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Inter, Chivu: "La Champions è un'incognita. Martinez? Si prende le sue responsabilità"

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Ivan Cardia
Oggi alle 00:02Serie A
autore Ivan Cardia
08.10.2026 00:02Serie A
www.imagephotoagency.it
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“Preparo al meglio il domani, ma non mi sono dato 5, 10 o 20 anni: prima o poi ci si casca in quella fase in cui la maschera la devi mettere. Cercherò di non farlo”. Cristian Chivu, allenatore dell’Inter, ha rilasciato una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio, di cui riportiamo alcuni estratti: “Se mi sento ancora un apprendista? Sì, è il mio modo di fare e di vedere le cose. Avere dei dubbi mi permette di essere curioso, di uscire dalla mia zona di comfort. Il giorno che non mi considererò più un apprendista sarà quello giusto per smettere. Per come sono fatto io, lo studio e le sfide tengono vive la passione e la voglia di andare avanti con entusiasmo. È cambiato poco da due anni fa: cito l'opportunità che mi hanno dato a Parma e poi quella all'Inter”. A che punto è la crescita di Pio Esposito? “Cresce, cresce bene. Cresce giocando, facendo la differenza, essendo decisivo con noi e in Nazionale. Ha un'autostima che gli permette di mantenere i piedi per terra, consapevole di avere margini di miglioramento. Non lo considero un giovane, ma fa la Serie A da un anno. Ha fatto vedere di essere rimasto sulla strada della crescita e che coi gol che ha fatto sa martellare da solo per la sua crescita individuale”. Josep Martinez ha bisogno di chilometri. “Tutti hanno bisogno di chilometri, specie i portieri. Il giudizio dopo un errore nel calcio è diverso rispetto a sport come il tennis: centinaia di persone giudicano un errore come fosse la fine del mondo. E non è giusto, il portiere è la persona più predisposta a essere giudicata per quello che fa in campo. Magari un attaccante, se sbaglia a tu per tu col portiere, non viene giudicato allo stesso modo, anche se ha sbagliato un gol che poteva decidere una partita. Invece un portiere viene giudicato in maniera drastica. Non è semplice per un portiere mantenere quell'autostima e quella forza mentale per reagire. Io guardo come si reagisce dopo un errore, i miei uomini hanno sempre reagito alla grande dopo un errore. E uno come lui, che si prende la responsabilità degli errori, mantiene un livello di professionalità importante e si mette a disposizione del gruppo, per me è più che pronto”. Cosa serve in Europa? “Dipende. Dipende dal momento della stagione, da quello che sei riuscito a costruire, dalla fiducia. L'Europa è un'incognita, specie più avanti, perché non sai come finiscono le partite. Avere il dominio della palla non ti porta a vincere, bisogna avere l'equilibrio giusto nel fare tutte e due le cose, specie in Champions, dove la qualità individuale è molto alta: trovi squadre preparatissime con giocatori che ti possono mettere in difficoltà per qualità e per quello che rappresentano. Bisogna trovare il giusto equilibrio senza perdere identità, piano di gioco e autostima”.

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