Un dato spaventa, solo il 14,5% di italiani in campo per la Juventus, ecco perchè...
La Juventus è sempre stata una delle colonne della Nazionale italiana, da Zoff a Scirea, da Cabrini a Tardelli, fino alle generazioni successive con Buffon, Barzagli, Chiellini, per decenni raccontare la Juventus significava raccontare anche una parte consistente dell'Italia.
Oggi la fotografia è completamente differente, abbiamo analizzatoi le formazioni iniziali utilizzate da Luciano Spalletti nelle prime cinque giornate della Serie A 2026-27 e il dato è impressionante: su 55 posti complessivi da titolare, soltanto 8 sono stati occupati da calciatori italiani: Significa appena il 14,5%. Il dato è ancora più clamoroso togliendo Vicario
Nelle prime tre giornate gli italiani titolari sono stati Guglielmo Vicario e Manuel Locatelli, contro Sassuolo e Atalanta, invece, Vicario è rimasto l'unico italiano nell'undici iniziale, allora facciamo un secondo calcolo.vEscludendo il portiere, nelle prime cinque giornate ci sono stati 50 posti disponibili nell'undici iniziale per giocatori di movimento.vLe presenze italiane dal primo minuto sono state soltanto tre, tutte di Locatelli.vPercentuale: 6%.
Sei per cento.
Un numero che racconta meglio di qualsiasi discorso quanto sia cambiata la Juventus, non è soltanto una scelta di Spalletti, attenzione però a non attribuire tutto all'allenatore, gli infortuni hanno inciso pesantemente.Locatelli si è fermato per un problema serio. Cambiaso ha dovuto convivere con problemi fisici. Ekhator è indisponibile. Gatti e Rugani, invece, in questa fase non sono stati considerati titolari.
La rosa stessa presenta inoltre numeri molto bassi: gli italiani indicati nella prima squadra erano sette, con ben 15 nazionalità complessivamente rappresentate. Spalletti, quindi, utilizza ciò che ha a disposizione, però la Juventus deve cambiare. Non si tratta di voler costruire una squadra composta da undici italiani, quel calcio probabilmente non esiste più. Il punto è ritrovare un equilibrio.
Una Juventus con il 6% di italiani di movimento tra i titolari utilizzati nelle prime cinque giornate è troppo distante dalla tradizione del club e, soprattutto, rischia di perdere un bacino di mercato che può ancora offrire giocatori interessanti.
Giovanni Carnevali sembra averlo capito.
Palmisani, Raimondo, Romano: questa è la strada.La nuova politica dovrebbe essere molto semplice: individuare i migliori giovani italiani prima della loro esplosione. Lorenzo Palmisani per la porta è un esempio, Antonio Raimondo può diventare un profilo da seguire per l'attacco, Alessandro Romano rappresenta una possibile idea per aumentare qualità e italianità a centrocampo. Non significa comprarli a qualsiasi prezzo e nemmeno preferire un giocatore italiano a uno straniero più forte semplicemente per il passaporto. Significa tornare a conoscere il mercato italiano meglio degli altri.
Anche la Next Gen deve tornare centrale
C'è poi un'altra strada, la Juventus ha investito moltissimo sulla seconda squadra proprio per creare un collegamento tra settore giovanile e prima squadra. Quel ponte deve produrre giocatori, se ogni due stagioni la Next Gen riuscisse a consegnare uno o due elementi realmente pronti per Spalletti, il problema diminuirebbe senza la necessità di spendere decine di milioni sul mercato. E soprattutto tornerebbe a esistere un percorso riconoscibile.
L'obiettivo? Tornare almeno verso il 25-30%
Oggi siamo al 14,5% delle presenze nell'undici titolare nelle prime cinque giornate, oppure addirittura al 6% considerando soltanto i giocatori di movimento, la Juventus dovrebbe provare progressivamente ad aumentare questo dato. Non servono quote artificiali e non deve esistere un italiano titolare per decreto. Ma costruire nei prossimi mercati una rosa nella quale un quarto o circa un terzo delle soluzioni realmente utilizzabili siano italiane
Tornare ad avere un'anima italiana non significherebbe guardare al passato, significherebbe recuperare una parte della propria identità per costruire il futuro.


