mezza di Domenghini".

Il campo, però, racconterà tutta un'altra storia.

Quella sassata all'Olimpico

Se la bacheca della Nazionale Italiana vanta l'Europeo del 1968, il merito principale è del destro atomico di questo bergamasco doc. è l'8 giugno 1968, Finale contro la Jugoslavia a Roma. Gli azzurri sono sotto, stanchi, contratti, all'80° minuto, una punizione dal limite diventa l'ultima spiaggia, Domenghini non ci pensa due volte: parte una traiettoria rabbiosa, potente, che perfora la barriera e gonfia la rete. È l'1-1 che rimanda tutto alla ripetizione del match, dominata poi due giorni dopo dall'Italia. Domingo salva la patria e si laurea Campione d'Europa.

Lo scambio del secolo e il miracolo sardo

Nel 1969 il mercato decide che il suo tempo a Milano è finito, viene inserito nello scambio per portare Roberto Boninsegna in nerazzurro. Destinazione: Cagliari, sembra un esilio, diventa un capolavoro assoluto. Sull'isola trova Manlio Scopigno in panchina e un totem di nome Gigi Riva, Domenghini si trasforma nell'assist-man perfetto per Rombo di Tuono, corre, inventa, crossa. Nel 1970 il Cagliari compie l'impresa del secolo vincendo lo Scudetto. L'anno successivo sarà ancora protagonista in Messico, titolare inamovibile in quella spedizione mondiale che si arrenderà solo in finale al Brasile di Pelé, dopo aver giocato la leggendaria sfida del siglo contro la Germania. Oggi Angelo Domenghini vive serenamente la sua vecchiaia, dividendo i suoi giorni tra la sua Lallio e l'amata Sardegna, dove il mare è rimasto impresso nei suoi occhi. Il mondo del calcio si stringe attorno a lui: dai messaggi d'affetto dell'Inter a quelli del Cagliari, fino alla sua Atalanta. Perché la storia non dimentica chi, per la maglia e per la gloria, ha saputo dare l'anima.

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