Juventus, Carnevali: "Mai pensato a Conte. Alajbegovic? Poteva finire come Inter-Palestra"
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Daniele Najjar
Daniele Najjar
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento
Oggi alle 18:11Serie A
autore Daniele Najjar
01.10.2026 18:11Serie A
A Trento è iniziato il Festival dello Sport. Nel corso del panel "La Juventus nel destino" - tenutosi al teatro Filarmonica - ha parlato l'amministratore delegato della Juventus, Giovanni Carnevali. Di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Ci parla del suo arrivo alla Juve?
“Ero concentrato sul Sassuolo, dovevamo ripartire. Avevamo appena deciso di iniziare con Aquilani, avevo chiuso l’accordo. Tant’è che il mister il giorno dopo essere andato alla Juve mi ha detto: ‘Non potevi dirmelo?’. E gli dico: “Non lo sapevo neanche io!’. Il primo pensiero? Gioia ed emozione. Ma il primissimo è andato Sassuolo. Ho lavorato 13 anni lì, abbiamo costruito qualcosa di straordinario. In quel momento ho pianto, lasciavo una famiglia, creata da Squinzi. È grazie a loro se ora sono alla Juventus”.
Sui problemi alla Juve in questi anni?
“Sono arrivato da poco… Sono abituato a guardare presente e futuro. Ci sta fare degli errori, parto da quello che c’è. Nel limite del possibile, volevamo cambiare più giocatori possibili. Avremmo potuto farne di più? Forse. Man mano sto capendo quali sono le aree dove si può migliorare. L’esperienza mi aiuta ad accelerare i tempi”.
Il suo rapporto con Elkann?
“L’ho sentito poco fa. Ho avuto la fortuna di lavorare con presidenti importanti, lui è un uomo straordinario. Non lo conoscevo prima. In questi giorni lo sto sentendo spesso, capisci la grande forza della persona. Basta vedere quanto è successo ieri, l’investimento ulteriore che è andato a fare: credere nella società, credere nella Juventus. Tutti dobbiamo fare qualcosa in più per essere riconoscenti verso di lui”. L’obiettivo: in una parola, “vincere””.
Esiste un metodo Carnevali nella scelta dei giocatori o nella gestione della società?
"Più che nella scelta, nella gestione. Noi abbiamo un'area sportiva con Massara, Ottolini e me. Ora andremo a modificare anche la struttura dello scouting, ma innanzitutto i giocatori vanno visti dal vivo, anche più volte. Se c'è la possibilità va conosciuto il giocatore, bisogna andare a pranzo con lui per conoscerlo anche meglio. Sono quelle cose che poi possono fare la differenza nello spogliatoio. Poi c'è il confronto con il mister, nel mio caso con Spalletti. Non mi è mai piaciuto che uno scelga un giocatore e uno l'altro, va presa insieme".
L'obiettivo costante del quarto posto non fa rischiare di abbassare l'asticella? È davvero una tappa di passaggio per quello che è il dna bianconero?
"Quando vedi dei grandi come il dott. Boniperti vene da alzarsi in piedi e dire 'Grazie per quello che è riuscito a fare'. Alla Juve devi vincere, sì, poi devi capire in che modo puoi riuscirci. Con il lavoro, cercando di non fare cambiamenti ogni anno che non fanno bene, c'è un percorso. Oggi si bada spesso ad arrivare al quarto posto, al terzo, perché il calcio oggi è visto più come un business, se arrivi in Champions League puoi programmare un certo tipo di discorso. Ma in un grande club tu devi vincere. Entrare in Champions non è semplice perché anche una squadra come il Como oggi può pensare di vincere il campionato italiano, ci sono l'Inter, la Roma, il Milan, il Napoli, la Lazio, l'Atalanta. Torno a quello che ha detto Boniperti: 'Quello che conta è vincere'".
Servono più italiani?
“Sappiamo bene che il mercato internazionale è un mercato ampio. Ci sono anche delle normative, a volte, che ti aiutano di più. Io penso che oggi avere dei giocatori italiani forti, perché siamo la Juve, perché la Juve ha bisogno di giocatori forti, non è così semplice, ma la voglia è quella di inserirli. Mi piacerebbe anche prendere ragazzi giovani, per cui la volontà è quella di inserire ragazzi che hanno delle prospettive“.
Cosa hai visto in Alajbegovic per investire così tanto? È vero che il Chelsea poteva soffiarlo alla Juve?
"Non è stato un mercato facile, è stato complicato. Non per mancanza di denaro, basta vedere quanto fatto ieri dalla proprietà. Il problema nostro è per il settlement agreement, dobbiamo stare dentro certi parametri con l'Uefa. Se vai alla Juve pensi: prendo i 3-4 migliori giocatori, non serve neanche Carnevali. Ma questo non è possibile, allora devi ingegnarti. Un mercato molto creativo, bello ed entusiasmante anche se faticoso. Per ottenere qualcosa ci si deve inventare qualcosa, penso che abbiamo anche ottenuto anche qualcosa che volevamo, tra cui questo ragazzo di 19 anni. Il mercato in generale è super gonfiato, tutte le cifre sono importanti, sarebbe anche il caso di fare un passo indietro, stiamo esagerando in tutto: si parla sempre di 60-70-80 milioni. Alajbegovic è giovane, pagato il giusto? Io penso di sì, un ragazzo di prospettiva. Questo è il tipo di giocatore sul quale possiamo puntare oggi, difficile oggi puntare un top. Dobbiamo anche essere concreti e abbiamo bisogno di giocatori che domani possono essere anche rivenduti a 60-70-80 milioni. Lui ha doti sotto tanti aspetti, lo abbiamo seguio molto. Questi giocatori non riesci più ad acquistarli: non solo la Juve, ma tutta l'Italia. Abbiamo rischiato di perderlo. Se non ci fossimo inventati qualcosa alla fine lo avremmo perso perché è arrivato il Chelsea con un'offerta decisamente superiore. Avremmo fatto la stessa fine che ha fatto l'Inter con Palestra, ci sta: non siamo competiivi con il mercato della Champions. Dobbiamo pensare anche che abbiamo giocatori che non hanno fatto bene gli anni passati, per far entrare giocatori avevamo necessità di far uscire giocatori, operazioni non facili. Fatte sperando che questi ragazzi altrove possano far vedere altrove il loro valore pensando poi che possano essere rivendibili un domani".
Possibile una cessione illustre a luglio?
“Vogliamo una squadra competitiva, sappiamo che abbiamo limiti che dobbiamo rispettare. Vediamo come si evolverà il mercato. Abbiamo ragazzi dati in prestito con possibilità di riscatto da parte dei club. Magari può bastare quello. Per adesso siamo concentrati a fare risultati”.
Hai difeso Spalletti dopo la sconfitta con il Sassuolo. Già il fatto che ti sia stato chiesto di difenderlo non è un bellissimo segnale. Da fuori sembra che non sia convintissimo lui a tirare fuori il massimo da questa squadra.
"Non l'ho difeso, ho detto il mio pensiero, lui non ha bisogno di essere difeso da me. C'era una intervista su Radio Rai già programmata, abbiamo perso con il Sassuolo, cui vanno fatti i complimenti anche se è stata una sconfitta assurda. Si è scatenato tutto quello che di negativo ci poteva essere anche nei confronti di Spalletti. Ma io so che allenatore e uomo è, è un allenatore straordinario, capace, un allenatore che insegna, di allenatori come lui ne abbiamo bisogno".
Conte può essere un fantasma pericoloso per Spalletti?
"Antonio è un amico, un allenatore top, di grandissimo livello, ma non è un nostro pensiero e non lo è mai stato. Non è che perdi una partita o ne perdi altre. Oggi abbiamo bisogno di continuità. Nella Juve ci sono stati troppi cambiamenti. Possiamo sbagliare, ma dobbiamo costruire. Spalletti ha anche uno staff molto preparato. C'è anche unione, essere vicini serve soprattutto quando le cose vanno male. Poi conta il campo: le parole non contano un tubo".
Si parla del nuovo presidente, qualcuno fa il nome di Del Piero e non solo. Cosa ci può dire?
"In questi momenti capisco cosa significhi essere alla Juventus. Esce un nome da uno qualsiasi che non è un giornalista magari e tutti ne parlano, poi domani ne trovo un altro. Io non ho i social, non mi interessano, so quello che devo fare, per me non esiste nulla, non c'è niente di vero".
Il suo rapporto con Marotta?
"Con Marotta c'è un rapporto di amicizia che non si cancella. Lui oggi rappresenta un club che oggi è campione d'Italia, l'Inter, ma io sono alla Juve è c'è grande antagonismo. Le trattative con lui sono state sempre massacranti. Ognuno lavora per sé, io voglio che la Juve vinca e lui che vinca l'Inter".
Fra 5 anni chi avrà vinto di più fra lei e Marotta?
"Lui è uno dei più grandi dirigenti. Fra 5 anni? Lui parte avvantaggiato perché ha una squadra che ha già vinto da anni. Ma se fosse una corsa dei 100 metri dico: i 100 metri sono lì in fondo, lavoriamo e poi ci vediamo lì in fondo".
Quanto vi hanno condizionato gli infortuni?
"Gli infortuni non devono essere un alibi, la rosa è ampia. Ma ti dico: siamo stati sfigati, porca miseria! Non ho mai visto così tanti infortunati e per così tanto tempo! Yildiz 4 mesi, Thuram 4 mesi, Locatelli 6 mesi, questi sono giocatori importanti, titolari e che fanno la differenza. Non deve essere però un alibi, abbiamo altri ragazzi e inseriamo anche qualche giovane, abbiamo ragazzi della Next Gen che ormai sono a tempo pieno con noi. Poi ora c'è la sosta, ma tanti vanno in nazionale, per cui ora rientrano e ripartiremo a mille".
Cosa hai detto a Nico Gonzalez?
"Bisogna far capire ai giocatori che c'è un progetto, mandare uno in prestito, poi rientrare non va bene, Spalletti lo sta aiutando e lui come altri ci sta dando risultati. Nico è un giocatore forte".
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento


