Un’archiviazione che lascia perplessi ma…
La vicenda Arbitropoli per la giustizia ordinaria volge al termine. Con la firma del pm Ascione sulla richiesta di archiviazione, la palla passa al GIP che dovrà entro 20 giorni confermare o meno (di solito avviene). Nonostante le forti frizioni all’interno della Procura di Milano, dunque, alla fine ha prevalso la linea del Procuratore capo Marcello Viola, che le cronache sportive hanno più volte immortalato con vessilli nerazzurri o allo stadio a seguire la squadra dei suoi colori.
È chiaro che la professionalità di ciascuno di noi è poi altra cosa rispetto alla fede calcistica, perché comunque ogni essere umano ha le proprie simpatie, le proprie passioni e quelle non si possono negare a nessuno. Certo è che ci sono delle coincidenze curiose. Come il fatto, divenuto di dominio pubblico solo dopo la richiesta di archiviazione, che l’Inter fosse realmente indagata.
A differenza di quanto avvenuto con altre procure e altri casi, stavolta ci si è guardati bene dal creare il mostro da dare in pasto alle prime pagine. Che attenzione, è l’atteggiamento giusto, ma sarebbe opportuno avere una parità di trattamento. Un’altra cosa curiosa è che lo stesso procuratore Viola, nel comunicato ufficiale ammetta l’esistenza di singole interferenze, ma neghi la presenza di un sistema. Eppure, per altre vicende analoghe, ci è stato proprio detto che la somma di singoli tentativi vanno a creare proprio un sistema. E soprattutto che per la frode, non serve che ci siano riscontri effettivi, perché basta solo il tentativo per configurarla.
Ora la palla passa alla giustizia della FIGC e al Coni, anche se ad essere consegnati sono documenti di un’inchiesta che nasce monca, ovvero con un’archiviazione delle accuse. Difficile ipotizzare al momento cosa potrebbero fare Chiné e giudici sportivi, anche se ci sono stati casi in cui la mannaia è arrivata pesante anche senza riscontri nella giustizia ordinaria. Per di più e in maniera quasi clamorosa, l’atteso pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sui ricorsi di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene potrebbe giocare a favore dell’Inter, di Rocchi e gli altri soggetti presenti nelle carte di Milano.
Sì, perché se da un lato un pronunciamento contro la giustizia sportiva italiana potrebbe aprire le porte a richieste di risarcimenti milionari per gli ex dirigenti della Juventus, dall’altro lato potrebbe imporre ulteriore prudenza a Chiné e i suoi. Se sarà confermata l’anticipazione dell’avvocatura europea, ovvero che non si possono impedire i ricorsi alla giustizia ordinaria sulle sentenze sportive e che lo stesso ordinamento sportivo non può essere indipendente e superiore al diritto nazionale e comunitario, semplicemente d’ora in poi i processi sportivi saranno ancora più lenti e prudenti.
Insomma, quel che è stato fatto è fatto, ma da domani si dovrebbe cambiare. Chi ha pagato ingiustamente nel passato (vedasi il caso Calciopoli) dovrà rassegnarsi, ma magari chi compirà gli stessi atti in futuro avrà sicuramente maggiori tutele. Una svolta epocale, che ovviamente non può essere retroattiva e che ancora una volta genererà una disparità di sentenze tra fatti identici prima e dopo questo pronunciamento. È parte di questo giocattolo chiamato calcio e del quale molti tifosi della Juventus leggo in questi giorni si vogliano disfare. Non mi sento di farne loro una colpa, anzi, hanno motivi ben fondati per essere giunti a questa conclusione.
Al contempo so bene che l’amore prevale su tutto e alla fine, al momento dell’inizio delle ostilità, saranno per la maggior parte allo stadio o davanti alla TV a seguire e supportare i propri colori. Al cuore (bianconero) non si comanda (autocit.).


