Perché la Juve dura solamente un'ora in partita?
In tutta la stagione la Juventus ha disputato pochissime gare con un’equanime intensità nei due tempi. Si contano davvero sulle dita di una singola mano. Un atto d’accusa chiaro: questa squadra regala sempre qualcosa a chi le sta di fronte, a volte un tempo, a volte folate pericolose, altre volte, come successo contro il Villarreal, almeno mezz’ora della seconda frazione. Tutti episodi che costano punti, partite, obiettivi e sofferenze, oltre a sprechi di energie che potrebbero venir risparmiate. Vero, ci sono sempre gli avversari in campo, mai dimenticare questo assioma, ma la sensazione che fornisce questa squadra è che, prima o poi, qualcosa di negativo possa accadere. Le critiche si appuntano molto spesso sull’allenatore, e ci mancherebbe che Allegri non abbia le sue responsabilità, ma il vero tallone d’Achille scatenante sta nel centrocampo e nel come è stato allestito. E qui un allenatore può poco, se non cercare di organizzare il gioco al meglio, secondo le caratteristiche dei singoli a disposizione, predicando intensità, geometrie, attenzione e compattezza.
Chi ha giocato a calcio seriamente, e non a pallone in oratorio o nella squadra del paesello, conosce bene i punti cardine di una linea mediana flessibile, tattica e ricca di armi e opportunità nelle due fasi. L’esempio che i tifosi juventini portano spesso, si riferisce alla mediana super di qualche tempo fa, quella innervata da grandi attori come Pogba, Pirlo, Vidal, Marchisio e Khedira. Facciamo mente locale, la Juve di oggi non ha un solo giocatore che incarni le proprietà singole e d’insieme di quei moschettieri, capaci di comandare in mezzo e dettare tempi e inserimenti. Khedira era un professore del posizionamento con un’intelligenza tattica unica, Pogba consentiva strappi, blitz a rete, tiri dalla distanza e reti, oltre a una qualità tecnica sublime oggi assente, Vidal era un combattente nato, il classico mastino dei bei tempi, ma con inserimenti devastanti e reti, tante. Pirlo un regista nobile e calciante di successo di palle inattive e straordinario direttore d’orchestra, Marchisio sapeva fare tutto bene. Cambiano i tempi, lo sappiamo, ma il centrocampo povero di questa Juve non consente alla squadra stessa di durare, all’interno dei 95 minuti di un match. Questa mediana in mano al Mister, può migliorare, e lo ha già fatto rispetto agli inizi di stagione, ma mai sarà il “centrocampo ideale di Allegri”. Baricentro basso, spesso troppo basso, contro il Villareal media di 43 metri, incapacità di ribaltare l’azione velocemente, recupero palla fioco, fondamentale la riaggressione e la riconquista nel calcio moderno, e poi pochissima forza di contenimento avversario e gestione del palleggio.
Tutto parte da lì, dalla capacità di una mediana di abbassarsi e alzarsi prontamente, pressando e ripartendo, mettendo così in sofferenza l’omologo reparto avversario costretto ad indietreggiare, sfruttando le salite dei centrocampisti per aprire varchi esterni e centrali a favore di chi agisce davanti. Tutte queste tipicità il centrocampo formato da Locatelli e soci non le possiede e l’atteggiamento insoddisfacente è quello che purtroppo osserviamo. Se poi qualcuno si sorprende dei lanci lunghi per Vlahovic, come una delle poche alternative di gioco offensivo, questo è. Va anche detto che l'attuale Juventus non gode nemmeno di un milligrammo di buona sorte, non ci voleva proprio il grave infortunio di McKennie, l’unico a possedere fantasia, scatto e proiezioni a rete. Stop per frattura al piede sinistro che renderà ancora più umile il tasso qualitativo di una linea mediana che, in estate, dovrà venir ampiamente corretta. Obbligatorio mantenere pedine come Locatelli, McKennie e Zakaria, andando alla ricerca di un paio di giocatori chiave. Il volto della Juventus potrà mutare radicalmente solo con un oculato mercato estivo e il restyling sostanziale del centrocampo. Adesso però serve tenere duro, gettando nella lotta ogni risorsa, ci sono ancora obiettivi fondamentali da centrare in questa travagliata stagione.


