Voglio una Juve spericolata come le finaliste del mondiale
Riavvolgo il nastro di un mese e ripenso ai pronostici pre-mondiale. Ricordo, nel buio di un'edizione senza Azzurri, di aver fatto diversi ragionamenti e quasi tutti, salvo quelli suggestivi, indicavano come probabile vincente una squadra sudamericana al pari, eventualmente, della Francia. La sorpresa avrebbe potuto essere un'africana, ma poi razionalmente l'ipotesi veniva cancellata dal sogghigno degli amici/colleghi. Il mondiale lo ha vinto chi ha rischiato di perderlo subito - l'Argentina - e riacciuffato senza brillare, ma con una forte e crescente convinzione di poter arrivare in fondo. La Francia ha sprecato più della metà del tempo prima di ricordarsi che le partite, soprattutto le finali, non si vincono solo per la maglia che si indossa. Ed è stato proprio in quel momento, dalla rimonta fino al 3-3 dei tempi supplementari, che ho sbarrato gli occhi apprezzando ogni situazione di gioco, di gioia, di paura e di agonismo che fa del calcio uno sport unico, ucciso spesso e volentieri, dal troppo tatticismo tipicamente nostrano. Sul tetto del mondo ci è finito l'Argentina con il ricamo pregiato del suo fuoriclasse e il contributo degli altri operai al suo servizio. La Francia ha consacrato l'altra metà di panorama con le trame dello stellare Mpabbè a cui neppure la tripletta è bastata per replicare la vittoria di quattro anni prima. E poi la solita roulette dei rigori. Ma questa è un'altra storia e non solo per noi italiani.
Juve – Il mondiale chiude così l'esperimento di una stagione calcistica spezzata a metà anche per gente iper tradizionalista come noi e sempre scettica verso i cambiamenti radicali. Intanto chissà quali saranno le incognite del campionato che riprenderà a gennaio. Per la Juventus, la salita è rappresentata dalla pendenza lasciata dopo le iniziali incertezze a cui si è aggiunta la preoccupazione per le note, e ancora indecifrabili, vicende societarie. Ecco perché sarebbe intrigante aspettarsi una squadra imprevedibile sotto ogni aspetto. Trionfare non sarà facile, ma con una buona dose d'orgoglio anche di giocatori come Di Maria, Paredes e Rabiot, nessun traguardo (rimasto) potrebbe risultare impossibile, così come anche rimanere a mani vuote. Per ricostruire un ciclo bisogna saper riconoscere da dove parti e in quali condizioni. Allegri, più che mai, andrà sostenuto. Per non lasciarlo ancora più solo e concedergli l'alibi accomodante. Sottotraccia e in silenzio, ci penserà poi il nuovo corso societario a indicare la strada da intraprendere. E con chi e chi no. Si riparta dai giovani, senza osannarli, e dai tifosi a cui dedicare tutti i sacrifici dei prossimi 5 mesi. E se qualcuno, alla ripresa, tornerà in letargo, meglio tirarci subito sopra una riga. Rossa.


