LA RIVINCITA DI MARCHISIO
Nicola Iuzzolino
Una stagione fa, di questi tempi, Marchisio era finito ai margini del progetto bianconero. L'infortunio rimediato in supercoppa ed un lentissimo recupero della condizione lo avevano costretto per mesi e settimane ad osservare i compagni di squadra dominare in campo nazionale dall'alto della tribuna. Impotente e fragilissimo dinanzi a quel doloroso problema al ginocchio. Nessuno, nel mondo bianconero, lo aveva mai messo in discussione. Nemmeno quando tornato a disposizione di Conte non riusciva a riprendersi le chiavi del centrocampo come era solito fare un tempo. Palloni persi malamente, corsa affannosa dietro l'avversario. E quel vizio del gol che sembrava sparito. Claudio era diventato l'alter ego di se stesso.
Debole, timoroso, aveva perso quelle convinzioni con le quali aveva edificato la sua carriera. Mentalmente instabile, per nulla sereno con sé e ciò che lo circondava, sprofondava sempre più giù nel baratro della critica. Da quei saprofiti giornalisti, che nei "casi calcistici" trovano sempre opportunità di lucro, fino ai propri tifosi, Marchisio aveva perso l'appoggio comune che lo rendeva forte, trovandosi a lottare, per larghi tratti della stagione, solo contro tutti. Non a caso venne spesso fuori il discorso legato alla sua ipotetica cessione, coi rimorsi di chi avrebbe ritenuto ottimo affare l'accordo col Manchester United l'estate prima.
Niente e nessuno giocava a suo favore. Solamente Conte manteneva fede al suo credo. Gli altri, improvvisamente, erano diventati tutti agnostici. Troppo evidente il dislivello coi compagni di reparto, tra le prestazioni sue e di tutti quegli altri. Pogba, poi, si era consacrato definitivamente come mezz'ala sinistra e mai nessuno sarebbe stato in grado di schiodarlo anche solo parzialmente da quel posto meritato. L'unica alternativa che gli rimaneva era quella di lavorare silenziosamente, come aveva sempre fatto, e recuperare quanto prima il trono usurpatogli. Inutile dire quanto tempo abbia impiegato per tornare a dei livelli accettabili. Roba che un Marchisio approssimativamente vicino a quello dei primi scudetti si era visto solamente nelle ultime giornate di campionato. Con qualche picco d'eccezione nel periodo primaverile.
Ma se alcuni tifosi e giornali non hanno mai avuto nella pazienza e comprensione il loro punto di forza, il calcio ha invece saputo restituire, con le giuste tempistiche, quanto sottratto al povero Claudio nel giro di un anno, riportandolo meritatamente sulla cresta dell'onda. Al centro del nuovo progetto di Allegri e punto cardine della Juve che verrà, Marchisio è senza alcun'ombra di dubbio l'uomo simbolo del cambiamento gestionale operato sulla panchina bianconera nel corso dell'ultima estate. Convertito a regista di centrocampo con l'infortunio di Pirlo, sta impressionando, in queste prime uscite stagionali, soprattuto per la sua abilità di calarsi perfettamente nel ruolo, abbinando al suo impiego di tessitore di trame anche quello di recupera palloni. Due fasi di gioco in uno stesso giocatore, inventiva e concretezza al servizio della squadra. La generazione 2.0 del classico faro di centrocampo.
Che il principino si sarebbe ripreso il palcoscenico da protagonista, ribaltando i pareri dell'opinione pubblica, qualcuno lo aveva già pronosticato in passato, ma se ora gli elogi fioccano quotidianamente sui giornali, il merito è soltanto suo. Di lui, che non ha smesso mai di correre per questa maglia e volere fortemente un posto di primo piano. E degli altri, pochi, che la fiducia nei suoi mezzi tecnici non l'hanno mai persa. Con buona pace di chi lo aveva già indirizzato da altre parti. Magari su un aereo internazionale direzione Manchester.


