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Il cambiamento continuo non è servito, ci sono ferite più profonde

autore
Vincenzo Marangio
per Bianconeranews.it
Oggi alle 00:07Editoriale
autore Vincenzo Marangio
21.10.2026 00:07Editoriale

Prima Allegri, poi Motta, a seguire Tudor e ora si vuole la testa anche di Spalletti. A nessuno, a parte me, comincia a venire in mente che i ripetuti cambiamenti siano stati palliaivi utili solo a mascherare le reali problematiche? Quando ho sollevato questo questito in diretta o, meglio, quando ho detto e ripetuto più volte che non voglio arrendermi all'idea che Conte sia l'unica soluzione, mi sono sentito chiedere da molti, anche con toni accesi, "allora facci tu un nome, sentiamo!". Ecco, è proprio questo il problema. La soluzione all'italiana: cambiare l'allenatore per risolvere i problemi, pensando che la Juventus sia una squadra come le altre, con una storia come le altre. No, non è così. E fin quando non si inquadra il problema, e lo si risolve alla radice, allora continueremo a cambiare allenatori. Uno dietro l'altro. E dirigenti, uno dietro l'altro. E giocatori, sbagliandoli continuamente.

Sia chiaro, mi aspettavo infinitamente di più da Luciano Spalletti, e sono convinto che sia in un momento di grande confusione, ma è lui il primo vero stato di confusione? E se il caos sia a monte, per poi trasferirsi costantemente ai piani bassi? Dal fischio finale di Juventus-Lazio non riesco a fare altro che pormi domande. Com'è possibile che chiunque venga alla Juve, che sia dirigente, allenatore o giocatore perde qualcosa invece di portare ciò che ha in dote e che lo ha portato ad essere scelto? E se queste famose sabbie mobili di cui parla Spalletti fossero all'interno e non all'esterno? Se si fosse definitivamente smarrita l'identità juventina al punto da non riuscire a farla più riemergere? Come la tiri fuori? E qui arriva la risposta più semplice che farebbe l'80% delle persone: ci vuole Antonio Conte, lui ci porterebbe subito alla vittoria, lui ricostruirebbe il dna in un secondo. 

Ma ne siete davvero sicuri? E non venite a dirmi che la prima Juve di Conte era scarsa, perché altrimenti mi basta limitarmi a fare i nomi di Buffon, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio e Del Piero per smentirvi. Si, il resto della rosa non era di primissimo livello e certamente non era all'altezza del Milan di Allegri a cui venne strappato lo scudetto, ma avete c'era la pura essenza di juventinità in quella squadra, c'erano Buffon, Del Piero e Pirlo (tanto per sceglerne qualcuno) campioni del mondo. C'erano giocatori scesi nell'inferno della Serie B per amore della Juventus. C'erano campioni che amavano la Juventus. Lì Conte è stato devastante, perché aveva terreno fertile. Ora su quale terreno metterebbe mani? 

Chi, in questa rosa ama la Juventus, la difenderebbe con talento e sentimento? Ve lo dico io: nessuno. Sono tutti pseudo campioni di passaggio, qualcuno si sente anche più forte di questa squadra. La dileggiano da anni, sotto i nostri occhi. E per dieci giocatori mandati via ne sono stati scelti dieci costosi che non avevano un centesimo di juventinità nelle vene. Di quella leadership che pretende la storia della Juventus. Non ho nulla contro Locatelli ma può essere lui il capitano della Juventus? Può esserlo Bremer? O Gatti? Direi proprio di no. 

Unico problema la rosa e i giocatori scelti? No. Un altro grande problema è l'unità di intenti che manca del tutto. Dalla caduta del CdA guidato da Andrea Agnelli è subentrato prima un governo tecnico, che di calcio conosceva nulla. Poi Giuntoli, schiacciato dalla storia che ha cercato di smantellare da subito mandando via Allegri, Szczęsny, Bonucci e Danilo. In seguito da Comolli, che ha provato a ricreare "al computer" un qualcosa che è difficile anche da spiegare e che viene continuamente mortificato. E infine Carnevali e Massara. Quanto ci vorrà prima che anche due dirigenti navigati del loro calibro vengano risucchiati da questo inquitatante buco nero? Poco, se si continua così e se si gira attorno al problema: non c'è unità di intenti. La proprietà parla una lingua, i dirigenti ne parlano un'altra e a scendere ognuno ragiona e pensa diversamente. Non si va nella stessa direzione, ognuno ha scelto la sua e ha provato a proteggerla. Come Giuntoli che difendeva la scelta Motta, Spalletti che scaricava Comolli ed Elkann che ora protegge la scelta Spalletti. In mezzo, altri pensieri, tutti diversi. Come in uno spogliatoio figlio di chi lo ha creato negli anni e distrutto in quell'identità che non c'è più. 

Allora qual è la soluzione? Trovare una via comune e unità di intenti con chi, intanto, c'è. Mettere ancora una volta mano alla rosa costruendola con intelligenza e con coerenza. Affidarsi ai famosi uomini dietro il campione, posto che qualche campione vero sia arrivato. Lavorare dall'interno piuttosto che cambiare illudendosi di aver risolto problemi mai neanche capiti o inquadrati. 

per Bianconeranews.it

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