La dolce follia di una partita vinta a metà e discussa in tv
Usciamo da qualsiasi tipo di equivoco. Lo scudetto non è affare per Atalanta e Juventus, ma lo scontro diretto finito in parità ci ha mostrato un duello avvincente anche solo per la zona Champions. Una sfida equilibrata, combattuta, spigolosa dove entrambe le squadre si sono rispettate, senza risparmiarsi, con la consapevolezza che avrebbe segnato la stagione, in un verso piuttosto che in un altro, in caso di risultato negativo. I bianconeri l'hanno preparata per provare a vincerla, i bergamaschi per dare tutto il possibile per renderle la vita difficile alla luce di quei pronostici ribaltati dopo la sconfitta dell'andata.
La Juve arrivava col vento in poppa dell'entusiasmo dei successi - targati Vlahovic - nei match d'esordio con Verona e Sassuolo. L'Atalanta con l'orgoglio doppiamente ferito dopo l'eliminazione in Coppa Italia e il pesante forfait di Zapata. Il calcio sa come regalare emozioni. E Allegri ci riprova col trio meraviglia Dybala-Vlahovic-Morata. In avvio di partita, ma anche con la Juve sotto di una rete, quando la prima cosa che si proverebbe a criticare è proprio l'assetto troppo offensivo. Non per questa nuova versione bianconera dove il sacrificio è condiviso tra i vari reparti e tra gli stessi protagonisti. Motivo per cui è stato più difficile del solito effettuare, o anticipare, determinati cambi.
La Juve ha provato a vincerla costruendo di più, ma risultando ancora acerba nei momenti in cui serviva fare scelte più efficaci. E un gol avrebbe tagliato le gambe all'Atalanta che invece si è trovata addirittura in vantaggio dopo aver fatto scivolare nella trappola del fallo l'insuperabile De Ligt. La sconfitta non avrebbe fatto cambiare la sostanza del giudizio. Il gol di Danilo dimostra però quanto la squadra sia cambiata nel reagire nelle difficoltà.
Domanda – Quello che non mi è chiaro è perché reclamare un rosso diretto per Szczesny, a cui consiglierei comunque valutazioni di gioco più attente, nascondendo totalmente il fallaccio da espulsione su De Sciglio. Chiedendomi oltretutto a quale regolamento fa riferimento il direttore bergamasco Marino per autoconvincersi che fosse da rigore il tocco di De Ligt. E per chi l'ha seguita in tv, altra brutta pagina di polemiche tra un ex arbitro e un dirigente. Non si tratta di opinioni diverse, si tratta di provare ad aggiustare le cose per farsi belli facendo diventare brutto non il gioco del calcio, ma chi ci sguazza dentro.


