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La “ricetta” per vincere oggi e quella per domani…TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
domenica 27 febbraio 2022, 00:01Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

La “ricetta” per vincere oggi e quella per domani…

Per tirare la carretta tre mesi, si può anche fare a meno del caviale e stare a pane e salame. Per obiettivi vincenti, programmati e futuri, la dieta però deve cambiare.

Per vincere oggi...

Il calcio è un gioco; quando si vincono partite, tornei o semplicemente quando si ammira un’azione propedeutica ad un gol, non dobbiamo parlare di miracoli (questi lasciamoli alle cose più serie) o di invenzioni straordinarie (Leonardo da Vinci docet). Per vincere una partita di pallone, prima di tutto è necessaria la semplicità. Ciò non significa che devono essere aborriti dribbling, genialate, tunnel e veroniche, altrimenti il calcio, aulica poesia, smorirebbe in una scialba prosa. Il calcio ha vissuto, vive e continuerà a farlo, godendo dei versi epici di Pelè, Cruijff, Platini, Maradona; ma questa è un’altra storia.

«È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore». È un Pensiero di Giacomo Leopardi che ben può essere preso a mo’ d’esempio nel calcio. Allegri è un fautore delle cose semplici, parla di semplicità – associata al suo proverbiale incitamento alla “calma” – in quanto secondo la sua visione calcistica, il calcio è un gioco semplice. Posso essere d’accordo con lui, ma che la semplicità non sia confusa con superficialità, banalità, grossolanità e confusione. In particolare quest’ultima dovrebbe essere cancellata dal terreno di gioco, per evitare spiacevoli sorprese. La giusta misura dunque è la base necessaria per vincere una partita di calcio: senza di essa l’incontro potrebbe tramutarsi in una sfida lontana parente delle mischie rugbystiche.

Allegri oggi è in emergenza (in primis causa infortuni), come in parte lo è stato per tutta la stagione, ma non ha più tempo di fare esperimenti. Ormai la diagnosi è bella e fatta, e il livornese la conosce a memoria. La difesa è buona ma obsoleta, il centrocampo è a pezzi, l’attacco è da costruire intorno a Vlahović, e non è cosa facile. Bene. Si scende in campo quindi con i migliori fisicamente, ognuno nel proprio ruolo, senza snaturare dna e caratteri di ciascuno, e si gioca fino all’ultima goccia di sudore per vincere. Senza calcoli, senza aspettare minuti fatali o improvvisate tattiche.

Troppi “universali” spesso vediamo in questa Juventus, giocatori che possono ricoprire tutti i ruoli, ma è soltanto uno specchietto per le allodole. In una squadra di calcio – a meno che non ti chiami Ajax/Olanda e giochi nei primi anni Settanta – non è possibile avere più di un paio di giocatori che sanno far quasi tutto. Questo è sinonimo di grande ricchezza. Se ce ne sono undici, spinti per forza maggiore a dover far tutto, siamo al cospetto di una grande povertà tecnico-tattica; è l’arte d’arrangiarsi e male pure, rischiando di fare figure barbine. Alex Sandro ora a stento può fare il suo mestiere di terzino sinistro, figuriamoci se può diventare un centrale difensivo; Danilo è un difensore laterale dai piedi buoni, evitiamo di farlo trotterellare in mezzo al campo. Per Dybala fiumi di inchiostro sono stati già versati: è un 9 e mezzo, un 10 meno, un 10 e mezzo? Qualsiasi cosa sia, bisogna che si capisca immediatamente, per sfruttare questi ultimi suoi tre mesi forse in bianconero. Bernardeschi (altro potenziale n. 7,8,10 ecc. ecc.) rinato e sparito, e Rabiot, in affanno totale, ahinoi, le gioca tutte, forse da mezzala! Locatelli non è il regista tanto agognato: è un ottimo secondo mediano, ma ormai il “Fellini” del centrocampo alla Vecchia Signora manca da anni, la storia è vecchia.

L’emergenza porta semplicità; e il mister la deve sfruttare al massimo e fare di necessità virtù. Tolstoj scriveva che “tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici.” Beh l’idea più semplice? Palla avanti a Vlahović e pedalare! Chissà, può darsi che giocando da “provinciali”, sgranocchiando a merenda pane e salame, si possa arrivare verso il quartiere di Saint Denis?

Per vincere domani… (senza bisogno di mosse di karate…)  

Come ho scritto, qualche editoriale fa, del centravanti e della sua imprescindibilità nel gioco del calcio, ho l’impressione che valga questo concetto un po’ per tutti i ruoli, ma in particolare per quello del regista. Le pedine in campo sono undici, ognuna ha un compito ben preciso per portare a termine l’obiettivo finale. Pensereste mai di giocare a scacchi senza le torri, o i cavalli o gli alfieri? I mediani di spinta (Locatelli e Zakaria) e le mezzale di spola (Rabiot e McKennie), ci sono. Dunque, il ruolo che, per motivi che non stiamo qui a sviscerare, manca da troppo tempo alla Juventus è quello del centrocampista di regia. Il centrocampista che ha l’istinto il senso geometrico del gioco. Senza di questo, diceva Gianni Brera, il gioco è votato al fallimento perché il centrocampo è un mare nel quale facilmente si affoga…

Si fanno parecchi nomi per il prossimo mercato estivo, mi auguro che tra questi ci sia anche quello di Frenkie de Jong, l’olandese del Barcellona. Ha la casacca con alle spalle il numero 21, vi ricorda qualcuno? Le sue azioni da incursore, pur essendo un puro organizzatore di gioco, sono spesso letali per le difese avversarie; la naturale leggerezza nella corsa, mai scomposta, ne nasconde la velocità; la coordinazione dei movimenti, gli consente di calciare in condizioni dinamiche proibite ai comuni giocatori. I suoi tiri dal limite, secchi o vellutati, farebbero la fortuna di Madama. Resiste alla pressione avversaria senza soffrire più di tanto. Imposta il gioco, detta i tempi della manovra, fa distendere la squadra con il suo incedere regale ed i suoi lanci di trenta o quaranta metri sempre effettuati al metronomo, colpendo la palla anche d’esterno (una finezza d’altri tempi!), senza però darle effetti dannosi per chi deve controllarla.

Forse con l’olandese volante si eviterebbe di annegare in quel Mar di Centrocampo, impantanato da troppe stagioni, e si comincerebbe a navigare veloci, valicando le Colonne d’Ercole, puntando orizzonti di trionfi dorati e “vincere domani”!

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