UN PASSO INDIETRO PER PRENDERE LA RINCORSA
Caterina Baffoni
Accade questo: quando la Juve subisce gol, arranca, rallenta ed è come se si spaventasse. La sua linea di pressing viene superata, o con lanci lunghi o passando per gli esterni che non riescono a puntare l'uomo e nè tanto meno a liberarsi sulle corsie, e quando l'avversario riesce a liberarsi sfruttando un errore difensivo magari basilare, Madama fa spesso troppa fatica a riorganizzarsi. Da qui inizia il surplus di lavoro extra di Mario Mandzukic, di Douglas Costa prima e Bernardeschi poi, calciatori propensi all’attacco, che iniziano ad abbassarsi sul campo a seconda della situazione che diventa faticosa nella manovra; vuoi per timore di qualche certezza del gioco, vuoi per l'avversario che chiudendosi a riccio riesce a coprire ogni zona. Troppo spesso la Lazio è riuscita ad arrivare a ridosso dell’area di rigore, sfruttando la linea difensiva bianconera che non arrivava a schierare bene i suoi uomini dietro. Certo, la sconfitta di ieri rappresenta l'evolversi di una situazione che già aveva mostrato delle lacune e aveva visto rimbombare un piccolo campanello d'allarme in quel di Bergamo.
Se qualcuno sbaglia, la Juve ci ha sempre mostrato la repentina soluzione del farsi che ne arrivasse uno subito dietro, forte uguale, tanto da superare la situazione di difficoltà. E così via, senza far arrivare l'uomo davanti alla porta, dove si presenta l’ostacolo più invalicabile, ovvero Buffon. Ma questo ieri sera non è accaduto. Madama si è mostrata insolitamente spiazzata troppe volte in fase arretrata, tanto da permettere e concedere gli inserimenti degli avversari, abili e fluidi nello sfruttare una difesa ballerina. Già a Bergamo qualche indizio di un periodo vacillante e dai tratti negativi per il gioco espresso in fase di copertura iniziava a farsi vedere, soprattutto quando Buffon veniva spesso chiamato in causa direttamente o indirettamente, perché gli attacchi degli avversari si improvvisavano troppo spesso, e il tempo di riorganizzare l'asset difensivo tardava: questa è la situazione che si è manifestata in maniera netta e ancor più evidente ieri.
Le capacità di “filtraggio” della Juventus erano state fino a poco tempo fa uno dei punti fermi della squadra, cosa che è venuta meno ieri sera, insieme alla capacità di non farsi trovare pronti dinanzi alle imbucate altrui. Alla serata negativa di ieri, non vanno dimenticati i due legni abbastanza clamorosi nella dinamica e un fuoriclasse che sbaglia il secondo rigore consecutivo, presentando ad Allegri un conto salato, segno che tranquillità e lucidità non sono scese in campo tra le file bianconere. Il problema è stato rappresentato anche dal fatto di rendere la manovra troppo prevedibile, e che centralmente ha fatto molta fatica a realizzarsi, e quando ci si affidava agli esterni, non si riusciva mai a creare superiorità numerica negli uno contro, o almeno per provare a creare spazi. Tanto più che Khedira al rientro non può essere al top e Bentancur non è scintillante come in altre situazioni.
Non può rappresentare di certo una coincidenza che nelle partite giocate senza Pjanic Madama abbia riscontrato delle difficoltà dettate da impacci nella costruzione dell'intera manovra offensiva, che mai come ieri sera è stata improntata sull’improvvisazione, affidandosi all’estro del singolo che, trattandosi di Dybala o Matuidi ad esempio, non è mai riuscito a cucirsi lo spazio perchè ben coperto dai giocatori biancocelesti, ordinati e ben piazzati su ogni zolla del prato. Questo ha creato sicuramente più problemi per la fase difensiva che ha patito situazioni impreviste e quindi più pericolose, soprattutto per una squadra che aveva fatto della prevenzione e della costruzione del gioco a partire da dietro un vero punto di forza. Un altro risultato, che avrebbe potuto benissimo starci dati i legni colpiti e il rigore sbagliato della Joya, ma che non avrebbe cambiato di molto il giudizio di una partita che per Madama è stata sofferta nell'atteggiamento, nel non saper prendere in mano il pallino di un gioco non fluido, ma anzi, a tratti troppo improvvisato. La squadra, quando si trova a subire un gol ingenuamente, il più delle volte sembra staccare la spina della concentrazione, e su questo dovrà lavorare l'allenatore.
Ecco allora che talvolta le sconfitte non possono altro che far bene, perchè consentono di riflettere attentamente, di rizzare le antenne, e quindi analizzare quello che non è andato. Non si sono superate le difficoltà maturate a Bergamo e incontrate durante la gara di ieri, soprattutto perchè non c’è stata una reazione idonea. Ma proprio questo servirà per dare motivazione ad un gruppo che dovrà lavorare minuziosamente durante l'arco della settimana per snocciolare alcuni aspetti, soprattutto inerenti ai cali di concentrazione in fase di copertura, in modo tale da creare un blocco unico, che agisca all'unisono e a memoria, che si regga sulla fiducia del proprio compagno di reparto in attesa di conferme e risposte importanti. Bisogna fare di più nell’atteggiamento e nella reazione al gol subìto: ieri si è dunque potuto comprendere la prima grande difficoltà a partita in corso della stagione bianconera, e che non è stata ancora superata: la reazione al gol subìto.
Dal punto di vista fisico sembra essere un pò ammaccata Madama, specialmente quando sono poche e scarne le idee di gioco; e per chi è abituato a vederla vincere e ad essere protagonista in positivo sempre e comunque, arrivare ad una sconfitta così è qualcosa che infastidisce, ma che almeno consente di non essere miopi alle difficoltà avvertite e osservate sul campo.
È positivo che si provi questo sentimento: le squadre e gli uomini forti devono dimostrare di esserlo quando si manifestano le difficoltà, purché si combatti per superarle. Il tutto consentirà di analizzare il match sotto il profilo tecnico e tattico. Certo, sorprende il risultato dopo le occasioni sciupate che non lasciano spazio a molte repliche, ma sarà proprio l'amarezza dei tre punti sfumati a creare compattezza, a ritrovare quella giusta densità fra le linee che è andata perduta per ripristinare una certa ferocia. Quella ferocia, che noi tutti conosciamo.
Fare un passo indietro è opportuno e salutare. Quel passo indietro ci fa focalizzare meglio sull’immagine che vogliamo “catturare” e ci consente una migliore visione d’insieme. La porta del successo è piccola e quando troppe squadre vogliono passarci a tutti i costi, pochissimi ne escono illesi, molti si schiacciano, ma soprattutto chiunque la spunta riporta sempre delle ferite che vanno analizzate, fatte proprie e superate per arginarle definitivamente. E questo momento giunge propizio per la Vecchia Signora che dovrà fare tesoro dei propri errori per non ripeterli quando i momenti saranno decisivi ed ogni scatto in avanti o indietro sarà decisivo.
Fare un passo indietro, alle volte, serve proprio per prendere la rincorsa decisiva.


