Il grido di Iaquinta: "La mafia ci fa schifo. Lotterò per dimostrare l'innocenza di mio papà"
L'ex attaccante di Juve e Udinese e campione del mondo nel 2006 racconta la vicenda che ha coinvolto lui e la sua famiglia
Nel corso dell'intervista concesso all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l'attaccante campione del mondo Vincenzo Iaquinta ha parlato delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto lui e la sua famiglia: "È davvero triste. Io ho giocato quindici anni ad alti livelli, fatto una tripletta in Champions League e ho vinto un Mondiale… Eppure il mio nome viene associato alla ‘ndrangheta per un’accusa infame. Siamo entrati in un vortice più grosso di noi, da cui veniamo risucchiati a ogni sconfitta".
L'ex giocatore ricostruisce la vicenda: "Finiranno per ammazzarmelo in carcere. Ci hanno gettato addosso una quantità immensa di fango. Una volta che scivoli nelle sabbie mobili, è difficile uscirne. Ho fiducia nella giustizia, ma così è dura. Lotterò per dimostrare la sua innocenza. È la battaglia della mia vita. Noi con la mafia non c’entriamo nulla, ci fa schifo".
Iaquinta è stato inoltre condannato con pena sospesa per la mancata custodia di due pistole e 126 proiettili, ceduti a suo padre: "È stata un’ingenuità, ma non fa di me un criminale. Le pistole erano regolarmente dichiarate, mio padre le ha prese senza informare dello spostamento. Mi è stato contestato l’articolo 7: avrei agevolato i clan con armi legalmente detenute. Una follia, sono cose che ti rovinano la vita. Convivo da dieci anni con un incubo che sembra non avere fine".
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