Juventus, il silenzio della società è assordante: perché nessuno ha parlato dopo la figuraccia di Genova?
Massimo Pavan
C'è un aspetto della sconfitta della Juventus contro il Genoa che merita una riflessione approfondita e che va oltre il risultato del campo: il silenzio della società. Dopo il 2-0 di Marassi, davanti ai microfoni si sono presentati Luciano Spalletti e Weston McKennie. L'allenatore ha chiesto scusa ai tifosi, ha analizzato i problemi della squadra e si è assunto la responsabilità di spiegare una prestazione difficilmente difendibile. Ma la dirigenza? Perché nessuno dei principali responsabili dell'area sportiva ha ritenuto opportuno intervenire pubblicamente? Non è una questione di obblighi formali. È una questione di opportunità, responsabilità e rispetto verso chi segue la Juventus.
Spalletti non può essere lasciato da solo
Quando una squadra attraversa una crisi così evidente, l'allenatore è inevitabilmente il primo a finire sotto accusa. È normale. Spalletti sceglie la formazione, prepara le partite e deve trovare le soluzioni tecniche. Ma la Juventus non è soltanto il suo allenatore. Dietro la squadra ci sono decisioni di mercato, valutazioni sulla rosa, scelte organizzative e una strategia sportiva che coinvolge altre figure. Per questo sarebbe stato importante ascoltare anche una voce della società.
Non necessariamente per annunciare provvedimenti o discutere il futuro della panchina, ma almeno per riconoscere la gravità del momento e spiegare quale direzione si intende prendere. Lasciare che sia soltanto Spalletti a rispondere delle difficoltà rischia di trasmettere un messaggio sbagliato: che tutti i problemi siano concentrati sulla guida tecnica. Non è così.
Carnevali e Massara: servono parole chiare
Giovanni Carnevali e Giovanni Massara sono figure centrali nella gestione sportiva della Juventus. Proprio per questo, in una fase così delicata, sarebbe auspicabile un loro intervento pubblico. I tifosi hanno il diritto di sapere come la dirigenza giudica il rendimento della squadra, quali siano le priorità e quale percorso si intenda seguire per uscire dalla crisi. Non servono frasi di circostanza. Non serve promettere rivoluzioni o alimentare ulteriori tensioni.
Serve chiarezza. Una società forte deve saper proteggere il proprio allenatore quando ritiene di confermargli fiducia, ma deve anche dimostrare di essere presente quando i risultati e le prestazioni diventano insoddisfacenti. Il sostegno interno è importante, ma la comunicazione esterna ha un valore altrettanto significativo.
Il silenzio rischia di aumentare l'incertezza
La Juventus si trova in una situazione nella quale ogni risultato negativo alimenta interrogativi. La posizione di Spalletti, la tenuta mentale dei giocatori, la qualità delle scelte di mercato e gli obiettivi stagionali sono tutti temi sui quali si concentrano le discussioni. Quando manca una presa di posizione pubblica, il rischio è che il vuoto venga riempito da indiscrezioni, interpretazioni e supposizioni. Il silenzio non significa necessariamente assenza di lavoro o di decisioni. La società può naturalmente confrontarsi al proprio interno. Ma dal punto di vista della comunicazione, non parlare dopo una sconfitta così pesante può essere percepito come una distanza dai problemi e dai tifosi.
Ed è proprio questa percezione che la Juventus dovrebbe evitare.
La responsabilità non può essere soltanto di chi va in campo
I giocatori devono dare di più. Spalletti deve trovare soluzioni. Ma anche chi ha costruito la squadra deve assumersi la propria parte di responsabilità.
Se la Juventus continua a soffrire gli stessi problemi, è legittimo chiedersi se la rosa sia stata costruita in maniera adeguata, se ci siano abbastanza alternative e se le caratteristiche dei calciatori siano coerenti con le esigenze dell'allenatore. Sono interrogativi che non possono essere scaricati esclusivamente sulla panchina. La dirigenza deve valutare, decidere e, nei momenti più difficili, anche spiegare.
Contro il Napoli serve una Juventus unita, anche fuori dal campo
Domenica arriverà il Napoli, in una sfida già carica di significati. La Juventus dovrà rispondere sul terreno di gioco, ma sarebbe importante percepire una società compatta e presente anche all'esterno. Non si tratta di chiedere conferenze stampa quotidiane o dichiarazioni a ogni sconfitta.
Si tratta di capire che esistono momenti nei quali il silenzio pesa più delle parole.
Dopo Genova, una voce della società sarebbe stata opportuna. Spalletti ha chiesto scusa ai tifosi. Adesso anche chi guida il progetto sportivo dovrebbe spiegare come intende affrontare una situazione che non può più essere considerata ordinaria.


