I motivi per cui è lecito sognare e per i quali è opportuno essere cauti
Oggi in trasmissione sono stato colpito dal messaggio di un ascoltatore che ha scritto: "Ma in fondo quanto sarebbe triste la vita senza i sogni". Giusto, vero, legittimo. Nasciamo con tanti sogni, poi la vita e le nostre scelte, di volta in volta, ci avvicinano o allontanano dai sogni. E questo perché la risposta sta nel percorso. Sognare è un diritto, guardare in faccia alla realtà una necessità. Ma è altrettanto vero che ai sogni ci arrivi combattendo, però poi devi avere le armi per poterlo fare. Altrimenti il sogno diventa utopia. Lo scenario esatto che stiamo vivendo attorno alla Juventus.
Siamo partiti con un sogno sbattuto in faccia, l'addio di Ronaldo andato via a campionato in corso e sostituito, con tutto il rispetto, da Moise Kean. Un po' come l'ultimo gol di CR7 contro l'Udinese, bello, ma cancellato via dalla Var, e l'urlo che resta strozzato in gola. La Juventus della prima parte di stagione è stata esattamente così: tante aspettative sul ritorno di Allegri, forse lo stesso tecnico ne aveva riposte un bel po' su se stesso, poi, però, nessuno che aveva avuto il coraggio di osservare bene il quadro che era più nero che bianco, più complicato e ingarbugliato del previsto. Una matassa costituita da tanti giocatori di qualità slegati da un concetto di squadra e deresponsabilizzati (più che stimolati) dalla presenza del giocatore più forte. Quello che gli consentiva il minimo indispensabile, perché dove non sarebbe arrivata la volontà di gruppo ci sarebbe arrivata la necessità di primeggiare di Ronaldo. E nel frattempo la Juventus, così come noi tutti la conoscevamo, si era persa nel tragitto. E ancora una volta la storia del calcio ha raccontato una sua verità: non è il campione da solo a fare la differenza, ma il campione all'interno di un concetto di squadra.
Lo scenario, da sei mesi ad oggi, è totalmente cambiato. Si è passati dall'abbandono di Ronaldo ad una squadra che ha palesato tutte le sue insicurezze; da un allenatore che ha compreso il reale scenario e si è aggrappato alla cosa che sapeva fare meglio, serrare le fila e andare in trincea in attesa dei rinforzi. Si è passati dagli "allegri out" evocati dalle incomprensibili remore di un passato glorioso, ad accarezzare nuovamente un sogno e desiderare fortemente di farlo. I rinforzi sono arrivati, Vlahovic e Zakaria sono pronti a far uscire la Vecchia (ma sempre combattiva) Signora dalla trincea per tornare in guerra a ribadire i suoi desideri di grandezza, l'auspicio di ritornare avanti a tutti. A guardare tutti dall'alto. La domanda adesso è questa: è troppo tardi, o si è ancora in tempo per sognare.
Ecco perché la risposta sta nel percorso: perché il divario tra il poter credere nei sogni e volerli realizzare sta nelle scelte fatte, nella capacità di non arrendersi quando va tutto male e nella granitica convinzione della propria forza, del saper combattere fino alla fine e della fame. E torno al messaggio del nostro ascoltatore: "Ma in fondo quanto sarebbe triste la vita senza i sogni". Sarebbe molto triste, amico, ma i sogni non cadono dal cielo devi saperli rincorrere e realizzare. La Juventus ha insegnato ancora una volta che ciò è possibile. E se tifi Juventus sei autorizzato a farlo.
Fino alla fine.


