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Luglio 1969, terremoto in Serie A, Boninsegna fa l'Inter grande, il Cagliari diventa una corazzata con Domenghini!TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 08:43Storie di Calcio
di Redazione TMW

Luglio 1969, terremoto in Serie A, Boninsegna fa l'Inter grande, il Cagliari diventa una corazzata con Domenghini!

Luglio 1969, Domenghini, Gori e Poli prendono il volo per Cagliari. Ai rossoblù anche un favoloso conguaglio di 600 milioni. Milano si divide sul sacrificio di "Domingo".
C’è un tavolo al Motel Agip di Milano-Sud che scotta più dell’asfalto della vicina Autostrada del Sole, intorno, tra nuvole di fumo di sigaretta e caffè ristretti, si sta consumando il colpo di teatro che spaccherà in due l’estate del calcio italiano. Da una parte Ivanoe Fraizzoli, presidente di un’Inter che cerca disperatamente una nuova identità dopo l’epopea herreriana; dall’altra Andrea Arrica, il geniale e spregiudicato manager del Cagliari, arrivato dal mare con le idee chiarissime.

L’oggetto del desiderio si chiama Roberto Boninsegna. Per tutti, semplicemente, “Bonimba”.

Il Blitz di luglio: cifre da capogiro e tre valigie per la Sardegna

I titoli dei quotidiani sportivi strillano in prima pagina, qualcuno parla di follia, altri di capolavoro, la realtà è che l’Inter, pur di riportare a San Siro il centravanti cresciuto nel proprio vivaio (e liquidato troppo presto), è disposta a tutto. E il "tutto", nelle mani di Arrica, si trasforma in una richiesta monumentale. Per avere Boninsegna, i nerazzurri devono sacrificare Angelo Domenghini, l’ala destra della Nazionale Campione d’Europa, un moto perpetuo che ha fatto le fortune della Grande Inter. Ma non basta. Sul piatto finiscono anche il cartellino di Sergio “Bobo” Gori, un giovane Cesare Poli e un conguaglio in contanti che le cronache dell'epoca stimano intorno ai 600 milioni di lire. Una cifra astronomica, un record per i tempi, che fa sussultare i puristi del bilancio. “Torno a casa per vincere lo scudetto”, dichiara Boninsegna ai taccuini dei cronisti, con la consueta grinta padana. Di tutt’altro umore è “Domingo” Domenghini, che non nasconde l’amarezza per essere stato usato come merce di scambio: “Milano mi mancherà, ma a Cagliari capiranno presto quanto valgo”.

Il parere di Brera e lo scetticismo dei tifosi

Nelle redazioni si scrive a macchina a ritmo forsennato, Gianni Brera affila la penna, analizzando la fisicità di Boninsegna, perfetto per il "contropiede" nostrano, ma i tifosi milanesi mugugnano, perdere la spinta, i cross e i gol pesanti di Domenghini sembra un prezzo troppo alto. A Cagliari, la piazza inizialmente protesta per la perdita del proprio bomber, ma l'allenatore Manlio Scopigno, il "Filosofo", sorseggia il suo scotch e tace. Sa che con Domenghini a destra e Gori a inventare spazi, il vero re di Sardegna, Gigi Riva, avrà finalmente i gregari di lusso che meritava.

Il verdetto del campo: quando la storia dà ragione a tutti

Rileggere oggi quelle cronache ingiallite fa un effetto strano, perché il campo ha emesso una sentenza più unica che rara nel calcio: hanno vinto tutti. La stagione 1969/70 si trasforma nella più grande favola del calcio italiano, mentre l'Inter fatica a trovare la quadra, il Cagliari domina il campionato. I traversoni di Domenghini sembrano telecomandati per la testa di Riva, e i gol di Bobo Gori cementano un primato storico, il tricolore sbarca in Sardegna, celebrato dai giornali come un’impresa epocale. Ma la vendetta di “Bonimba” è solo rimandata, l'anno successivo, nel 1970/71, è proprio la rabbia agonistica di Boninsegna a trascinare l'Inter alla rimonta scudetto contro il Milan, laureandosi capocannoniere con 24 reti. Due destini incrociati, nati in una calda notte milanese del 1969, uno scambio che i giornali dell'epoca battezzarono come il "colpo dell'anno" e che la storia ha consegnato alla leggenda del nostro calcio.

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