Il Quinto Elemento – Juventus-NEC: cinque fattori per ripartire in Europa
La Juventus entra in Europa League portandosi dietro le ferite della sconfitta contro il Sassuolo. La partita con il NEC Nijmegen non rappresenta soltanto l’esordio nella competizione: per la squadra di Luciano Spalletti è già un esame di maturità, equilibrio e personalità.
L’avversario non possiede il blasone dei grandi club europei, ma presenta caratteristiche capaci di creare problemi. Il NEC ha concluso l’ultima Eredivisie al terzo posto, imponendosi come la squadra del campionato con più recuperi offensivi, 326, e azioni difensive, 994. Il valore PPDA di 9,3, il più basso del torneo, racconta una formazione che pressa con intensità e prova a recuperare immediatamente il pallone.
Sarà il primo confronto ufficiale tra le due squadre. Il NEC affronterà invece un club italiano per la seconda volta nella propria storia europea: nel precedente, datato 18 dicembre 2008, superò l’Udinese per 2-0 in Coppa UEFA.
Le assenze continuano a pesare
Il primo elemento riguarda inevitabilmente l’emergenza. Spalletti deve ancora lavorare senza alcuni giocatori determinanti, in particolare Locatelli, Thuram e Yildiz. Ekhator resta indisponibile, Kelly è squalificato e Zhegrova non può essere impiegato perché escluso dalla lista UEFA.
Non si tratta solamente di contare gli assenti. Il vero problema è la riduzione delle alternative in determinati settori. Senza Locatelli viene meno il principale riferimento nella gestione dei tempi, mentre l’assenza di Thuram sottrae progressione e capacità di rompere le linee. Quella di Yildiz, invece, priva l’attacco del calciatore più creativo e imprevedibile.
Cambiaso sta meglio, ma il fastidio alla caviglia suggerisce prudenza. Potrebbe essere convocato senza partire dall’inizio. Spalletti dovrà quindi costruire una formazione competitiva pensando anche alla gestione dei cambi, perché alcuni giocatori appena recuperati difficilmente avranno novanta minuti nelle gambe.
La Juventus non può utilizzare l’emergenza come alibi, ma deve dimostrare di possedere una rosa sufficientemente profonda. Proprio nelle difficoltà si misura la qualità delle seconde linee.
La voglia di riscatto dopo Sassuolo
La sconfitta maturata al Mapei Stadium ha lasciato conseguenze pesanti. La Juventus era riuscita a pareggiare due volte, ma nel finale ha perso equilibrio, distanze e lucidità, permettendo ad Adzic di realizzare la rete decisiva.
Contro il NEC servirà una reazione prima mentale e poi tecnica. La squadra deve trasformare la rabbia in attenzione, evitando di confondere la volontà di vincere con l’obbligo di attaccare senza criterio. Pressare non significa correre in avanti individualmente: occorre muoversi come un blocco, scegliendo insieme quando aggredire e quando abbassarsi.
I numeri europei più recenti offrono comunque indicazioni incoraggianti. La Juventus ha vinto quattro delle ultime sei partite disputate nelle competizioni continentali, con un pareggio e una sconfitta. Sono gli stessi successi raccolti nelle precedenti 17 gare europee, durante le quali il bilancio era stato di quattro vittorie, otto pareggi e cinque sconfitte.
Esiste però anche un dato che invita alla prudenza: i bianconeri hanno vinto soltanto due degli ultimi sei incontri contro squadre olandesi, completando il bilancio con due pareggi e due sconfitte. Il NEC non può quindi essere considerato una formalità.
L’importanza di McKennie nella Juventus
Weston McKennie partirà dal primo minuto. Spalletti lo ha annunciato senza nascondersi, riconoscendo implicitamente quanto lo statunitense possa essere utile in una squadra attualmente povera di centrocampisti disponibili.
McKennie non possiede la regia di Locatelli né la pulizia tecnica di Douglas Luiz, ma offre caratteristiche che diventano preziose in una partita intensa: corsa, fisicità, inserimenti, aggressività e disponibilità al sacrificio. Può giocare in mezzo, allargarsi sulla fascia o accompagnare l’azione alle spalle della punta.
Il suo compito sarà anche quello di aiutare la Juventus a sostenere il pressing del NEC. Gli olandesi cercano di recuperare il pallone nella metà campo avversaria e costringono chi costruisce a prendere decisioni rapide. McKennie dovrà garantire una linea di passaggio, attaccare gli spazi lasciati liberi e partecipare alle seconde palle.
Le sue condizioni andranno gestite, perché arriva da un periodo di inattività e potrebbe non completare la gara. La sua presenza iniziale, tuttavia, può offrire alla squadra quell’energia mancata in alcuni momenti contro il Sassuolo.
Ritrovare la solidità difensiva
La Juventus deve tornare a essere affidabile nella propria metà campo. I tre gol incassati contro il Sassuolo non sono nati esclusivamente da errori individuali: hanno evidenziato una squadra sfilacciata, vulnerabile alle transizioni e incapace di proteggere adeguatamente i difensori.
Il ritorno di Gatti dal primo minuto può garantire aggressività e presenza nei duelli, ma non sarà sufficiente cambiare un interprete. Dovrà cambiare il comportamento collettivo. La linea difensiva dovrà leggere meglio le situazioni, mentre centrocampisti e attaccanti saranno chiamati a ridurre gli spazi tra i reparti.
Il pericolo principale porta il nome di Dusan Tadic. L’esperto attaccante ha partecipato a 36 reti nelle competizioni europee per club, con 18 gol e altrettanti assist: una giocata decisiva ogni 179 minuti. Ben 23 delle sue 36 partecipazioni sono arrivate in trasferta, il 64% del totale.
Il NEC utilizza inoltre esterni a piede invertito, pronti ad accentrarsi verso la porta. Concedere loro campo tra fascia e zona centrale potrebbe diventare molto pericoloso. Servirà una Juventus corta, capace di difendere in avanti senza perdere il controllo delle proprie spalle.
Iniziare bene il cammino europeo
L’ultimo elemento riguarda il significato della partita. Vincere all’esordio permetterebbe alla Juventus di cominciare con il piede giusto, recuperare entusiasmo e affrontare con maggiore serenità i prossimi appuntamenti.
I bianconeri arrivano da tre successi casalinghi consecutivi nelle competizioni europee. Non ne ottengono almeno quattro di fila dal periodo compreso tra novembre 2020 e dicembre 2021, quando raggiunsero quota sei. L’Allianz Stadium deve quindi tornare a essere un vantaggio concreto.
Per Spalletti sarà la quinta esperienza in Europa League dopo quelle con Zenit San Pietroburgo, Roma, Inter e Napoli. Il suo bilancio nella fase a gironi – o nella nuova fase campionato – è significativo: 12 vittorie, quattro pareggi e appena due sconfitte in 18 partite.
La Juventus si affida anche ai propri uomini offensivi. Randal Kolo Muani ha partecipato a sei gol nelle ultime sette presenze europee, realizzando quattro reti e fornendo due assist. Nelle precedenti 25 gare continentali si era fermato a tre gol complessivi.
Anche Koopmeiners possiede numeri incoraggianti: nelle ultime due partite europee con la Juventus ha firmato due reti e un assist, dopo essere rimasto senza partecipazioni al gol nelle prime 17. Contro il NEC potrebbe incidere per la terza gara europea consecutiva, traguardo mai raggiunto in carriera considerando anche le esperienze con AZ e Atalanta.
Una partita per ritrovare la Juventus
Il NEC arriva a Torino senza pressioni e con la possibilità di giocare una partita storica. Quella olandese è appena la quarta partecipazione del club a una grande competizione europea, dopo la Coppa delle Coppe 1983/84 e le edizioni 2003/04 e 2008/09 della Coppa UEFA.
Per la Juventus, invece, questa è già una partita da non sbagliare. Le assenze pesano, ma non possono giustificare un’altra prestazione disordinata. Servono il dinamismo di McKennie, una difesa nuovamente solida, una reazione dopo Sassuolo e la consapevolezza che partire bene in Europa può cambiare rapidamente l’umore dell’intero ambiente.
Cinque elementi, un solo obiettivo: tornare a essere riconoscibili e dimostrare, attraverso il campo, di meritare il livello della Juventus.


