Il vero errore di Allegri e le oggettive carenze di qualità a centrocampo
Ci eravamo lasciati con l'1-1 più che deludente contro il Torino, dopo l'1-1 assai più convincente contro l'Atalanta. Ed ora, eccoci qui, terzo pareggio di fila, sempre per 1-1 su un campo tostissimo e in un Ottavo di finale di Champions League. Tre risultati uguali, tre significati diversi. Contro l'Atalanta il pareggio ci ha fatto sorridere e sperare: perché arrivato su un campo difficile, contro un'avversaria diretta raggiunta con il cuore e la determinazione all'ultimo giro di lancette. Contro il Torino oggettivamente un disastro. Un vantaggio risicato, poca voglia di chiuderla e il solito errore di leggerezza in una difesa improvvisata e falcidiata dagli infortuni. Col Villarreal una partenza lampo, un gol del bomber appena acquistato dopo 40 secondi al suo esordio assoluto in Champions, una serie di occasioni create e non sfruttate. Poi un secondo tempo ad abbassarsi fino ad invitare Parejo nel cuore dell'area di rigore fino a concedergli il pareggio quando tutto sembrava tutto sommato sotto controllo.
"La solita Juventus", sospirano i più distratti, quelli che guardano la partita con il solo obiettivo di vedere la "squadra del cuore" perdere o pareggiare e poter dire "lo dicevo, Allegri non è capace" e quella frase che, con la partita di stasera (ma anche quella contro l'Atalanta), non c'entra nulla: "la solita squadra che segna e poi si difende fino ad incassare gol". Ma non è del tutto così. Perché la Juventus, dopo aver costruito un gol in 40 secondi, poi ha creato almeno altre 4 occasioni nitide per poter raddoppiare, salvo poi sprecarle con conclusioni sballate e poco lucide. Nella ripresa, invece, la squadra ha davvero rinunciato ad attaccare (sempre dopo aver sfiorato prima il gol con Morata), si è abbassata, fino a cedere agli spagnoli. Ma non è stata "la solita Juventus". Perché se non si nota questa visibile differenza , allora è inutile vederle le partite se non riesci a guardarle....
Fatta questa dovuta e legittima premessa, passiamo al reale difetto di fabbrica della Juventus di Allegri. Al vero problema che sta commettendo il tecnico livornese. Perché la verità è che, diversamente dal suo primo ciclo ultra vincente in bianconero, questa squadra non ha i Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon. Quei difensori che da soli facevano reparto e squadra, senza neanche dovergli dire nulla. Quella meravigliosa e insuperabile cerniera difensiva che amava giocare a fare la guerra in trincea, ad esultare per un gol evitato come se si fosse segnato nell'altra porta. Quella difesa attorno alla quale Allegri poteva, senza timori, costruire una squadra pratica, cinica e vincente. Ora, a parte de Ligt, c'è Rugani, o Danilo o uno sbiadito e malinconico ricordo di un Bonucci part-time, o un Chiellini che ne può giocare ormai una al mese. E poi più nulla, di certo niente di quella meravigliosa e affidabilissima cerniera difensiva.
La verità è che quella Juventus aveva i Vidal, Pogba, Marchisio, Pirlo, poi i Khedira, Matuidi e Pjanic; aveva cioè qualità, fisicità, corsa, inserimento, fantasia. Aveva tutto quello che serviva per costruire una diga solida e una regia intelligente. Davanti poteva contare sui Tevez, Higuain, Dybala, Mandzukic. Insomma, una qualità che oggi è inimmaginabile. Eccolo l'errore. Quando hai tanta qualità, allora la tua idea di solidità, compattezza e letalità è per forza vincente. Ma quando puoi contare solo su de Ligt in difesa, sull'applicazione di Danilo e quando devi considerare top irrinunciabili di centrocampo i Rabiot e McKennie e sperare negli inserienti e qualità di Locatelli e Zakaria, allora devi inventarti qualcosa di diverso. Perché la cerniera non è più insuperabile, e se ti porti gli avversari in area prima o poi il gol lo prendi. E il centrocampo non è più solido e propositivo, né è in grado di accendere la luce. E se hai Vlahovic non puoi non portargli in qualche modo più palloni possibili. Quindi devi rassegnarti a rischiare, consapevole che il rischio è proporzionato alla qualità (che manca) al centrocampo ma è l'unica scelta che hai per poter avviare una svolta. E tornare in vetta, ma passando attraverso un'altra strada: quella della sfrontataggine e del coraggio.


