Adzic al 94': Juve dal paradiso di un anno fa all'inferno di oggi
Nella cabala dei numeri, dei corsi e ricorsi storici, di un fine settimana che consegna duecento milioni a un fortunato vincitore del jackpot, gli dei del calcio decidono di piazzare un Sassuolo-Juventus che è anch'esso contenitore di tantissimi significati.
Primo tra tutti, per i nostalgici dei tempi in cui si vinceva, la partita contro i neroverdi rimanda a quel secondo anno allegriano, quello in cui si toccò il fondo in un inizio orribile dopo i quattro scudetti: allora c'erano giocatori che avevano vinto tanto, consapevoli della propria forza, che poi costruirono, dalla partita successiva, un filotto formidabile, fino a vincere ancora - e per tanto ancora -. Oggi, obiettivamente, no.
Secondo, e in questo non è necessario avere memoria di ferro, non è tanto l'avversario, quanto la data. Partendo dal fondo, proprio dall'ultimo minuto. Gol di Adzic al 94'. Un anno fa, esatto, lo stesso 13 settembre, era roba da godere in un finale folle contro l'Inter: anche allora la Juve ne aveva presi tre, ma poco importava, perché la rete del giovane centrocampista era la quarta bianconera, quella del sigillo. Oggi pure, ma Adzic, uno dei tanti epurati dalla campagna di pulizia estiva, gioca dall'altra parte.
Con una lista di infortunati da far lavorare anche di notte fisioterapisti e centri medici, la Juve che si presenta al Mapei è una mescolanza riarrangiata in salsa fortemente giuntoliana: baricentro è infatti la mediana inedita e pluripagata Douglas Luiz-Koopmeiners, due passati dall'essere predestinati del riscatto bianconero a diventare precestinati della delusione. La coppia non va: qualcosa meglio il brasiliano, ma non basta. E non va la Juve tutta: può starci che manchi organizzazione con tutte le assenze, meno che manchi la fame.
Il primo tempo certifica la solita ammonizione di Lucumi nella prima parte - il difensore verrà sostituito all'intervallo anche per questo probabilmente - e il solito legno, questa volta non di Conceicao ma di Nico.
La ripresa è un'altalena.
La Juve si squaglia e si ricompone, non c'è una regola, non c'è soluzione di continuità in nulla.
Dietro si balla e il gol di Esposito a metà tempo è una foto impietosa. Altrove Alajbegovic, un ragazzino, è tra i pochi a salvarsi. Dall'altra parte, Adzic entra e spreca un paio di ripartenze da matita rossissima: emozione da giovane ex.
Davanti Kolo Muani è saldo sul carro pur non combinando mai nulla di buono, gli altri intorno girano: spunta Zhegrova. Uno talmente tagliato fuori, da non giocare titolare neanche in giornate come queste, prima di una competizione europea nella quale è escluso a priori. Eppure proprio lui riporta in superficie la Juve. Pari. E la ripareggia di nuovo lui anche quando, ancora una volta, la Juve riesce andare sotto stando allegrissima sul gol di Bowie.
Siamo in recupero ed è tempo di speranze, di sogni, di miracoli. Di rimpalli e rimpianti.
La palla arriva ad Adzic. Di nuovo, come altre due volte in questa partita. Di nuovo, come un anno fa esatto, all'ultimo respiro.
Gol: 3-2. Fine. Fine della partita, degli alibi e delle parole.


