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Juventus, l’allarme adesso è in porta: due tiri, due gol e il mercato diventa una necessitàTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 09:35Primo piano
di Massimo Pavan
per Tuttojuve.com

Juventus, l’allarme adesso è in porta: due tiri, due gol e il mercato diventa una necessità

La Juventus mostra progressi ma contro l’Inter emerge il problema del portiere: due occasioni e due gol subiti. Il mercato ora diventa fondamentale.

La Juventus può discutere del centrocampo, aspettare la crescita dei nuovi acquisti e lavorare sui meccanismi offensivi, ma dalla sfida contro l’Inter arriva un segnale che rischia di diventare molto più preoccupante: il problema del portiere esiste e non può essere ignorato. Dopo quattro amichevoli senza subire reti, il primo vero esame di livello ha presentato un conto pesante. Due conclusioni realmente pericolose dell’Inter, due gol. Una percentuale che inevitabilmente riaccende il dibattito sulla porta bianconera.

Michele Di Gregorio non può naturalmente essere indicato come unico responsabile della sconfitta e sarebbe ingeneroso trasformare una partita estiva in un processo ma alla Juventus, soprattutto se l'obiettivo è tornare stabilmente ai vertici, servono anche quelle parate capaci di cambiare le partite. Non basta avere una buona difesa

Il paradosso riguarda proprio quanto mostrato dalla Juventus durante questa preparazione, la squadra di Luciano Spalletti aveva costruito una delle proprie certezze sulla solidità: quattro partite, zero reti incassate e pochissime occasioni concesse agli avversari. Bremer sta recuperando, Kalulu garantisce velocità e affidabilità e l'intero sistema difensivo sembra avere acquisito maggiore compattezza. Proprio per questo il dato contro l'Inter fa ancora più rumore.

Se concedi poco devi avere la certezza che quel poco non diventi quasi automaticamente un gol.

Una grande squadra può anche permettersi qualche errore difensivo. Quello che non può permettersi è vivere con la sensazione che ogni volta che l'avversario riesce ad arrivare alla conclusione possa succedere qualcosa.

Alla Juve serve il portiere che porta punti

La questione non riguarda soltanto gli errori evidenti. Il livello di una squadra che vuole competere per i trofei si misura anche attraverso le parate che apparentemente sembrano impossibili, è lì che un grande portiere fa la differenza. La Juventus deve cercare un numero uno capace di portare punti, non semplicemente di svolgere correttamente il proprio compito. Uno che sullo 0-0 possa cancellare un'occasione avversaria e cambiare psicologicamente la partita, esiste una differenza enorme tra subire alla prima opportunità e superare un momento difficile grazie al proprio portiere.

Il mercato della Juventus aveva già mandato un segnale

Non è casuale che Carnevali e Massara stiano cercando da settimane un nuovo numero uno, la lunga corte a Zion Suzuki, l'attenzione nei confronti di Guglielmo Vicario e gli altri profili valutati raccontano una realtà abbastanza evidente: la dirigenza considera la porta uno dei reparti nei quali intervenire. Fino a qualche giorno fa, però, le quattro partite consecutive senza subire gol potevano aver attenuato la sensazione di urgenza. Il Derby d'Italia ha rimesso la questione al centro.

Suzuki, Vicario: adesso bisogna decidere

Zion Suzuki rappresenta la soluzione maggiormente proiettata verso il futuro. Il problema resta la complicata operazione che coinvolge Parma e PSG e l'eventualità che la Juventus possa averlo soltanto temporaneamente. Vicario, invece, garantirebbe maggiore conoscenza del calcio italiano ed esperienza immediata, qualora si creassero realmente le condizioni per un'operazione sostenibile, al di là del nome, però, conta il concetto: la Juventus sembra aver bisogno di aumentare il livello della porta.

Spalletti ha bisogno di una certezza alle spalle

La filosofia dell'allenatore comporta inevitabilmente qualche rischio. Spalletti vuole una Juventus che costruisca, salga con molti uomini, pressi e tenga il baricentro alto, quando giochi in questa maniera può capitare di concedere una transizione o una conclusione pulita.

Spalletti può lavorare sulla fase difensiva, correggere le distanze e chiedere maggiore aggressività al centrocampo. Ma esistono momenti nei quali non servono schemi: serve semplicemente una parata.

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