Juventus, umiliazione per tutti: a Genova falliscono giocatori, allenatore e società. Nessuno può chiamarsi fuori
Massimo Pavan
La sconfitta della Juventus contro il Genoa non può essere archiviata come una semplice giornata negativa. Il 2-0 di Marassi è qualcosa di più pesante: è una bocciatura collettiva, una figuraccia che coinvolge ogni componente del mondo bianconero. Dai calciatori all'allenatore, passando per chi ha costruito e gestisce questa squadra, nessuno può sentirsi completamente assolto. La Juventus ha perso una partita, ma soprattutto ha perso sul piano dell'atteggiamento, della determinazione e della capacità di reagire. Il Genoa ha mostrato quello che i bianconeri avrebbero dovuto mettere in campo: aggressività, organizzazione, voglia di arrivare per primi sul pallone.
Una squadra che non reagisce è il problema più grave
Si può perdere contro chiunque. Il calcio è fatto anche di risultati inattesi, episodi sfavorevoli e giornate complicate. Quello che non si può accettare è vedere una Juventus incapace di rispondere alle difficoltà. A Marassi sono mancati i duelli, le seconde palle, le accelerazioni e la determinazione necessaria per cambiare una partita. Il Genoa ha dato l'impressione di avere più fame. La Juventus, invece, è sembrata una squadra che subisce gli eventi senza trovare la forza per modificarli.
Non basta richiamare gli infortuni, le assenze o le difficoltà di preparazione. Sono problemi reali, ma non possono diventare una spiegazione universale per prestazioni di questo livello. Anche con una rosa ridotta, la Juventus deve avere un'identità riconoscibile. Deve essere difficile da affrontare. Deve lottare.
Spalletti ha le sue responsabilità
Luciano Spalletti non può essere considerato l'unico responsabile della situazione, ma nemmeno può essere escluso dalle critiche. La Juventus continua a mostrare problemi di equilibrio, difficoltà nella gestione del pallone e una preoccupante fragilità quando gli avversari alzano il ritmo. L'allenatore deve trovare soluzioni, anche in condizioni di emergenza. Deve riuscire a trasmettere alla squadra una mentalità diversa e a individuare un assetto che protegga maggiormente i calciatori. Se i problemi si ripetono, non si può parlare sempre e soltanto di errori individuali.
La guida tecnica ha il compito di correggere i difetti, non semplicemente di registrarli al termine delle partite.
I giocatori devono assumersi le proprie responsabilità
Poi ci sono i calciatori. E qui il discorso deve essere ancora più netto. Chi indossa la maglia della Juventus deve comprendere il peso di ogni partita. Non è possibile vedere una squadra che alterna qualche prestazione incoraggiante a improvvisi crolli collettivi. A Genova sono mancati concentrazione, precisione e personalità. Troppi errori nella gestione del pallone, troppe occasioni concesse, poca capacità di incidere nei momenti decisivi.
Non servono proclami o dichiarazioni di circostanza. Servono prestazioni. I tifosi non chiedono necessariamente di vincere sempre, ma pretendono che la squadra dimostri di aver dato tutto.
Anche la società deve rispondere
Il discorso non può fermarsi al campo. La dirigenza ha responsabilità nella costruzione della rosa, nelle scelte tecniche e nella gestione di un momento che sta diventando sempre più complicato. Giovanni Carnevali e Giovanni Massara, insieme alle altre figure responsabili dell'area sportiva, devono interrogarsi su quanto sta accadendo. Una squadra con queste ambizioni non può trovarsi continuamente a discutere degli stessi problemi: mancanza di continuità, fragilità mentale, errori individuali e difficoltà nel reagire. La Juventus ha bisogno di una linea chiara e di responsabilità precise.
Contro il Napoli non basta una reazione di facciata
La prossima sfida contro il Napoli sarà un esame importante, ma il problema va oltre i novanta minuti. Anche un eventuale risultato positivo non cancellerebbe automaticamente quanto visto a Marassi. La Juventus deve dimostrare di poter costruire qualcosa di stabile, senza passare continuamente dall'entusiasmo alla delusione.
L'umiliazione di Genova riguarda tutti. Chi gioca, chi allena e chi dirige deve sentirsi chiamato in causa.
Perché quando una squadra come la Juventus perde in questo modo, non esistono innocenti per definizione. Esistono responsabilità diverse, ma un unico fallimento collettivo.


