Nessun dorma, c’è ancora una finale da vincere
Massimo Reina
L'appagamento dopo un torneo strepitoso, culminato con la vittoria del quinto scudetto consecutivo, è un rischio naturale nel quale si può incorrere anche se sei abituato a vincere sempre, soprattutto se l’ultimo trionfo è scaturito da una straordinaria quanto difficile rimonta. Senza contare poi la questione calciomercato che già impazza da settimane e che in qualche modo potrebbe sviare le attenzioni di qualche diretto interessato dalle questioni legate al campo di gioco. Da questo punto di vista auspichiamo nelle capacità di Massimiliano Allegri e dei senatori della squadra di tenere alta la concentrazione nello spogliatoio e di mantenerla viva anche in coloro che sono alla prima stagione in maglia bianconera: si resti vigili, non si abbassi la guardia di un centimetro, non si dia per scontata la vittoria contro un avversario meno debole di come possa apparire in seguito alle ultime vicende di campionato. In fondo parliamo sempre di Milan, non di una squadra qualsiasi.
Sabato all’Olimpico di Roma la squadra bianconera avrà a disposizione un match ball da non fallire per aggiudicarsi la sua undicesima Coppa Italia, la seconda consecutiva dopo quella dello scorso anno. Nulla però è scontato, e la gara sarà presumibilmente una battaglia che i rossoneri giocheranno col coltello tra i denti, consapevoli che hanno tutto da perdere da una sfida che per loro è come la panacea di tutti i mali, la gara salva stagione. E allora attenti a non peccare di presunzione, a non sottovalutare l'avversario, che come detto prima morto non è, anche se lo sembra, e a non dare nessuno per spacciato o tutto già per acquisito.
Pogba e compagni dovranno riservare la massima concentrazione su ogni palla, su ogni intervento, giocare con una certa furia agonistica ma facendo pure attenzione a non esagerare e a non perdere lucidità: attenzione massima quindi pure per i piccoli gesti, per i contatti più banali, specie in area di rigore. Qualsiasi cosa, insomma, possa influenzare l'arbitro e i suoi assistenti, che potrebbero tra l’altro arrivare alla partita già carichi negativamente.
Questo “grazie” ai soliti rosiconi che stanno cercando di alimentare la vigilia del match coi soliti discorsi triti e ritriti, tirando in ballo di tutto per cercare di creare tensioni, perfino la convocazione in Nazionale di Bonucci e la reazione negativa della Juventus. E non parliamo dei milanisti, i quali non stanno dicendo nulla di male e anzi sono concentrati anche loro sulla partita, ma di quegli ultras in giacca e cravatta che via Tv e giornali sostengono club estranei alla finale, ai quali però evidentemente non è rimasto altro ormai che “tifare” contro la Vecchia Signora per cercare qualche misera soddisfazione nella loro grama vita di tifosi senza vittorie. Perché purtroppo in Italia le prestazioni, il rendimento, la componente tecnica di un match sono considerati dettagli, mentre le cose importanti sono altre: i rigori dati o non dati, le moviole, le partite spostate, i borboni, Marte in Saturno, le prospettive e le geometrie fantasiose, e così via. Non vogliamo ovviamente fasciarci la testa, né mettere le mani in avanti come fanno gli altri, ma solo invitare tutti a stare all'erta. Perché come sempre, quando si affrontano squadre serie come Juventus e Milan, ci auguriamo che a parlare alla fine sia il campo, il calcio giocato. E che a prescindere dal risultato finale e dalla storica rivalità tra le due tifoserie, che sia comunque una festa sugli spalti e non, prima, durante e dopo la gara. Per una questione di civiltà da impartire, perché no, all’Italia intera e a chi ci guarderà dall’estero.


