Rosetti: “Oggi su Kalulu-Bastoni interverrebbe il VAR. No al challenge"
Il responsabile degli arbitri europei ha fatto il punto sulle novità in vista della stagione appena iniziata, direttamente da Montecarlo
Roberto Rosetti, presidente della Commissione Arbitri della UEFA, è intervenuto a pochi minuti dal sorteggio della fase campionato di Champions League per un briefing con i media, relativo alle novità arbitrali della stagione: “L’estate è stata impegnativa, subito dopo il Mondiale abbiamo iniziato confronti con i vertici arbitrali di ogni Paese e con le federazioni sportive. Vogliamo uniformità a livello europeo, non soltanto per quanto riguarda le competizioni UEFA: dobbiamo essere omogenei e allineati, è la chiave. Se vai in Inghilterra o in Finlandia, se vai in Svizzera o in Azerbaigian, siamo già allineati, con piccole differenze. Dopo i Mondiali in Qatar, abbiamo detto che avremmo voluto accelerare la ripresa del gioco: non ci piacciono tempi supplementari extralarge, ci piace l’intensità. Abbiamo già visto buoni risultati a livello nazionale e internazionale grazie alle nuove norme contro gli sprechi di tempo: si sta giocando di più e ci sono meno giocatori che piangono sul campo per nulla. Con la nuova regola sui 10 secondi per le sostituzioni saremo molto rigorosi: chi non la rispetta resta fuori un minuto. Sta già funzionando, ed è ancora più utile la regola sulla sospensione del gioco per intervento dei sanitari: si resta fuori almeno un minuto. Ci sono delle eccezioni, per esempio se l’avversario riceve un cartellino giallo o rosso, chi ha subito il fallo non deve aspettare, lo stesso vale per un portiere o per uno scontro di gioco, mentre i traumi cranici non sono eccezioni. È un po’ più soggettiva la regola su rimesse laterali e rinvii dal fondo: quando l’arbitro ritiene si stia perdendo tempo e fischia, parte un countdown di 5 secondi per battere, altrimenti la rimessa viene invertita o viene concesso un calcio d’angolo. Sono ottime novità”.
Nel corso del meeting, per fare riferimento alle nuove regole sul possibile intervento del secondo giallo chiaramente errato, Rosetti ha trasmesso, tra i vari filmati, quello dell’espulsione per doppia ammonizione di Pierre Kalulu a seguito della simulazione di Alessandro Bastoni: “In un caso del genere, il VAR potrà intervenire e chiedere all’arbitro di rivedere l’azione. A quel punto, il direttore di gara rivedrà l’azione e prenderà la decisione giusta. Non entro nel merito di quale fosse, dico che in un caso del genere, da questa stagione, l’arbitro potrà rivedere l’azione: quando è davanti al monitor, è lui che deve prendere la decisione”. Chiusa questa parentesi, Rosetti ha parlato della correzione VAR in caso di scambio di identità: “Riguarda il giocatore sbagliato, non la correttezza della decisione di per sé”. Spazio poi alla regola sul possibile intervento del VAR per revocare un calcio d’angolo concesso erroneamente: “Solo per il controllo sull’ultimo tocco, non per dubbi su fuorigioco a inizio azione o altro. Inoltre, bisogna che ci sia zero ritardo nella ripresa del gioco”. Rosetti ha anche ribadito la sua idea sul VAR: “Vogliamo arbitri forti, con forte personalità, che prendono decisioni sul campo”.
Le domande dei giornalisti
L’indicazione di non aspettare sempre il VAR servirà a dare coraggio agli arbitri e agli assistenti? “Sì, è così. Odio le seconde occasioni: gli arbitri top prendono decisioni coraggiose, anche impopolari”. Cosa ne pensa della decisione su De Bruyne? “Non parlo di questioni legate ai campionati nazionali, che siano la Serie A o la Premier League”. Però, è la linea di uniformità che ha indicato? “Non parlo di situazioni specifiche. Posso dire che mi è piaciuto l’impatto di Daniele Orsato e di Domenico Messina, come stanno lavorando per mettere l’arbitro al centro del processo decisionale. Lo sforzo da fare è questo, poi ci saranno sempre situazioni di cui discutere. In generale, posso dire che vogliamo arbitri che decidano in campo. In generale, e nello specifico, vogliamo arbitri che decidano in campo”. Per il VAR dovrebbe sparire la revisione al rallentatore? “In alcune situazioni penso che sia utile diminuire la velocità del 50 o del 70% per capire la dinamica, il punto di contatto, il movimento. Quello che è importante è finire la review nel contesto del calcio, con l’idea del calcio, e quindi con la velocità normale. Sono decisive tante cose: quali camere uso, come fermo l’azione. Per questo il terzo e ultimo step di ogni revisione deve essere rivedere l’azione in un contesto calcistico normale”. Sembrano esserci grandi differenze sui falli di mano, specie tra Premier League e il resto d’Europa… “Posso dire che i club inglesi giocano le competizioni europee: ne abbiamo parlato a lungo e vogliamo trovare un punto di incontro, perché dobbiamo farlo. Le regole funzionano solo se sono applicate nello stesso modo in tutte le competizioni: ci stiamo lavorando. Poi posso aggiungere che stiamo parlando di un argomento molto delicato e difficile da interpretare: conta la conoscenza del calcio e la capacità di capirne le dinamiche. Dobbiamo capire i movimenti del giocatore”. C’è possibilità che il Football Video Support, presente in terza serie italiana e spagnola con la possibilità di challenge, salga di livello? “Per ora no. So che in Spagna sta funzionando bene, in Italia magari sono un po’ meno contenti perché gli allenatori stanno speculando. In UEFA preferiamo che gli arbitri arbitrino, gli allenatori allenino e i giocatori giochino”. Avete dato più linee guida su uno standard di revisione? “In generale, siamo contenti di come lavorano i nostri VAR. Dietro c’è tanto: abbiamo incontri prima di ogni matchday, per noi è importante avere un’applicazione coerente. Avremo tanti incontri anche nelle prossime settimane: vogliamo zero errori nell’intervento del VAR. Non vogliamo interventi errati. Il VAR serve su errori chiari. È ovvio che poi qualche errore ci sarà, ma dobbiamo forzare il VAR a intervenire solo in casi chiari, così come forzare gli arbitri a prendere decisioni. Non vogliamo arbitri che vedono un fallo e non lo fischiano perché aspettano il VAR: è contro l’idea di arbitraggio. Io, quando ero in campo, pensavo solo al fatto di dover seguire l’azione, e che qualsiasi cosa accadesse fosse mia competenza. Morivo per prendere la decisione giusta”. Cosa cambia con il fuorigioco automatico? “Siete tutti abituati al fuorigioco semiautomatico, ma stiamo parlando di altro. Con il fuorigioco automatico, è diverso: l’arbitro e gli assistenti possono ricevere due tipi di comunicazione. Una è ‘fuorigioco’: vuol dire che è fuorigioco di almeno 30 centimetri. L’altra è ‘aspetta aspetta’ e vuol dire che c’è un possibile fuorigioco di meno di 30 centimetri, per cui è opportuno aspettare. Se non ci sono comunicazioni, è in gioco. In Italia si sta già usando questa tecnologia”. Perché il VAR sui calci di angolo solo se è assegnato in modo errato e non se non viene assegnato in modo errato? “La logica è che un calcio d’angolo non dato, anche se c’era, non cambia la partita. Un calcio d’angolo assegnato erroneamente, se non c’era, può cambiare la partita. La mia mentalità è: nel dubbio, priorità alla difesa”.Altre notizie
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