In campo, qualcosa sta cambiando: la Juve è più squadra. Se anche la tifoseria lo diventasse....
Enrico Danna
Qualcosa sta cambiando, in queste ultime due gare, o almeno, vedendo le partite dal vivo, si percepisce qualcosa di diverso e di estremamente positivo. Sarà per gli schiaffi presi a Genova, sarà che la condizioni fisica sta migliorando, sarà che il giocare insieme sta iniziando a produrre frutti, saranno gli infortuni di alcuni elementi fondamentali per la squadra (in campo e fuori), o sarà per mille altri motivi ma, nelle sfide contro Atalanta e Dinamo Zagabria, si è avuta la piacevole sensazione di un gruppo decisamente più compatto, coeso, dove tutti cercano di dare quel qualcosa in più per aiutare il compagno. Questa sensazione, già avvertita nella gara contro gli orobici, è stata confermata anche ieri sera, nella partita vinta contro i croati. Lasciando da parte il valore dell'avversario (Dinamo), non certo tra i più forti ( per usare un eufemismo), ciò che ha colpito l'occhio, dagli spalti, è stato proprio lo spirito di squadra con cui i ragazzi sono scesi in campo. Sia chiaro, non che sino a dieci giorni fa fossero mancati impegno e partecipazione (ad eccezione della gara di Genova), ma l'impressione che si aveva, era quella di tante figurine più atte a pensare a se stesse che all'insieme di squadra. L'emblema di questa non banale metamorfosi, è assolutamente Mario Mandzukic, autore di prestazioni sontuose in entrambe le gare: attaccante, centrocampista, difensore (e poi forse magazziniere, barista, cuoco a tempo perso) e chi più ne ha più ne metta. Tutti però, stanno dando qualcosa in più. Lo dimostra il fatto che, chi perde la palla, cerca immediatamente di recuperarla, spesso aiutato da almeno un compagno. Ed è questo lo spirito giusto per proseguire il cammino, per cercare di rendere questa stagione calcistica indimenticabile. Se si sia trattato di un caso, di un fuoco di paglia, oppure se si stia raggiungendo una nuova consapevolezza d'insieme, ce lo diranno le prossime tre, difficilissime gare.
Torino, Roma e Milan, sono tre incroci che diranno molto, oltre ad assegnare il primo trofeo stagionale (Supercoppa). Sarebbe opportuno che una maggior unità di intenti venisse raggiunta anche dalla tifoseria bianconera, troppo spesso incline a critiche perverse e morbose. Nel calcio, come nella vita, nulla è scontato. Dopo cinque anni di vittorie, continuare a vincere è quanto di più difficile di possa essere, per tanti motivi. Pare invece che, per molti, tutto quanto sia dovuto, e cada dal cielo. Essere in testa al campionato ed aver concluso il girone di Champions al primo posto, non basta. Bisognerebbe vincere tutte le gare dieci a zero, giocare a spron battuto per 95 minuti, fare veroniche, rovesciate e gol da fantascienza ogni domenica. Higuain dovrebbe fare gol ogni volta che tocca la palla, Pjanic fare almeno 10 assist a partita, la difesa non subire mai una rete, e via dicendo. Leggendo i commenti sui social, sentendo le voci allo stadio o nelle pseudo trasmissioni televisive, sorge spontanea una domanda: qualcuno di questi criticoni, ha mai giocato a pallone? Ognuno risponda per sé. Fino alla fine.


