IL TERZO TEMPO - Juve, hai imparato la lezione di Cardiff? La paura diventi stimolo per battere CR7 e Zidane e continuare la strada verso Kiev.
Luigi Risucci
L'urna di Nyon, questa volta, non è stata per niente benevola con le italiane. Alla Roma toccherà il Barcellona di Messi, mentre i bianconeri hanno pescato il Real Madrid, nella riedizione della funesta finale di Cardiff, che vide i blancos trionfare al cospetto di una squadra capace di sciogliersi come neve al sole nel secondo tempo. Emerse la maggior propensione degli spagnoli ad affrontare la finalissima, con meno pressione e maggiore spregiudicatezza, contro una squadra che aveva subito troppo l'emotività della partita secca. É questo, senza dubbio, il primo fattore da considerare in vista del doppio confronto di Aprile, ovvero l'assenza della pressione dei 90 minuti secchi e la possibilità di distribuire le chance di passare il turno sui 180'. L'andata all'Allianz Stadium vedrà una Juventus orfana di Benatia e Pjanic, squalificati, ed un Real che da ora in avanti avrà un solo obiettivo da perseguire: vincere la terza Champions League di fila, la tredicesima nella sua pluridecorata storia. I blancos infatti sono ampiamente estromessi dalla lotta per la Liga, in cui il Barcellona ha già ipotecato il titolo e sono concentrati sull'obiettivo europeo; prova tangibile di ciò è già stata data nel doppio confronto contro il Psg, squadra temibilissima ma asfaltata con la forza dell'esperienza e dell'abitudine a giocare su certi livelli. Nella doppia sfida ai francesi, i blancos hanno lasciato predominio territoriale ed iniziativa alla squadra di Emery, attendendo sagacemente il momento opportuno per far male all'avversario, puntualmente arrivato con il solito Cristiano Ronaldo. Discorso parzialmente analogo può farsi proprio in riferimento alla sfida della Juventus contro il Tottenham: avversari che “dominano” il gioco, che creano tanto ed i bianconeri che colpiscono nelle uniche due occasioni concesse loro dagli Spurs. É l'abitudine a vincere e ad affrontare certe partite che fa la differenza e senza dubbio Juventus-Real Madrid rappresenta, quantomeno da questo punto di vista, il quarto di finale più bello ed aperto che ci sia. Pericolo numero uno, manco a dirlo, Cristiano Ronaldo, mr. 117 gol in Champions League, in grado, a 33 anni suonati, di fare la differenza su ogni campo del mondo. A Madrid si assiste alla parabola discendente di Bale, in calo nelle quotazioni di Zidane e di Benzema, sempre criticato dall'esigente pubblico del Bernabeu e destinato alla partenza a fine stagione. Il centrocampo è il reparto più scintillante con il genio di Kroos e Modric ed i muscoli ed il tatticismo di Casemiro, con i vari Isco, Kovacic e compagnia cantante a fare da gustosto contorno.
La difesa si regge sul pilastro Sergio Ramos, il capitano di mille battaglie, affiancato dal giovane Varane, mentre sulle fasce nessuna squadra al mondo può contare su una coppia di esterni forte quanto quella formata da Marcelo e Carvajal. Insomma, c'è poco da discutere circa la difficoltà dell'impegno che attende la Juventus, uno scontro però allo stesso tempo stimolante se si pensa al sogno infranto dai blancos circa dieci mesi orsono. A Torino c'è la voglia di confrontarsi con una grande squadra, senza paura e con la consapevolezza di potersela giocare colpo su colpo, facendo tesoro della dolorosa esperienza fatta l'anno scorso. Nel 2015, in semifinale, fu proprio Juve-Real e a passare furono i bianconeri con il gol decisivo di Morata, profeta in patria, al Bernabeu. Oggi la storia è diversa ma potrebbe scrive lo stesso finale di tre anni fa, quando il sogno bianconero di sollevare la coppa dalle grandi orecchie si infranse, ancora in finale, contro il Barcellona. Con orgoglio ed un pizzico in più di spregiudicatezza quest'anno il trend negativo contro le spagnole si potrebbe invertire, regalando a Buffon la possibilità di alzare questo trofeo che gli è sfuggito di mano per ben tre volte, in uno stadio, quello di Kiev, dove il capitano perse anche la finale di un campionato europeo in maglia azzurra. Il futuro più prossimo si chiama invece Spal, e vedrà la Juventus chiudere un ciclo terribile di partite, portato a termine in maniera egregia, con tanto di sorpasso in vetta al Napoli di Sarri. Domani sera, a Ferrara, ci sarà un ambiente infuocato ed una squadra in piena lotta per la salvezza, vogliosa di battagliare contro la prima della classe e di restare in Serie A. Dopo la Spal la pausa delle Nazionali toglierà moltissimi uomini ad Allegri, che resterà con le dita incrociate affinchè non si aggravi la situazione degli infortunati che hanno reso, soprattutto in attacco, la rosa troppo corta. I numeri del 2018 dei bianconeri in campionato parlano chiaro: 9 partite, 9 vittorie, 19 gol fatti e nessuno subito. In mezzo finale di Coppa Italia conquistata senza subire nessun gol e la possibilità di servire la vendetta al Real Madrid, conquistata attraverso il doppio scontro “thrilling” contro il Tottenham, che nei gironi aveva asfaltato proprio i blancos. La stagione è appena iniziata e la sensazione è che il meglio stia per arrivare sotto l'ombra della Mole.


