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La sconfitta di Roma e l'esigenza di una società piu' vicina alla squadraTUTTOmercatoWEB
martedì 7 marzo 2023, 16:37Editoriale
di Alessandro Santarelli
per Bianconeranews.it

La sconfitta di Roma e l'esigenza di una società piu' vicina alla squadra

Non tutte le sconfitte sono uguali, ma tutte fanno male alla stessa maniera. Quella di Roma rientra nella categoria delle “ immeritate” e strane da spiegare. Specchio forse di una stagione che sotto certi punti di vista non vediamo l’ora che finisca. Eppure di acqua sotto i ponti ne dovrà passare ancora tanta, sia in campo che fuori. Non per ritornare sulle solite “ storie” ma già preparare una partita come quella di Roma, con due ipotesi di classifica non è esattamente semplice. Certo, si potrà dire, il compito della Juventus è quello di vincerle tutte, o quantomeno provarci ma un  conto è farlo da seconda in classifica con un vantaggio di sei lunghezze sulla stessa Roma, esattamente il contrario di quanto accade nella realtà virtuale di questo campionato che vede la Juve al settimo posto penalizzata da qualcosa che non esiste. Nessun alibi sia chiaro, a Roma si doveva e si poteva fare meglio, serviva più coraggio e voglia di azzannare un avversario che pensava solo a non prenderle. Sarebbe stato importante vincere, e non ci appelliamo alla sfortuna e al destino cinico e baro. Vero, tre pali, una palla gol clamorosa non sfruttata da Danilo al tramonto della partita, ma nel mezzo non c’è stato quello che sarebbe servito per portare a casa una partita che soltanto la Juventus di questa stagione poteva perdere.

Poi ci sono state le parole di Allegri, che in questa circostanza  vanno lette oltre il risultato. Per la prima volta il tecnico ha portato alla luce i tormenti e l’aria pesante che si vive dentro lo spogliatoio. Non sappiamo se davvero qualcuno si sia messo a piangere dopo la sconfitta, ma in ogni caso il senso di frustrazione e di ingiustizia subito dal gruppo, comincia ad emergere in tutta la sua gravità. Finchè ci sono i risultati, il pensiero può finire alla spalle, ma di fronte ad una sconfitta, magari immeritata, i nervi possono crollare. Ecco perché servirebbe oggi più che mai  la presenza forte della società anche in campo. Allegri da solo non può bastare, per quanto il tecnico ricopra di fatto più ruoli. Lo si può criticare su scelte tecniche, lo si può criticare sul tipo di gioco ma certamente gli va riconosciuta la capacità di tenere in piedi un gruppo molto fragile. E il pericolo che ravvisiamo è proprio quello, non saper reagire alle cadute, grandi o piccole che si possono ancora verificare. Diventa oggettivamente  difficile, soprattutto in campionato, vivere ogni giornata con la spada di Damocle sopra la testa, non sapere quanti punti reali si hanno, con il collegio di garanzia del Coni che sembra voler dilatare i tempi della risposta al ricorso in modo da prolungare l’agonia il più a lungo possibile.

Alla Juve è stato fatto un qualcosa che non ha precedenti, togliere 15 punti nel bel mezzo di un campionato, immaginare che questa situazione non si sarebbe portata  dietro strascichi era davvero impossibile. Ci piacerebbe però vedere in ogni singola partita rabbia, grinta e cattiveria positiva, perché alla fine l’unico modo per reagire alle ingiustizie subite è proprio quella di reagire in campo. La medicina migliore? Giocare, vero che questa squadra avrebbe bisogno di allenarsi ma le tossine oggi si buttano via gara dopo gara, in attesa di qualche segnale positivo extra campo. Chiudo parlando di Dybala. Si è acceso un dibattito fin troppo accentuato, rispetto ad un giocatore che fa parte del passato. Vuole esultare? Faccia pure, non ci sarebbe stato bisogno neppure delle spiegazioni che poi ha voluto dare. Paulo è stato Juve per tanti anni, ma sinceramente dedicarli tutto questo tempo mi è parso persino eccessivo. Buona vita eterna promessa

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