Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Mourinho: "L'UEFA mi ha ucciso a Budapest. La Roma mi ha esonerato quel giorno"

autore
Alessio Del Lungo
Oggi alle 16:19Serie A
autore Alessio Del Lungo
08.10.2026 16:19Serie A
Lo Special One si racconta a 360 gradi e parla anche dei nerazzurri: "L'Inter può vincere il Triplete, ma spero non lo faccia".
Federico Titone/BernabeuDigital.com
Federico Titone/BernabeuDigital.com
José Mourinho, allenatore del Real Madrid, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, iniziando a parlare di se stesso: "Ho ancora la stessa passione di quando ho iniziato, il DNA non cambia, ma può esistere un altro Mourinho dopo Mourinho. Finché sarò in salute allenerò, non dico fino a 80-90 anni, ma è così". Quando ha saputo che sarebbe venuto al Real Madrid? "Di solito prima c'è un contatto e poi c'è il rumore, qui invece è stato esattamente il contrario. Ero al Benfica felice, è un club speciale per me, ero a 10 minuti da casa, una cosa che non mi accadeva da 20 anni, ed ero in una società che aveva bisogno di un salto. Pensavo di rimanere lì 3 anni, iniziano le voci e io ero sorpreso, pensavo fossero soltanto chiacchiere. Il mio rapporto con i Blancos è sempre rimasto buono, c'era Ancelotti che è un amico ad allenare, poi ne hanno cambiati due e io ho pensato, ripeto, non fosse vero quello che circolava. Poi abbiamo giocato contro tre volte in 2 settimane, poi c'è stata la situazione di Vinicius e di Prestianni ed è stata dura". Era difficile prendere una posizione. "Era un tema scabroso, Prestianni è stato squalificato non per razzismo. Sono stato ucciso dall'opinione pubblica di opportunisti, ma era una situazione incontrollabile. Mi piace molto ribadire che entrambi sono ragazzi d'oro, è stata dura gestire questa cosa". Al Real Madrid è tornato a casa. "Ho un rapporto molto, molto speciale con quasi tutti i miei ex club. Al Tottenham c'è stato il Covid, zero connessione umana, stadio quasi sempre vuoto, senza interazione… Non ho quella connessione con gli Spurs. Al Fenerbahce sono rimasto 13-14 mesi e basta, hanno una cultura speciale, ma tutte le altre società le ho sentite sempre come casa mia. Sono uscito sempre bene, anche da esonerato. Sapete quanto mi ha fatto male al cuore l'addio alla Roma". Ci racconti. "Non esiste una parola mia contro la Roma o la proprietà, mi sono scusato con Tiago Pinto per i commenti negativo. Quando esco, lo faccio in modo pulito ed esco con il sentimento che sarà per sempre casa mia. Tornare al Real Madrid è come tornare a casa, 3 anni qua equivalgono a 30 anni". È difficile creare un legame come quello che ha creato lei con la Roma. "Loro con me sono stati speciali. Il giorno che sono arrivato e sono uscito c'erano 1.000 persone e io ho pensato: 'Non ho vinto niente, non lo merito'. Ma questa è Roma, lo capisci dopo. Hanno capito che non mi sono mai preoccupato di me stesso, dei miei rapporti con la proprietà, con la politica del calcio italiano… Per me esistevano solo la Roma e i romanisti, ho dato tutto, ho lottato per loro. Per chi vince tanto non avrebbe un significato così importante vincere la Conference, ma per una società che non vince molto ha un significato grande. Un procuratore mi ha mandato la foto della coppa, è ancora lì a Trigoria, è sempre lì, c'è solo quella. Il loro amore per il club ti tocca, poi ho fatto errori, ma sanno che ho lottato per loro. La finale di Budapest è il punto massimo di questa connessione, poi io sono tornato morto dopo le vacanze perché l'UEFA mi ha fatto pagare una cosa che non è mia responsabilità, ovvero ciò che è accaduto in aeroporto. La mia responsabilità sono gli insulti all'arbitro nel garage. Ho pagato per il rapporto con la proprietà, che aveva un profilo diverso dal mio, un approccio diverso dal mio per quello che era successo nella finale. Sono tornato già morto e così dopo qualche mese ero fuori". Lei è secondo come idolo, dopo Totti. "Francesco non si tocca, non mi sento vicino a lui o il secondo nel cuore della gente. La Roma ha una storia bellissima, con pochi momenti di gloria, ha giocatori storici, amo Bruno Conti… Sono stato solo uno che lì ha dato tutto. La finale di Europa League più di quella di Conference definisce il mio legame con i romanisti". Altrove le leggende restano sempre leggende. "Non è vero. Il Real Madrid si definisce anche per la sua classe. Quando guardi il presidente, l'amministratore, gli ambasciatori… Loro hanno il rispetto massimo per la gente che lo merita. Poi è chiaro che è impossibile aprire la porta a tutte le vecchie glorie, non è sempre una cosa che accade". Che accoglienza si aspetta all'Olimpico? Uno striscione? "Non mi aspetto niente, solo rispetto. Ancora non mi sono iniziato a preparare per quella partita, né dal punto di vista dell'allenatore, né dal punto di vista dell'ex. Mi devo difendere, prepararmi al meglio per fare il mio lavoro nel modo giusto. Devo concentrarmi e cercare di dimenticarmi dove sono, ho fatto questo quando sono tornato al Chelsea, contro l'Inter qualche anno fa, però Roma è diverso, sarà la prima volta che farò la strada che ci porta allo stadio senza una passione incredibile dei tifosi giallorossi. Devo preparare anche i miei giocatori, anche se sono di un livello altissimo, devo prepararli a una bellezza estrema". Quanto è cambiato il calcio? "Faccio fatica a parlare di questo, si è trasformato e noi allenatori siamo parte di essa. La carriera di tecnico oggi è più breve, arrivano prima e partono prima. Non c'è quel prototipo di allenatore di carriera, con esperienza, che respira calcio... Non esiste tanto. È facile arrivare, ma anche sparire. Io mi ricordo le prime volte che sono andato in riunione con la UEFA c'erano Ferguson, Capello, Trapattoni, Lippi, Wenger... Gente di peso. Oggi ci sono ragazzi che non sappiamo neanche chi sono. Non voglio dire che non sono bravi o non possono fare come noi, ma sono profili diversi. Noi ne facciamo parte per il bene e per il Milan. Io ho studiato il calcio italiano per capire la zona, oggi invece è uomo su uomo. Non è un'evoluzione, una trasformazione. Abbiamo mezzi a disposizione. Quando arrivo in hotel c'è una pagina per i giocatori e una per le camere dello staff". Che ne pensa di quello che sta succedendo al Manchester City? "Preferisco ridere un po'. Avremo un finale, ma io ho 60 anni, dovrò essere fortunato a esserci nel momento in cui verrà pubblicata la sentenza". Ha sempre amato gli arbitri. "Sì (ride, ndr). Io non penso che il problema sia io, ma il momento in cui arrivo in un determinato club, sono sfortunato. Ho vissuto al Real Madrid i tempi importanti di Negreira, nessuno lo sapeva, ma lo abbiamo subito. Adesso si sa… In Turchia il grande scandalo turco, dopo. Mi è successo spesso". Taylor dopo quanto successo con lei è andato a fare il capo designazioni in Turchia. "Oggi il capo degli arbitri lì è stato condannato ed è andato in galera. Esercito un'attrazione fatale per i problemi (sorride, ndr)". Nessuno analizza gli esoneri, come sono avvenuti. "Tutto ha una storia, ma a me non piace lavare i panni sporchi. Io sono stato esonerato il giorno della finale di Europa League a Budapest per me. Non ho mai parlato della situazione, se vedo i Friedkin li saluto, non ci sono problemi. La storia me la ricordo, ma non mi massacra". Si sente un po' simile a Brian Clough? "L'unica connessione che vedo con lui è che è l'altro, oltre a me, ad aver vinto la Champions con una piccola città". Non è pronto ancora per Roma quindi. "Mi devo preparare, Roma per me è Roma… Arrivare allo stadio, il tunnel dell'Olimpico, andare in panchina… Non posso fare il bugiardo e dire che è uguale ad andare in un altro stadio. Io devo pensare solo al Real Madrid quando andrò là però". I tifosi dell'Inter non saranno gelosi? Ha vinto il Triplete lì. "Sarà dura, ma possono rivincerlo in questa stagione. Sarà difficile per loro in campionato, anche in Coppa Italia può succedere qualcosa, non lo so. L'Inter però ha tanto per fare di più di quello che ha fatto negli ultimi anni, anche se spero di no". Ancelotti mi ha mandato un messaggio per incoraggiarla. "Dovevo parlare dei suoi brasiliani e mi ha chiesto permesso per venire qui al Real Madrid. Permesso? Ma lui è matto? Io gliel'ho detto, sono stanco di lui perché ci sono foto sue ovunque (ride, ndr)".

Altre notizie