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Cosa ci aspettiamo in questa nuova mezza stagione dalla Juventus “riquadrata”?TUTTOmercatoWEB
© foto di Imago/Image Sport
domenica 6 febbraio 2022, 00:01Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

Cosa ci aspettiamo in questa nuova mezza stagione dalla Juventus “riquadrata”?

La Juventus aveva bisogno del soffio di un vento nuovo, pieno di aromi e spezie profumate, che portassero nuova linfa, in campo e nella mente di ciascuno di loro.

Leonardo da Vinci, genio universale del Rinascimento, nel giorno 30 novembre dell’anno 1504 scrive sul suo quaderno: «La notte di santo Andre’ trovai il fine della quadratura del cerchio, e in fine del lume e della notte e della carta dove scrivevo fu concluso, al fine dell’ora». Purtroppo Leonardo non scrive, insieme alla nota di cronaca, quale sia questa soluzione della quadratura. Risolse, si fa per dire, il problema nel 1882 von Lindemann, scienziato e professore dell’Università di Königsberg, dimostrando che la quadratura del cerchio era impossibile.

Nel calcio, che si avvicina molto più alla poesia che alla matematica, rendere qualcosa di apparentemente impossibile in possibile, si può, soprattutto dopo i “caldissimi” ultimi giorni della merla, che hanno ridato luce, forza e speranza concreta ad una strana e transitoria prima mezza stagione bianconera. Tutte le squadre che vogliono dominare e vincere un torneo hanno bisogno di una spina dorsale d’acciaio, che invece fino a qualche giorno fa, quella della Vecchia Signora appariva terribilmente un po’ scoliotica.

Ora, la colonna vertebrale, curata dal Dott. Mercato in uscita (Bentancur, Ramsey e Kulusevski) e in entrata, si mostra ben solida e dritta, con i centrali difensivi (Bonucci, Chiellini, De Ligt e un utilissimo Rugani) ancora tra i migliori del mondo, e con le agognate novità: Zakaria, innesto di precisione svizzera fondamentale in una zona di campo martoriata da assenze nostalgiche e presenze inutili, e Vlahović, terminale al fulmicotone imprescindibile. Freschezza voluta fortemente dall’allenatore-manager, acquisti dal sapore antico, quando si comprava non al mercato rionale alla ricerca spasmodica di saldi, ma nelle migliori gioiellerie del mondo per accaparrarsi il diamante più lucente. Mister Allegri - siamo sinceri - ha trovato in estate una Juventus non “sua”, con un DNA completamente modificato e non in meglio purtroppo, visti i risultati e l’atteggiamento mentale di chi è portato più a non prenderle che a darle. Ha lavorato sodo in questi mesi affinché tornasse a splendere la “sua” Juventus, la nostra, con quella quadratura del cerchio tanto auspicata da tifosi e società: servivano innovazioni per cesellare il grosso sforzo tecnico, tattico e mentale. La società, con colpi di alta scuola politico-economica, ha donato i rinnovamenti necessari e desiderati. Come il vento restituisce al cielo la sua luce, così ci si augura che il mister possa essere considerato come il Brunelleschi bianconero, regalandoci, assieme ai suoi ragazzi, una vera e propria nuova prospettiva vincente.

Molti si chiedono, alcuni con una punta di ironia, dove può arrivare ora questa “nuova” Juventus. Scudetto, triplete, champions, 4° posto, 5°… 6°…? Mi piacerebbe tanto dare una risposta puntuale e precisa (e auspicabilmente positiva!), ma la bellezza del calcio e la sua imprevedibilità mi impone di non risolvere questi quesiti “matematici”, bensì di osservare semplicemente cosa ha acquisito la squadra “riquadrata”. Del resto il calcio, come la poesia, risponde a domande che spesso non ci siamo neanche poste. La Juventus di agosto era un orologio danneggiato, con lancette sfasate e datario bloccato sul doppio zero: serviva un valido aiuto per ripararlo, un maestro artigiano che avesse alzato la mano e la testa, ambizioso e fiero e avesse dato la speranza di poter proseguire il cammino verso mete vittoriose. È stata rimessa in sesto per marciare a pieno regime.

L’ambizione, dimostrata dalla società e trasmessa alla rosa bianconera, è la consapevolezza della forza e della possibilità di combattere a viso aperto in ogni competizione. Credo che Inter, Milan, Napoli, Atalanta e lo stesso Villareal non dormano più su due guanciali: cominceranno probabilmente un simpatico periodo di insonnia o peggio, di incubi degni dei racconti di Edgar Allan Poe.

Per vincere ci vorrà anche tanto entusiasmo, quella viva agitazione dell’animo, onde proviene l’impeto dell’azione, rinato sicuramente con il tornado dei cambiamenti. Per arrivare al successo campioni e gregari dovranno sputare l’anima, collaborare e improvvisare giocate geniali in campo, conquistando metro su metro risultati e vittorie. La Juventus, citando il vate D’Annunzio, dovrà essere da oggi in poi la fonte che trabocca e non più la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua. La crisi, momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere, sembra ormai lontana anni luce. Troppo ottimista? Beh forse, ma perché far parte di quella schiera di persone che si lamentano perché le rose hanno le spine. Non è meglio esser felici che le spine abbiano rose?

Non sarà ancora la Juventus del Trap, di Lippi, dei nove scudetti, ma i tasselli del puzzle sono arrivati, e quelli mancanti sono costanti nei discorsi dei dirigenti e di Allegri, pronti per l’approdo bianconero.

In un periodo storico così nuvoloso, ci siamo svegliati dopo questo mercato sorridenti, con le guance arrossate di meraviglia, con lo stupore infantile che lava via tutte le tristezze e le anomale sconfitte del girone d’andata, cancella il grigio dipinto in mezzo al campo, e lo ricolora a tinte forti.

Da oggi si comincia un nuovo campionato. Non conosco il risultato finale della partita di stasera contro il Verona, non so che andamento prenderanno i tabellini delle prossime partite, non so quante triplette farà Vlahović e quante coppe entreranno allo Juventus Museum, ma mi aspetto – e ne sono certo - dalla nuova Juventus “riquadrata” VINCENTI EMOZIONI.

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