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Gli eroi in bianconero: Jan ARPAS

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
08.11.2010 18:32 di Stefano Bedeschi    per tuttojuve.com   articolo letto 1532 volte

Estate 1947. Liquidati Korostelev e Vycpalek, la Juventus si gettò nuovamente sul mercato cecoslovacco per rinnovare il parco-stranieri: al posto del deludente “Cesto”, i bianconeri pescarono nelle file dello SK Bratislava, una delle formazioni più in voga di quegli anni, una mezzala che non aveva mai indossato la maglia della Nazionale boema, ma le cui qualità erano state decantate da tutti gli osservatori: Jan Arpas.

Con lui doveva arrivare anche il terzino Stanislav Kocourek, astro emergente nella difesa del mitico Slavia; costui, però, non ottenne mai il nulla-osta e fu costretto a rimanere in patria. Arpas giunse a Torino accompagnato da una fama di ottimo ragionatore e grande tiratore dal limite; armi con le quali avrebbe dovuto scardinare le retroguardie italiane non più “metodiste” e non ancora “sistemiste”.

Purtroppo, la sua presenza fisica denunciava molti anni in più di quelli dichiarati dal passaporto: il documento portava 1918 alla casella dell’anno di nascita ma, probabilmente, il boemo era di almeno cinque anni più vecchio. Debuttò col botto; nell’esordio di Alessandria segnò due goals, impressionando per lucidità mentale e prontezza sotto rete. Esaurì forse le sue energie in quei primo incontro; da quel giorno la sua partecipazione si fece sempre più rarefatta, ed il peso del suo gioco si affievolì in poche settimane.

Gli venne spesso preferito l’uomo-ovunque Pietro Magni, il giocatore capace di vestire con la stessa maestria la maglia di terzino come quella di centravanti. Nel frattempo, la sua formazione d’origine stava scoprendo un talento chiamato Ladislav Kubala, uno dei più grandi calciatori espressi dal football ceco.

Pian piano, Arpas si isolò dal resto della truppa, facendo vita per conto suo e mantenendo i rapporti con dirigenti e compagni di squadra solamente in occasione delle partite.

Verso la metà di aprile del 1949, un martedì, il tecnico Renato Cesarini si accorse dell’assenza di Arpas sul campo di allenamento: qualcuno lanciò una malignità, sostenendo che fosse ancora nel suo letto nonostante l’ora tarda. Cesarini, più smaliziato dei suoi ragazzi, sospettò una fuga del boemo: non fece in tempo a curarsi di organizzare un controllo che la segreteria della società informò i presenti dell’arrivo di un cablogramma proveniente da Bratislava.

Con quel messaggio, Arpas comunicava alla Juventus di aver fatto buon viaggio e di aver trovato la famiglia in ottima salute con la preghiera di inviare, “senza fretta”, il nulla-osta per potersi ritesserare per la sua squadra del cuore. Niente da dire, un vero gentiluomo.
 


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