La Juve di Sarri si impone all’Inter di Conte: racconto di una serata difficile da dimenticare
Simone Dinoi
Chi vi scrive ha vissuto per la prima volta l’esperienza di uno stadio vuoto, spogliato del suo vestito più luminoso: la passione dei tifosi. Un derby d’Italia difficile da raccontare quando il pensiero va per forza di cose a chi si trova in difficoltà in queste ore e che forse non avrebbe dovuto trovare risvolto sul campo.
Ci si avvia verso l’Allianz Stadium con sensazioni contrastanti. Area desolata, come mai in un match day. Un solo ingresso aperto, quello media con un gazebo per la misurazione della temperatura corporea attraverso termoscanner per i cinquanta fra giornalisti e fotografi accreditati per la gara. Arrivano anche le squadre, una trentina di curiosi all’esterno ne osservano l’ingresso nell’impianto. Poi dentro: lo stadio parla nel sul silenzio. Quattro giornalisti per fila a rispetto delle normative, con due posti di distanza tra l’uno e l’altro. C’è spazio anche per la cena, rigorosamente sigillata. Musica di sottofondo per parte del riscaldamento, poi le grida di chi è in campo fanno da colonna sonora. Dieci minuti all’avvio, lo speaker annuncia le formazioni senza il solito rimbalzo coi tifosi. Da protocollo nessun saluto fra i giocatori, Guida fischia l’avvio.
Qua Sarri si impone a Conte, ancora una volta. Dopo Milano anche a Torino: De Ligt e Bonucci annichiliscono Lukaku e Lautaro, Bentancur si prende i gradi da titolare (Pjanic avvisato), di Matuidi sembrano essercene tre e Ramsey la sblocca. Douglas Costa non ancora a pieno regime, tocca a Dybala chiuderla: e lo fa, anche sulla destra con sacrificio e con quel tocco di palla che fa innamorare. Dribbling e gol, e pensare che in estate il 9 dell'Inter poteva prendere il suo posto (ma questa è un’altra storia...). Tre punti che pesano come macigni sul campionato e sul morale. Nel mentre le urla dalla zona panchina bianconera, tutta unita - presidente e dirigenza compresa -, si sostituiscono allo stadio incitando ogni minuto i compagni, con Barzagli, Buffon e Pinsoglio capifila. Ammutolita quella nerazzurra, si sente distintamente solo Antonio Conte. La Juve esulta dopo i tre fischi del direttore di gara, ma questa volta non sotto gli applausi dei sostenitori.
Qua si ritorna al concetto principe: lo stadio vuoto rattrista e incupisce. Ma è necessario in questo momento di emergenza che sta attraversando il nostro paese. Sopportiamo e sopportate, con coscienza e responsabilità.


