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Quella cosa chiamata “fortuna”, la Juventus e lo scudetto.TUTTOmercatoWEB
domenica 6 marzo 2022, 07:55Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

Quella cosa chiamata “fortuna”, la Juventus e lo scudetto.

Lo scudetto non è impossibile fino a quando il pallone sarà rotondo e la matematica non darà torto. La fortuna e la volontà ci metteranno del loro...

Mi sono imbattuto in un articolo nel quale era riportata una dichiarazione del signor Pino Vitale, ex dirigente dell'Empoli, del seguente tenore: “Contro la Fiorentina, la Juve si è ritrovata questo gol praticamente addosso”. Con un giro di parole, la sua intenzione era di screditare, per puro e sano agonismo sportivo s’intende, la squadra bianconera, dando il merito della vittoria soltanto ad un qualcosa che si può appellare in molti modi, ma che qui chiamerò “fortuna”.

Nel calcio, come in ogni aspetto della vita, spesso la fortuna può rappresentare la linea di discrimine tra una vittoria ed una sconfitta. In una partita di calcio, l'icona del destino cinico e beffardo, diventa quasi un'entità a sé stante, e il suo burattino un personaggio di una “tragicommedia dell'arte”. Il povero viola Venuti, in ordine cronologico, è l’ultimo protagonista dell’opera dei pupi, artefice, suo malgrado, dell’autogol “sfortunato” che ha dato all’ultimo secondo la vittoria alla Juventus. Il termine italiano fortuna assume di per sé un significato neutro, medio, senza specificare un senso in positivo o in negativo, a differenza di quanto avveniva nel greco antico, indicando semplicemente l’evento imprevedibile, l’imponderabile, ciò che è ignoto. Ma questo fa parte del gioco! Se tutto fosse noto e annunciato esisterebbe quel meraviglioso sport che si gioca con una sfera rotonda e che si chiama “gioco del calcio”?

Chi ha esclamato quella frase, in realtà, senza volerlo, ha reso un grande complimento alla Juventus, e qui lo ringrazio pubblicamente. Infatti l’errore più grande sarebbe credere che qualcosa accada soltanto grazie alla fortuna o a causa della fortuna altrui, per propria sventura. La buona sorte deve essere sempre accompagnata dalla volontà di raggiungere un obiettivo, altrimenti evapora quando ci appoggiamo solo su di essa.

Cuadrado, e con lui tutta la Juventus, ha fatto semplicemente ciò che il gioco del calcio impone: fare gol o dare un assist vincente. La sua caparbietà, la sua voglia di vincere, di non mollare mai gli hanno permesso di spendere le ultime forze e galoppare sulla sua fascia di competenza all’ultimo secondo, mettendo al centro dell’area di rigore un pallone, direi più che fortunato, avvelenato.

La buona sorte è stata aiutata dalla mentalità della squadra di Allegri, che invece di rallentare e palleggiare dietro la linea di centrocampo, per portare a casa uno scarno e chissà quanto utile pareggio, ha cercato di arrivare alla meta finale, facendo il colpaccio. Del resto, se la memoria non m’inganna, la Juventus, sia di Conte che di Allegri, ha sempre giocato sino all’ultimo giro di orologio, e così facendo in bacheca si è trovata splendenti scudetti. Vi ricordate la magia di Zaza contro il Napoli all’88° minuto? E il gol di Giaccherini al 91° contro il Catania? E la scivolata in rete di Cuadrado contro il Torino al 93°? Il rigore vincente di Dybala al 96° contro il Milan e il suo tiro mancino in caduta libera in area al 93° contro la Lazio? La bomba di Bonucci da fuori area contro la Roma all’85° e quella di Pirlo al 93° contro i granata?? L’annientamento dell’Inter da parte di Higuain all’89° per un 2 a 3 a San Siro da leggenda? Beh, sempre fortuna? Lo psicologo svizzero Carl Jung le avrebbe catalogate al massimo come “coincidenze significative”.

Non basta credere nella fortuna. Bisogna comportarsi in modo che la fortuna creda in noi; c’è chi corre dietro al pallone, e chi si trova immancabilmente dove il pallone si posa: alcuni la chiamano abilità, altri fortuna. È vero, nel caso della partita contro la Fiorentina “la pietra dello scandalo” è un autogol, ma anche quest’ultimo protagonista innaturale del campo è contemplato nel gioco del calcio, e come in tutti i giochi, l’attimo fondamentale è quello dell’incontro tra il talento e l’opportunità, in questo caso con la complicità involontaria dell’avversario. L’uomo diventa artefice del proprio successo in base al proprio atteggiamento mentale e al carattere personale.

La fortuna, se proprio ci piace farla entrare in campo, fa semplicemente parte del gioco, è il gioco stesso. Se l’ala destra colombiana al novantunesimo minuto non avesse avuto la forza e la testardaggine di attaccare e di mettere quella palla al centro, la “fortuna” non si sarebbe materializzata. Allora è fortuna anche la circostanza che era lì Cuadrado a correre? O che Venuti era su quella precisa zolla? No. È semplicemente la bellezza dell’imprevedibilità del calcio e fino a quando l’arbitro non fa fischiettare per ben tre volte quell’aggeggio sonoro, tutto può succedere.

Il problema è che a volte la gente non sa riconoscere la propria di fortuna, ma quella degli altri non le sfugge mai, forse un po’ per rabbia, un po’per invidia. Basterebbe un pizzico di sportività e di buon senso in più.

Se il successo fosse solo una questione di fortuna, con molta probabilità il mondo sarebbe diverso. Se molti imprenditori e professionisti, a fronte dei loro insuccessi, si fossero considerati sfortunati, con molta probabilità non avrebbero perseguito, a volte con ostinazione, i loro obiettivi. Non avremo la Ford, poiché Henry Ford prima di trovare la strada giusta fallì per ben due volte; Thomas Edison non avrebbe inventato la lampadina poiché fallì, nei suoi esperimenti, per ben duemila volte. Quello che conta è l’atteggiamento positivo, come disse Edison di fronte ai suoi fallimenti: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecentonovantanove modi in cui non va fatta una lampadina”.

Detto ciò la Juventus questo scudetto lo vincerà? Di cosa ha bisogno per cucirselo sul petto? Di tanta fortuna o di abnegazione? Di resilienza o di talento? O di combinazioni di punteggi delle partite delle altre avversarie? Ha bisogno di tutto, così come nella vita, ma non è cosa impossibile, perché come diceva Jean Paul Sartre il calcio è una metafora della vita, e nella vita, sappiamo bene, che tutto è possibile.

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