TEVEZ a La Repubblica: "Possiamo vincere la Champions e fare il triplete. Nessuno più forte di noi. Tornerò in Argentina, ma non so quando"
Redazione TuttoJuve
Carlo Tevez ha rilasciato una lunga intervista a Emanuele Gamba, pubblicata stamane sul quotidiano "La Repubblica".
CHAMPIONS - "La Juventus può vincere la Champions? SÌ. Dortmund ha dimostrato che possiamo arrivare lontano. Dipende da noi. Non dipende anche dal Barcellona o dal Bayern o dal Real o dal Monaco? La Juventus può battere chiunque e lo ha dimostrato. Non ci sono squadre fuori dalla nostra portata. Neanche una. Avverto le stesse sensazioni di Manchester? È una situazione diversa. Là c’erano dei campioni incredibili: Cristiano Ronaldo, Rooney, Giggs, Ferdinand, Scholes. Io penso che invece adesso c’è una squadra. Noi siamo durissimi da battere. Come l’Atletico Madrid un anno fa Come l’Atletico Madrid. Ma con un finale diverso. Perchè in Europa ci battevano? Perché pensavamo di aver vinto già prima di giocare, ma ora abbiamo imparato, ne abbiamo parlato. Oggi siamo più tranquilli. È la tranquillità di Allegri. È riuscito a far passare questo messaggio e la squadra lo ha capito, ma non fatemi fare paragoni con Conte. Allegri ci dice di giocare tranquilli, e che prima o poi il gol faremo. E noi adesso tranquilli giochiamo. Si può sognare il triplete? Si può fare. Sognare non fa male. Perchè in Champions non segnavo? Perché adesso in Champions gioco sempre. A Manchester c’era un Ronaldo fantastico, veniva prima di tutti. Adesso identificano me come il leader, e mi dà fiducia anche se non mi sento tale: allo United ho vinto tutto, ho vinto sempre ed è quello che conta, non ho bisogno di sentire l’importanza del mio ruolo. Ho bisogno di vincere. Il nostro rivale per la Champions? Penso il Bayern. Perché? In realtà non lo so esattamente. Quando torno a casa da Vinovo stacco dal calcio, non vedo la televisione. A me piace tantissimo giocarlo, ma guardarlo non tanto. Io di calcio non so niente ma so tutto di Violetta, la beniamina delle mie figlie. Vedremo se al piccolo piaceranno le partite, adesso è ancora presto. Risulta difficile immaginare Tevez che canta Violetta? E mi immaginate ai fornelli? No, vero? Eppure sono un bravissimo cuoco, preparo di tutto, sono bravissimo anche con le ricette italiane. Tutti pensano che io sia un duro, uno stronzo, invece sono un romantico che vive per la famiglia. E non faccio in tempo ad arrivare nell’albergo del ritiro che già mia moglie mi scrive che le manco. Non sembra, ma io sono così".
IL PATTO - "Questo è il miglior Tevez di sempre? No, quando era al Boca volavo. È il Tevez più libero di sempre? I compagni e Allegri mi danno tanta fiducia, sono contento di come il mister mi chiede di giocare. Abbiamo fatto una specie di patto: quando ho la palla posso fare quello che voglio, quando difendiamo devo però eseguire compiti ben precisi, perché quando ci difendiamo abbiamo un ordine generale. Mi piace stare a contatto con la palla, se non arriva me la vado a prendere. Contro l’Empoli mancavano Pirlo e Marchisio e allora andavo a farmela dare da Buffon. È divertente".
LEADER - "Come faccio a essere leader senza parlare italiano? Mi faccio capire. A volte faccio fatica a concentrarmi, dopo la partita sono stanco e devo parlare usando il linguaggio che mi viene da dentro, quindi lo spagnolo. Ma leader devi esserlo sul campo, facendo una corsa di più quando la squadra ne ha bisogno. Quando mi davo alla macchia al City? Al City ho sbagliato. Non c’era più fiducia tra noi e ho reagito sparendo. Mi sono comportato male, lo so. Ma qui la fiducia non me l’hanno mai tolta".
I GOL - "Quando non segnavo in Champions, non ho perso fiducia in me? È un problema degli attaccanti che leggono sui giornali da quanti minuti non segnano. Io neanche me ne sono accorto di essere stato sei anni in Europa senza fare un gol. In serie A troppo facile? Ma guardate che è molto più facile segnare in Premier: la palla va e viene di continuo, c’è un’azione di qua e una di là, il centrocampo non esiste, si pensa solo a fare gol. Qui capita di vedere un attaccante contro cinque difensori, è molto molto più difficile che in Inghilterra. Non buttatevi giù: il campionato italiano è sempre di alto livello".
IL FUTURO - "Sogno l'argentina? Sono in Europa da tanti anni, ho bisogno della mia famiglia, di tornare a casa mia. Mi mancano mio padre, mia madre, mio fratello. Stare dieci anni lontano è dura. Non mi posso lamentare, tutti mi hanno trattato bene, ma la mia vita è là, la mia mentalità è argentina, il mio desiderio è Buenos Aires. Nemmeno il rapimento di mio padre ha intaccato questa volontà. Io e tutta la famiglia siamo tifosi del Boca, voglio giocare con quella maglia ancora una volta. Nel 2016? Quando non so. Ma tornerò a casa. Certo, la gente preferirebbe che la famiglia Tevez si trasferisse in blocco a Torino. Qui sto bene, ma la mia vita è là. Io sono familiero, come diciamo noi".


