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SOTTOBOSCO - Il senso di Madama per la Champions. La partita vista dalla Curva. Ora chiamatela BBBCM. Retroscena Camp Nou: ecco cosa è successo. Loro non si smentiscono mai. Caso Benatia, la soluzione...

autore
Andrea Bosco
per Tuttojuve.com
mercoledì 10 maggio 2017, 18:53Primo piano
autore Andrea Bosco
10.05.2017 18:53Primo piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

IL SENSO DI MADAMA  PER LA CHAMPIONS

Dio, quanto amo questa squadra! Non solo perché vince ( quasi) sempre. Non per la sua spartana   dedizione ai piani partita di Allegri. La amo per le sue imperfezioni, in un collettivo perfetto. La amo per le distrazioni e le fragilità: la amo perché anche quando domina, risulta umana. Non è straripante come il Milan di Sacchi. Non è irritante per tecnica come Il Barcellona di Guardiola. Non superba come quasi tutti i Real Madrid della storia. E' imperfetta, profondamente italiana, Madama. Con un calcio dalle radici antiche e dai dettagli modernissimi. Nessuno al mondo, oggi, gioca come la Juventus. Perché nessuno ha i giocatori che ha la Juventus. La puoi trovate a difendere in dieci davanti a Buffon. Ma la puoi trovare, armoniosa come una farfalla, in contropiede direttamente da una rimessa laterale . Dall'implacabile calvinismo di Conte, la Juventus da tre stagioni si è consegnata al kantismo di Allegri. Mantra del tecnico livornese la “Critica della ragion pratica” del filosofo nato a  Kaliningrad. L'azione morale che tiene conto del “dovere” nel compierla. Con un “imperativo categorico“  che sta nel dna della Juventus: fino alla fine. E' il senso di Madama per la Champions. Il calcio di Allegri, che a volte sembra nascere dall'improvvisazione del singolo, è viceversa diabolicamente “loico“. L'istinto che fa sivoreggiare Dybala con tunnel e dribbling, messo a regime dallo schema che ti impone di servire il compagno  smarcato. La Juventus a volte sembra fragile, ma è solo un'impressione. La gara allo Stadium contro il Monaco ha dimostrato una volta di più il valore precipuo dei penta-campioni d'Italia:  avere la capacità di far giocare agli altri la gara che Madama si prefigge.

Sono andato allo Stadium con tre amici, Andrea, Pier e Luca. Sedotto da una idea meravigliosa: vederla dalla curva, dal secondo anello. Non dalla tribuna stampa dove potevo farmi accreditare. Non dalla tribuna vip che avrei potuto permettermi. Ma dalla curva, come facevo prima di consegnarmi alla professione, nei miei verdi anni del liceo. Ci sono andato: con al collo la sciarpa che da anni non usciva dal cassetto. Ci sono andato, immergendomi in quell' eccitante rito pagano che è il calcio. Dove si diventa improvvisamente fratelli di chi non conosci. Dove ti indigni, ti sgoli, esulti senza pudore. Anche se i tuoi capelli sono grigi. Anche se per lavoro, hai visto millanta gare, millanta vittorie e millanta sconfitte.

Davanti a me due energumeni, di quelli che se li incontri di notte gli allunghi il portafoglio anche se non te lo chiedono, dirigono  i cori degli ultras. Ma accanto a me una famigliola con due bambini: la femmina un poco distratta, il maschietto con la sua bandierina bianconera e la maglia di Mario Mandzukic. Già: il croato delle montagne che non ride mai e che al gol che ha schiodato il risultato si è consegnato alla curva che lo adora. Perché, sì il tapin vincente che ha condannato Subotic è stato “spinto“, al secondo tentativo, dalla curva. Mario Mandzukic che ha aggiornato la BBBC. Converrà chiamarla BBBCM d'ora in avanti. Perché se la difesa è uno spettacolo per come gioca e come durante la partita si “ parla “ , Mario Mandzukic è una addizione basilare quanto Dani Alves. Gara perfetta quella del brasiliano, con tanto di eurogol. Ma Mandukic è quello che consente all'attacco di avere un punto di riferimento, al centrocampo un interno che fa legna, alla difesa un terzino aggiunto. La faccia di Manzukic, dopo l'entrata vigliacca di Glik sul flessore di Higuain, inspiegabilmente non sanzionata dall'arbitro e ignorata dai suoi assistenti, era del tipo: “ Ti conviene girare al largo“. Sugli spalti in un fragore assordante, il popolo bianconero illustrava a squarciagola l'inconfessabile mestiere della mamma del polacco.

Uno degli energumeni ha detto: “Ci fosse in campo Montero non usciva dal campo con le sue gambe“. Ma questa Juventus è diversa da quella di Montero. E' una Juve che sa tenere i nervi a posto, anche dopo provocazioni pesanti .

Al ritorno verso Milano, dopo il consueto collegamento con Dario Ronzulli e Tmw Radio nei pressi di Novara, mi sono sentito con Nick de Bonis: uno dai sentimenti veri. Voi conoscete l'incredibile voce “da radio“, priva di inflessioni di Nick. Beh, Nick era commosso. Con la voce rotta, velata di accenti romaneschi mi ha detto: “Solo felice, Andrea. Andiamo a a Cardiff“ . 

A Pero ho fatto benzina. Dietro di me una vettura con due che indossavano le sciarpe bianconere. Hanno visto la mia, abbandonata sul sedile posteriore. Uno mi ha detto:  “Stavolta è la volta buona: la portiamo a casa“.

Imboccato Viale Certosa, mi è arrivata la telefonata di Marcello Chirico. Ci sentiamo ogni notte. “Cardiff, olè“ esultava dentro al cellulare Marcellone, per il quale la Juventus è una fede, oltre che una quotidiana occupazione su Top Planet .

Adoro, questa squadra. Persino più della prima ,indimenticabile, dei miei sette anni a Ferrara contro la Spal, con i due Hansen e Boniperti centravanti. Persino più della celestiale Juve di Boniperti regista con Charles e Sivori. Più di quella operaia di Heriberto Herrera. Più di quella stellare con Del Piero e Pavel Nedved .

 C'è un rito che si ripete prima di ogni gara: Pavel, il vicepresidente ,che va sotto alla curva, dove gli ultras lo chiamano. Lui si batte il petto e invita a cantare. A sostenere la squadra.

La Juve nel suo fortino (dove prima dell'inno e delle formazioni va in scena uno spettacolo di luci stile NBA),  fa davvero paura.

La Juventus va a Cardiff, in finale di Champions, per la seconda volta in tre anni. Non importa quale avversario dovrà incontrare. Posso rivelarvi cosa è successo nello spogliatoio a Torino, dopo la gara del Camp Nou. Ha detto la Juve al suo capitano: “Andiamo a vincerla. Per la società, per i tifosi, per noi stessi. Ma andiamo a vincerla soprattutto per te, capitano“ .

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La Juventus di Massimiliano Allegri sembra una squadra in missione. Una “companeria“ che andrà  in Galles decisa a riportare a casa la Coppa dalle Grandi Orecchie. Con forza e umiltà. Con la consapevolezza di essere tornata la Juventus : una squadra speciale . A Cardiff senza paura. E come sempre: fino alla fine .

“LORO” NON SI SMENTISCONO MAI

Non si smentiscono mai. “Loro“, sono così. Sprofondati nelle sabbie mobili di una stagione vergognosa, hanno trovato il modo di prendersi la scena. Martedì, ore 22.30. Mentre mi godo il finale di Juve- Monaco, mi arriva sul cellulare la notizia che “loro“ hanno esonerato Pioli, che hanno ingaggiato Walter Sabatini come supervisore sportivo. E che sempre  loro “ dopo aver consegnato la squadra al fumantino allenatore della Primavera, Vecchi, hanno già indetto un nuovo casting : Conte, Spalletti e Simeone in pole . La Juventus in finale di Champions passa velocemente in secondo piano. Perché “loro” gli allenatori li segano alle 22.30 mentre gli altri stanno vivendo un  sogno. “Loro” sono così. Sono sempre stati così. Non cambieranno mai. Ci sono giorni nei quali non riesco a pronunciare il nome di quella squadra, tanto mi girano gli zebedei. Oggi, è uno di quelli. Converrà che Madama rammenti. La prossima stagione, ovviamente.

FUORI LE REGISTRAZIONI

Spendo poche parole per l'insoluta vicenda Benatia. Per quell'insulto razzista, partito non si sa bene da dove. E per il quale Rai e Juventus si stanno palleggiando le responsabilità. Non ho voglia di entrare in noiosi dettagli tecnici. L'ho fatto ieri a Top Planet. Dico solo una cosa. Per venire a capo della vicenda, la Rai produca le registrazioni. Della puntata di “Calcio Champagne“ e delle comunicazioni interne. Dalle comunicazioni interne, un esperto di informatica sarà in grado di stabilire dove sia stata originata la misteriosa voce razzista. Dalle comunicazioni interne si evincerà se la collega Sabrina Gandolfi fosse e meno collegata con un auricolare con la regia di Milano. I dipendenti Rai hanno il divieto di parlare, salvo concessioni da parte della direzione generale. Per vent'anni ho lavorato alla Rai e lo so. Per aver violato un paio di volte questa disposizione ho preso le mie sanzioni. Ecco, mi permetto un consiglio a direttore generale Campo Dall'Orto: conceda a  Gandolfi di parlare. Nessuno più di lei è in grado di spiegare come siano andate le cose. Lasciamo stare i tifosi: sono i cittadini, gli utenti della Rai, ad avere il diritto di conoscere la verità. Non ho titoli per dire che l'indagine condotta dalla Rai è stata fatto in modo non corretto. Ma non ho neppure titolo per contestare la versione della Juventus che nega qualsiasi addebito .

Spero non accada quanto in questo Paese succede per abitudine: che la vicenda venga insabbiata. E che i media si “dimentichino“ di pretendere la verità. Ma sono pessimista:  Pecoraro, chi era costui ?  

per Tuttojuve.com

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