Accontentare Spalletti unica via d'uscita dal tunnel
Sembra passata un'eternità dall'ultimo trofeo alzato al cielo dalla Juventus, eppure parliamo di tre anni fa grazie alla Coppa Italia, regalo d'addio di Massimiliano Allegri ai tifosi bianconeri. Da quel momento, ogni anno è stato scandito da una continua altalena tra speranze e disillusioni, tra finte luci e obre preoccupanti. Insomma da un enorme vorrei ma non posso. Eppure non sono mancati gli investimenti, non sono mancati i rifinanziamenti da parte di Elkann che, però, è venuto costantemente meno nella scelta del management a cui affidare i suoi soldi. In sostanza, è chiaro a tutti che il problema della Juventus di questi anni di magra non è stato spendere soldi, ma come sono stati spesi. A tutto questo si somma la misteriosa involuzione di giocatori che sono passati da rese massime in altri club e rendimenti scadenti in bianconero. Un grottesco trend che non può essere frutto soltanto della casualità.
Si, può accadere che qualche giocatore di talento non riesca a rendere alla Juventus quanto nel club da dove proviene, ma non è possibile che tutto ciò si ripeta con una costanza imbarazzante senza porsi la più semplice delle domande: perchè? Sicuramente nell'era Giuntoli, un problemaè stato costituito dalla scelta dell'allenatore, quel Thiago Motta che ha perso il ballottaggio persino con il figlio di Ancelotti per la panchina del Lille, un allenatore che incise più nel distruggere che non nel ricostruire. In un anno in cui, peraltro, sarebbe stato opportuno toccare poco ripartendo dalla vittoria della Coppa Italia e aggiungendo 2-3 cavalli di razza. Gli acquisti, per carità, vennero anche fatti ma qui è entrata in gioco la difficoltà più inquietante e recente della storia bianconera: tutti sembravano essere inghiottiti in un buco nero. Complice l'allontanamento dallo spogliatoio dei vari Szczęsny, Bonucci e Danilo a causa del maldestro tentativo di Giuntoli di voler creare una rottura col passato con la convinzione che questo servisse per instaurare un qualcosa di nuovo, fresco e al tempo stesso vincente. Nulla di più sbagliato.
La Juventus si stava allontanando dagli aspetti ora smarriti e che Spalletti vuole ripristinare: conoscenza dell'ambiente Juve, carattere (personalità) ed esperienza. Il tutto a vantaggio di un rinnovamento, di fatto, a luci spente. Come se la Juve fosse una squadra qualsiasi e non un'identità da tramandare come il passaggio del testimone durante una staffetta. Errore madornale che si è poi incancrenito nel tempo anche con Tudor, mai accontentato sul mercato dal subentrato Comolli, altro dirigente troppo preso dalle sue idee per studiare, decodificare e tramandare i valori che bisogna respirare alla Juventus. Tudor, poi, ci ha messo anche del suo, trasformando la Juve in una squadra assuefatta alla mediocrità, in cui vincere non era più l'unica cosa che conta ma una possibilità da raggiungere salvo poi potersi acconentare anche della prestazione. Juve sempre più lontana da se stessa.
L'arrivo di Luciano Spalletti, oggettivamente, non ha restituito i risultati alla Juventus, anzi, la squadra ha fatto addirittura un passo indietro retrocedendo in Europa League ma sarebbe molto sbagliato credere che sia per colpa dell'allenatore. Il tecnico di Certaldo, anche se per un breve periodo, ha restituito alla squadra ambizione, aggressività, fame e un pizzico persino di bellezza. Salvo poi naufragare nelle proprie insicurezze figlie di un periodo talmente difficile da non poter essere superato in pochi mesi e, soprattutto, con gli stessi uomini assuefatti al minimo sindacale. Ecco perché l'unica strada che intravedo verso la luce è quella di assecondare le richieste sul mercato di Spalletti, alla ricerca di quei valori tecnici ma soprattutto di personalità da cui ci si era illogicamente "privati" nella gestione Giuntoli. Date a Luciano ciò che chiede e con un lungo e articolato lavoro estivo con gli uomini giusti la Juventus tornerà ad assomigliare, almeno, a ciò che era.






