Juventus ostaggio dello spogliatoio e del contratto di Allegri: ad Agnelli la prossima mossa
La Juventus sta vivendo una delle stagioni più disastrose della sua intera storia, e siamo appena ad ottobre. Ogni volta che pensi la squadra abbia toccato il fondo, la vedi scivolare verso un nuovo burrone sempre più profondo. La squadra non c'è, l'allenatore non ha la minima idea di come allenarla, schierarla e rianimarla e la società, fino a questa sera, si trovava in un drammatico silenzio accondiscendente. Ma dopo la clamorosa sconfitta contro il Maccabi, che apre scenari ancora più tetri, qualcosa è successo.
Non è semplice rintracciare la genesi di questo disastro, ma è evidente che i 9 scudetti di fila e i 10 anni di successi senza freni hanno portato il presidentre Agnelli a perdere contatto con la realtà, mettendolo nelle condizioni di sentirsi infallibile, come quando scelse di lasciar partire Marotta, sostituendolo con Paratici in un doppio ruolo, o come quando pensò che acquistare uno dei giocatori più forti e costosi al mondo avrebbe portato la Champions, e di poter trasformare il modus giochandi della Juventus con Sarri, senza rendersi conto che, un pezzetto per volta, invece, stava distruggendo un Impero diventato quasi invincibile. Di qui una serie infinita di decisioni sbagliate, da Pirlo al ritorno di Allegri; dall'addio a Paratici rimpiazzato soltanto con Cherubini anche lui nel doppio ruolo, alla trasformazione dello stadio da casa a centro commerciale per clienti facoltosi. Tutto sbagliato. E ora il tempo ha presentato il conto.
Quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti tranne, pare, che di quelli degli interessati: una Juventus senza identità, forze, personalità e senza senso, si trova ad ottobre già fuori dai giochi scudetto (con la vetta a -10), e lontano dal superamento del girone Champions con la partecipazione stessa all'Europa League a forte rischio. Ma, almeno fino a questa sera, per Allegri la Juventus è su un'altalena e bisogna avere pazienza, ai dirigenti sembra tutto normale con relativa fiducia nell'allenatore e i giocatori possono scegliere liberamente le loro terapie in caso di infortunio in modo da tener conto del Mondiale e, soltanto dopo, casomai anche della Juventus. Il tutto in uno stadio svuotato di ogni senso di appartenenza tra divieti assurdi e costi di abbonamento fuori mercato. Ma i nodi, prima o poi, vengono al pettine....
Contro il Maccabi c'era soltanto un risultato: la vittoria. Eppure Allegri schiera una squadra con un solo attaccante di ruolo, rispolverando per la difesa un Rugani messo in naftalina da agosto; in campo i giocatori passeggiano facendosi schiacciare da una squadra che in Serie A lotterebbe per non retrocedere. E non sia mai che venga fuori una reazione, anzi, alla fine i tiri in porta saranno 5. Cuadrado viene buttato giù in piena area di rigore senza che il capitano o un singolo giocatore vadano a chiedere spiegazioni all'arbitro. Il tutto davanti all'incapacità di lettura di un allenatore che, ancora una volta, aveva sbagliato preparazione della gara e formazione. In questo scenario ti aspetti provvedimento forte di presidente nei confronti di squadra e allenatore o, al limite, di dimissioni da parte dello stesso Allegri. E invece...
E invece Andrea Agnelli decide (in questo caso giustamente) di non colpevolizzare soltanto l'allenatore, ritenendo responsabili anche i giocatori rei di non riuscire neanche in un tackle e di considereare inusuale e da non prendere in considerazione l'ipotesi di esonero di un unico capro espiatorio. Decisione sacrosanta che toglie potere ad uno spogliatoio che negli ultimi tre anni aveva determinato, in maniera indiretta ma forte, l'esonero del primo Allegri, di Sarri e dello stesso Pirlo. Un potere che Agnelli ha voluto togliere allo spogliatoio, guidato da senatori che (leggasi le parole di Cuadrado) continuava a parlare di gruppo unito con l'allenatore. Falsità palese. Un piano giusto, quello del presidente Agnelli, a patto che alle sue parole facessero seguito le dimissioni di Allegri che, invece, a sorpresa dice di non pensare a questa eventualità. Perché "le sfide più sono difficili e più sono belle". Si, ma sulla pelle dei tifosi.
La verità è che il presidente vuole cambiare sensa dover pagare un doppio allenatore, e vuole togliere potere dalle mani dello spogliatoio.
L'allenatore vuole tenersi stretto lo stipendio e, quindi, piuttosto si farà esonerare senza fare passi indietro. Per orgoglio e convenienza.
E la squadra ora sa di dover prendere una decisione, e quella di giocare contro l'allenatore non le darà più il potere di prima.
Morale? Tutti in ritiro ma non cambia e non cambierà nulla fino a quando Agnelli, spalle al muro, non sarà costretto all'esonero anche perché il rifinanziamento della Exor poggia su basi già parzialmente fallite: raggiungimento Ottavi e piazzamento per giocare anche la prossima Champions. Missioni già quasi impossibili, e siamo ad ottobre. E tra un paio di settimane ci sarà l'Assemblea degli Azionisti.
La caduta libera non si è ancora arrestata...


