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IL TERZO TEMPO - Vincente ma non convincente: non è ancora la Juve di Sarri. Dybala e Bonucci "capitani coraggiosi". Polemiche da VAR: adesso basta sceneggiate

autore
Luigi Risucci
per Tuttojuve.com
giovedì 31 ottobre 2019, 13:00Primo piano
autore Luigi Risucci
31.10.2019 13:00Primo piano
Altra vittoria risicata, ma per ora bastano i risultati. Dybala unica luce, Bonucci regge la difesa. Intanto a Napoli si grida al complotto: stop alle polemiche che fanno male a tutti..
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Inutile negarlo, neppure di fronte ad un risultato che lascia un sorriso grande quanto il primo posto riconquistato all’ultimo respiro: la Juventus è in calo preoccupante, dal punto di vista fisico e delle prestazioni. Dal ritorno dalla sosta nazionali di ottobre, tre vittorie ed un pareggio: un bilancio positivissimo per quanto riguarda la freddezza dei numeri, ma che nasconde delle difficoltà lapalissiane, all’occhio degli osservatori più attenti. Dapprima il 2-1 col Bologna, sigillato dalle manone di Buffon all’ultimo respiro, poi lo stesso risultato contro la Lokomotiv in Champions, strappato solo dalla classe di Dybala dopo tre quarti di partita più che sterili. Infine, lo scialbo pareggio al “Via del Mare” contro il neopromosso Lecce e la vittoria all’ultimo sussulto di ieri, contro un Genoa eroico che avrebbe senz’altro meritato il pari per quanto mostrato sul campo. Juventus che indossa il quarto kit stagionale (a mio parere il più affascinante, a dispetto dei numeri illeggibili) al cospetto del nuovo Genoa di Thiago Motta, allenatore imberbe ma che dimostra di avere le idee ben chiare, avendo già cambiato il volto al Grifone. L’ex interista si schiera senza paura contro i campioni d’Italia, corroborando quanto di buono si diceva di lui dopo l’esperienza con l’Under 19 del PSG. Ancora una volta il predominio territoriale dei bianconeri è più che sterile, portando in cascina solo una serie di occasioni mai concretizzate. Dybala, per distacco il migliore dei suoi, è l’unico ad accendere la luce, propiziando il calcio d’angolo del vantaggio con uno slalom gigante frutto di tecnica sopraffina e forza fisica sorprendente; solo l’ottimo Radu gli sbarra la strada verso il quinto gol stagionale. Dal successivo angolo, la sciabolata di Bentancur ha trovato la zuccata vincente di capitan Bonucci, l’unico altro, assieme al “sivorino”, a brillare nella piovosa serata dell’Allianz. A seguire, il consueto blackout post-vantaggio che ha portato al beffardo quanto casuale pareggio di Kouamè: come contro Inter, Bologna e Lecce, la Juventus non fa in tempo ad assaporare il vantaggio che deve ricominciare tutto ex novo. Non può essere una casualità. Come non è frutto del caso l’ennesima vittoria giunta con un solo gol di scarto: su tredici uscite stagionali, solo contro Spal e Leverkusen sono arrivate con uno scarto superiore al minimo sindacale. Non per essere schizzinosi, perché anche le vittorie risicate valgono tre punti, ma la scarsa abbondanza di gol è quantomeno anomala per una squadra con un potenziale offensivo potenzialmente devastante, che si permette di tenere in naftalina perfino Mandzukic. Un intero secondo tempo giocato in superiorità numerica per la più che dubbia espulsione all’ex Cassata, non ha regalato emozioni particolare, a parte le estemporanee conclusioni di Bernardeschi e gli ingressi di Ramsey e Rabiot. Il francese, dopo aver fatto intravedere qualche guizzo da ottimo giocatore, rimette in parità la situazione numerica con un doppio giallo folle quanto meritato. Nel finale, dopo un gol annullato dal VAR ad un, sino ad allora, impalpabile CR7, lo stesso portoghese si procura un rigore sfruttando la colossale ingenuità di Sanabria, che difensore non è (e si vede). A recupero scaduto Ronaldo regala tre punti pesantissimi e relega nuovamente i suoi in vetta alla classifica, con una rasoiata sulla quale nemmeno l’ottimo estremo romeno può nulla. La squadra di Sarri è stata di una lentezza esasperante, se possibile anche peggio dopo la superiorità numerica. Ha riposato De Ligt ed ha esordito uno spaesato Rugani, apparso impacciato e timoroso, anche comprensibilmente visto che non aveva ancora calcato il terreno di gioco in stagione. Le assenze di Higuain e Pjanic pesano sull’economia del gioco, in particolare le geometrie veloci ed ordinate del bosniaco servirebbero come il pane in una manovra che definire prevedibile è un eufemismo. Male ieri le mezzali Matuidi e Khedira, ancora una volta anonimo Bernardeschi, mentre Bentancur se l’è cavata tutto sommato bene, pur essendo distante anni luce da Pjanic in quel ruolo. Di Rabiot si è detto, mentre gli ingressi di Ramsey e del ritrovato Douglas Costa, al rientro dopo quasi due mesi, non hanno offerto grandi sussulti alla partita. La Juventus necessita di un cambio di marcia deciso, sul piano del gioco e della velocità di trasmissione del pallone tra gli interpreti in campo.

La strada intrapresa, quella del trequartista, sembra essere quella definitiva, con l’idea degli esterni offensivi per il momento accantonata. I rientri degli infortunati, Chiellini a parte, offrirà nuovamente varietà di soluzioni a Sarri, che dovrà provvedere a trovare soluzioni di gioco diverse, anche per mettere in condizione Ronaldo di avere più occasioni a disposizione. Sterilità offensiva e difesa da registrare sono gli imperativi, in vista di un derby, quello di sabato che promette scintille e sa già di dentro-fuori per Mazzarri. Il Torino è ferito e claudicante, dopo la batosta rimediata con la Lazio. Mancherà N’Koulou in difesa, ma i granata sono rinomati per mostrare l’orgoglio nei momenti più difficili. Al derby della Mole seguirà la trasferta in Russia che potrebbe regalare con due giornate d’anticipo anche il pass per gli ottavi di Champions, nel caso in cui i risultati incastrassero nella giusta maniera. A chiudere il trittico, la sfida al Milan che non è mai banale, anche con il diavolo inabissato in zone della classifica che non gli appartengono per storia e blasone. Saranno tre sfide decisive prima della pausa nazionali di novembre e siamo pronti a scommettere che l’Inter tallonerà i bianconeri almeno sino ad allora. È stato un turno infrasettimanale impallinato dalle polemiche arbitrali e da VAR (o da “Bar”, se preferite). Ha aperto le danze il solito lamento di Conte, che dopo l’anticipo del martedì si è detto preoccupato per i troppi impegni ravvicinati che, a sua detta, riguardano solo i nerazzurri. Ieri invece è andata in scena la sceneggiata napoletana in salsa classica nella sfida all’Atalanta del San Paolo. In campo e fuori, nelle radio e nei talk show, si è parlato di “furto” da parte dei bergamaschi e di arbitraggio scandaloso di Giacomelli. Quella che ho visto è stata una partita bellissima, ad alto tasso tecnico ed agonistico. L’episodio contestato dai partenopei si presta a più interpretazioni e, a mio modesto parere, è corretta quella del quintetto arbitrale: Llorente prima di essere placcato dal goffo Kjaer, allarga il gomito e colpisce il danese, commettendo fallo. Mi risparmio i commenti sulla grottesca situazione creatasi a seguito del gol di Ilicic, arrivato sugli sviluppi della ripartenza. Giocatori che si rifiutano di riprendere il gioco, panchinari e dirigenti accompagnatori ad occupare il campo, pubblico che insulta l’arbitro etichettandolo come “venduto”. Uno spot pessimo, una conclusione indegna per una partita bellissima. Grave, invece, l’errore di Irrati che ha cacciato Fazio a Udine. Insufficiente anche Giua in Juventus-Genoa: nulla quaestio sul rigore per i bianconeri e l’espulsione di Rabiot. Più di un dubbio sul doppio giallo a Cassata, che non meritava di finire anzitempo negli spogliatoi. Con o senza VAR, le polemiche ed i complittismi non smettono di attanagliare il nostro calcio. È ora di crescere, anche sotto questo aspetto.

per Tuttojuve.com

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