Rapporto gufi-ranking UEFA: quando l’antijuventinità è sinonimo di provincialismo
Francesco Carini
In Italia, gli antijuventini sono 40 circa milioni, cifra direttamente proporzionale alla gioia per un eventuale fallimento della Vecchia Signora in Europa. Il campanilismo ha sempre fatto parte del DNA italiano, peraltro, con un numero impressionante di supporters di squadre rivali pronti a festeggiare una sconfitta o un’eliminazione della società di corso Galileo Ferraris dall’Europa.
Che dire? Quest’anno la situazione non è diversa. Davanti alla sciagurata sfida di Istanbul, al gol di Sneijder i sismografi potevano registrare delle scosse telluriche impressionanti in città come Milano e Napoli, di intensità molto vicina a quelle sprigionate per la vittoria del mondiale del 1982.
Comunque, anche se l’interesse nazionale è spesso sottovalutato rispetto a quello del proprio “orticello”, i milioni di gufi quest’anno dovrebbero tifare Juventus e di conseguenza Italia, alfine di evitare l’ennesima figuraccia e passare al quinto posto del Ranking UEFA, superati nell'annata 2014/2015 anche dal Portogallo, in virtù del passaggio al nuovo quinquennio e alla relativa cancellazione della stagione 2009/2010, quando l’Inter vinse l’ultima Champions League targata made in Italy.
I lusitani allo stato attuale rischiano di presentare in semifinale di Europa League ben due club, Benfica e Porto, che, sulla carta, potrebbero regalare ai loro compatrioti 3 punti, mentre la Fidanzata d’Italia, anche in caso di vittoria nella finale di Torino, si fermerebbe a quota 1,7.
Che dire? Le decine di milioni di tifosi juventini sparsi in tutto il mondo riescono a incitare la corazzata di Conte in modo più che degno e caloroso, ma, considerando la drammatica condizione di declino del nostro calcio, sarebbe doveroso il sostegno da parte di altri colori per un traguardo importante, che salverebbe letteralmente la faccia a tutte le compagini di casa nostra che non sono riuscite a qualificarsi per le fasi finali di una competizione europea.
Comunque, con un eventuale scivolone alla quinta posizione del Ranking UEFA, il Bel Paese non perderebbe il terzo posto in Champions, anche se c'è ugualmente poco da stare allegri, considerando che stavolta c'è in ballo qualcosa di più importante: la dignità.


