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CENTOTTANTA MINUTI

autore
Caterina Baffoni
per Tuttojuve.com
mercoledì 14 febbraio 2018, 23:01Primo piano
autore Caterina Baffoni
14.02.2018 23:01Primo piano
www.imagephotoagency.it
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Una doppietta, un gol sfiorato e un rigore fallito: la prestazione contro il Tottenham del centravanti bianconero, al di lá della doppietta, é stata quella di un fuoriclasse al top della condizione, con ben 41 palloni giocati, quattro tiri, tre occasioni create e cinque possessi recuperati. Il Pipita è stato ovunque, pronto a lottare e a giocare di sponda, oltre che a retrocedere per aiutare i compagni nella retroguardia. Nella notte stellata della Champions League, è stato lui il leader di una Juventus che ha saputo sopperire anche delle giocate di Dybala, e a tratti di quelle di Mandzukic e Douglas Costa, apparsi scostanti e poco brillanti per ciò che riescono solitamente a dare. Il pallone stampato sulla traversa del Pipita, tuttavia, lasciava presagire un qualcosa che non si stava mettendo secondo i giusti piani. Il 2-1 di Kane è stata la notizia meno bella di una prima frazione fluida nel gioco e importante per gli uomini di Max Allegri che nel secondo tempo hanno gestito con tranquillità il risultato fino al calcio di punizione di Eriksen che, al settantaduesimo su calcio di punizione, ha riportato con una certa sorpresa in parità il punteggio. Madama ha conosciuto qualche difficoltà di troppo nella seconda frazione soprattutto a centrocampo, lasciando spazio al fraseggio abile degli inglesi con Khedira e Pjanic che non hanno avuto passo e ritmo per reggere da soli quattro punte, soprattutto se i due esterni bianconeri non svolgevano il lavoro richiesto dal mister. In generale, l’elevato movimento senza palla e la qualità del fraseggio hanno consentito al Tottenham di mettere in difficoltà la Juve nel fulcro della metà campo. Fluida come al solito la manovra della squadra di Pochettino, che come sempre dà pochi punti di riferimento all’avversario, con grande densità delle mezzepunte molto brave a svariare tra centrocampo e attacco ha rallentato il ritmo di una Juve che era padrona del gioco. E' parso palese come l'assenza di Matuidi abbia pesato tantissimo sull'economia della partita, e il tutto ha lasciato pensare che si sia consegnato il centrocampo agli avversari riusciti nella mission di disordinare la struttura difensiva bianconera effettuando un dominio di campo piuttosto notevole, soprattutto se si pensa alle condizioni fisiche non ottimali, e che magari calare le carte Bentancur o Sturaro quanto prima contro una squadra molto offensiva come il Tottenham non sarebbe stato poi così azzardato. Lo sa bene Max Allegri, che resta un maestro di tattica, e lo sappiamo bene anche "noi" che è sempre facile parlare "dopo".

Eppure per una squadra che in questi ultimi anni ha ottenuto risultati eccezionali in Europa principalmente per le fasi difensive quasi imperforabili, i primi minuti parevano cogliere la Juve in una situazione di assoluto vantaggio tattico e territoriale sull’avversario, che si trovava schierato a blocchi bassi e compatti. Nonostante l’avvio strepitoso di Madama però, va riconosciuto che agli Spurs non è mai venuto meno il sistema di aggressione tipico delle formazioni di Pochettino composto da una linea altissima che partiva già dai centrali difensivi compensando letture deficitarie nella propria area di rigore, e questo ha consentito di schiacciare la Juve quando venivano meno la compattezza e le gambe a centrocampo. Coraggiosamente, il Tottenham non ha mai rinunciato ai propri principi. Ma nemmeno la Juventus, distratta al momento sbagliato nelle poche occasioni in cui si è scoperta e sbilanciata. Per chi credeva fosse una passeggiata, probabilmente non segue il calcio internazionale.. Il Tottenham é ormai da tre stagioni una realtà affermata, una squadra solida che ha saputo battere Dortmund e Real Madrid nel girone con un gruppo amalgamato e variegato formato da individualitá di livello. Era difficile alla vigilia, rimane complicato ora. Certo, quel pizzico di amaro in bocca per aver solo sfiorato il 3-0 c'è, ma le qualificazioni durano 180 minuti, e chi non ci crede è pregato di guardare altrove. E sarà proprio quel pizzico di amaro in bocca a rimandarci a Wembley ancor più affamati di prima.

per Tuttojuve.com

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