Considerazione a margine: la Juve conta zero per la Uefa
Andrea Antonio Colazingari
Lungi dal cercare giustificazioni ad un'eliminazione probabilmente meritata, è però inevitabile riflettere sul peso politico della Juventus in Europa. Alla vigilia della semifinale di ritorno, il Benfica aveva astutamente messo le mani avanti gridando al complotto Uefa ai propri danni: scopo della trama ordita a Nyon? Spedire i bianconeri direttamente in finale, nel proprio bellissimo impianto e poi, a coppa vinta, addirittura a Cardiff per sfidare i campioni d'Europa. Ipotesi ai limiti dell'assurdo per una nazione di sportivi con la "s" maiuscola; plausibile in Italia, dove la dietrologia impera e a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia quasi mai. La Juventus tira più del Benfica, questione di marketing: vuoi mettere un Juventus-Siviglia rispetto ad un Benfica-Siviglia? E poi un'italiana non vince una coppa europea da secoli: quasi quasi...
Tutte supposizioni ardite che però, a pensarci bene, potevano avere un fondamento. Quale? Il pasticcio di Istanbul. Per farla breve, era ipotizzabile ieri un arbitraggio "casalingo" (lo stesso di Lisbona a favore del Benfica, niente di più), il minimo che la Uefa potesse fare dopo la farsa della "Turkish Telekom Arena" e l'eliminazione bianconera dalla Champions avvenuta sul campo di patate turco. Niente, manco per idea. Il severo Clattenburg è stato tutto tranne che casalingo. Ha tollerato entrate da dietro di difensori e centrocampisti in maglia rossa, continue perdite di tempo e ha sorvolato sul mano di Luisao in area portoghese, un'occasione che un direttore di gara casalingo, per l'appunto, non si sarebbe fatto sfuggire.
Il ragionamento ci conduce ad una logica domanda: qual è il peso politico specifico della Juventus, al momento il più forte club italiano, a Nyon? A giudicare da Istanbul e da ieri sera, prossimo allo zero.
Le coppe si vincono anche dalla scrivania e non solo sul campo. In Corso Galileo Ferraris ne tengano conto.


