Vinovo e le anatre...
Leonardo Labita
“E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre”. Scriveva così nel "Il giorno della civetta" Leonardo Sciascia, nel descrivere una delle categorie in cui si possono dividere gli uomini. Davvero difficile trovare una definizione migliore, davvero difficile non pensarci, in queste ore che seguono il declassamento professionale e umano di Bonucci. Non vogliamo annoiare con le scontante considerazioni circa il tradimento, la coerenza con dichiarazione ufficiali e promesse di amore eterno di qualche mese addietro, non vogliamo cadere nel banale come può essere un tweet o un post di giocatori sempre più vip e meno atleti… Così come ci sembra illogico e ingeneroso dar vita all’ennesimo attacco gratuito verso la società bianconera, a causa della fantasiosa ricostruzione dei fatti, nei quali il prossimo capitano rossonero sarebbe addirittura la vittima, che sui social viene portata avanti da una buona parte di tifosi vicini al tifo organizzato, quelli che per intenderci, anziché sostenere la squadra pensano a scioperare e boicottare le coreografie. Magari per loro sarebbe meglio avere società abituate ad essere ostaggio prima che dei “tifosi” anche dei giocatori e dei loro procuratori, chissà magari bastava assumere qualche parente prossimo di Bonucci come quarto portiere per evitare tutto questo. No, questo attacco alla società è totalmente gratuito. Purtroppo analizzando gli ultimi anni seppur vincenti e Leggendari, non si può fare a meno di notare come purtroppo molti di coloro che agli occhi dei tifosi sembravano essere dei “leoni” si siano rilevati degni compagni delle anatre, come scriveva il buon Sciascia. E nel ripercorrere brevemente alcuni momenti delle passate sezioni di mercato, vi sfidiamo a non pensare alle…anatre.
Cosa pensare di un allenatore idolatrato come non mai, pregato e supplicato in modo palese e scenografico, come mai nessuno nella storia, che promette di restare per poi fuggire a ritiro iniziato lasciandoci in balia degli eventi? Continuiamo con il simbolo del giocatore guerriero che pur di non accettare di condurre una vita professionale anche fuori dal campo, mette la società nelle condizioni di dover assolutamente pensare alla sua cessione. Continuiamo con un altro guerriero dai piedi eleganti, preso quando ormai era considerato finito e dannoso per lo spogliatoio, ritornato fenomeno sul campo ma incapace di rispettare un altro anno di contratto a causa di una inguaribile nostalgia che magicamente qualche anno dopo è curata con i milioni cinesi, ma che nel frattempo ha di fatto costretto la Juve a “regalarlo” anziché venderlo. Come dimenticare infine il ragazzino francese prodigio. Cresciuto, protetto, coccolato e infine investito dalla gloriosa numero 10 con la volontà di farne il simbolo, per poi dopo soli dodici mesi fare di tutto per ritornare da chi lo aveva scaricato, dichiarando di aver terminato la sua vacanza torinese… E poi arriviamo all’attualità con chi ha confuso l’essere stato designato a leader nel diventare il “bullo” dello spogliatoio autorizzato (secondo lui) a mandare platealmente a quel paese allenatore e chissà magari qualche compagno durante una delle partite più importanti di una carriera. Chissà magari al Milan sarà autorizzato anche a far questo, buon per lui, magari potrà anche aggiungere il brivido e l’adrenalina di sfasciare uno spogliatoio o collocare qualche parente in prima squadra. Buona fortuna a lui, senza nessun rancore, non potrebbe essere altrimenti, per coloro che anziché cercare vittime e carnefice improbabili, si limitano a constatare che a Vinovo non c’è spazio per le anatre. @leolab81


