Il "nove" che tutto muove
Caterina Baffoni
Si potrebbe scrivere molto, moltissimo sulle gesta e su come Gonzalo Higuain abbia letteralmente distrutto il record di gol in Serie A in una sola stagione. Come dimenticare un'autentica macchina da gol che è stata capace di mandare in delirio tutte le difese del campionato? Eccezion fatta per la deviazione provvidenziale con la punta del piede di un certo Leonardo Bonucci sulla spizzata vincente dell'argentino. Certo, c’erano tutti i presupposti perché il Pipita raggiungesse questo obiettivo, ma quel gol mancato… Beh quello non se lo poteva aspettare davvero nessuno. Lui è così, un centravanti non pensante. Un mastino che punta solo ed esclusivamente al suo istinto.
Stop di petto e senza pensarci troppo una rovesciata, un colpo di testa, tacco, esterno, suola o punta che sia, sa trasformare il pallone in un proiettile che si schianta alle spalle dell'estremo difensore. Reti che racchiudono tutta la stagione di un fenomeno atterrato in Italia e capace di segnare 71 reti in sole 3 stagioni: tecnica, potenza e velocità di esecuzione. Era da 66 anni che reggeva il record di 35 gol dello svedese Gunnar Nordahl (stabilito nel campionato 1949/1950, giocando nel Milan). Sessantasei anni. Ma c’è di più. Pensare che questo giocatore possa fare reparto con un certo "Dybala", non può far altro che esaltare le menti e tutte le fantasie di ogni amante del calcio che si rispetti.
Limitarci a contare il numero di volte che Higuain ha segnato non renderebbe giustizia alla splendida stagione disputata da lui, e da un ragazzino, Paulo, che sa fargli concorrenza molto ma molto bene. A Torino infatti, è già divenuto l'idolo dell'intero popolo bianconero.
Se poi segnare 36 gol vi sembra già di per sé una cosa incredibile, immaginate di sommarli ai 23 gol segnati in 46 presenze della Joya, e fermatevi a pensare che coppia formerebbe Higuain e il 21 bianconero: siamo oltre la media di un gol sicuro a partita, affidandoci alla statistica infallibile.
L’habitat naturale del Pipita, di quello che potrebbe realmente diventare il numero 9 per eccellenza bianconero, è l’area di rigore, lì a segnato 32 reti del suo primato stagionale, realizzando 47 dribbling.
Insomma, il calcio è un gioco di squadra ma nessuno si offenda se questo Napoli ha portato il nome e il cognome di Gonzalo Higuain in un'intera stagione. È stato lui, con la sua classe e col suo carattere, a incanalare il corso della stagione partenopea.
Segna come è difficile veder segnare. E’ un mostro, una meraviglia sotto porta. E’ la conferma che esiste una relazione tra i numeri e la forza di un giocatore. E’ la dimostrazione del suo contrario, pure. E’ il classico "assassino di occasioni". Accadeva a Madrid, dove è di fatto diventato qualcuno e dove però rischiava di restare nessuno, anche meno.
Non sbaglia mai, dicono. Errore: ne sbaglia ancora di gol importanti, come qualcuno gli addita soprattutto nei match che contano. Ma se è vero che è la somma a fare la differenza, si sbriciola tutte le tesi di chi potenzialmente è pronto a criticarlo. Perché dietro ogni attaccante che segna tanto, tantissimo c’è un attaccante che sbaglia tanto. La straordinaria stranezza del calcio. Alzi la mano chi non ha mai visto un Ronaldo, un Messi, un Crujiff (ecc.) non sbagliare mai. Appunto.
Sbagliare è funzionale, spesso. Sbagliare è fisiologico, altrettanto spesso. Più tiri, più sale la percentuale d’errore, è statistica. Il goleador è e fa la differenza. Una parola per tutti. Fa tutto bene, ha tempi giusti, modi giusti, tecnica giusta, la preparazione giusta, capace di sfaldare in un momento ogni difesa.
Ecco che ad un tratto arriva la partita, arriva quella occasione, europea, che dalle parti di Torino manca da troppo tempo, Quello è il momento in cui lui e il portiere, uno contro l’altro, lui e la porta, lui e il pallone, lui e le sue deboli certezze castigano l'avversario per approdare nello scenario di gloria. E’ diventato il tormento per il tifoso bianconero che solo quella caratura di bomber, se poi gli si affianca pure un certo talento come Dybala, può smentire.
Perché è questo il meccanismo: la considerazione, il giudizio sono dell’emotività del tifoso che marchia un giocatore in relazione a un momento. la freddezza e la lucidità di scrivere la storia del calciatore spietato.
Un calciatore, Gonzalo, che potrebbe seriamente aprire un capitolo indelebile nella storia juventina del calcio.


