Ma è possibile che non ci sia nessuno con mezza idea nuova? Dal CT alle scelte di tutte le big che cambiano allenatore. Forse solo il Milan...
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva
Forse non abbiamo ben compreso cosa è successo nell'ultima stagione e allora provo a fare una rapidissima sintesi. L'Italia per la terza volta di fila non è andata al Mondiale, il miglior risultato di una squadra italiana nelle competizioni europee è il 7-1 complessivo incassato dal Bologna nei quarti di finale di Europa League contro l'Aston Villa (o il 4-2 della Fiorentina in Conference col Crystal Palace, fate voi...). La stagione è trascorsa tra perdite di tempo, simulazioni continue e giocatori che crollano al primo tocco per permettere un sistematico utilizzo del VAR in stile vecchia moviola di Biscardi. Abbiamo vissuto uno scandalo arbitrale che ha azzerato i vertici con tanto di inchiesta della Procura di Milano che però - per ora - non si sa bene dove voglia andare a parare. I nostri migliori allenatori ormai sono e vincono all'estero, sbagliamo pure i calendari e come se non bastasse entriamo in conflitto un giorno sì e l'altro con gli altri sport giusto per ribadire una volta di più l'inadeguatezza del sistema calcio. Siamo nel periodo più buio del nostro pallone e quest'anno tranne qualche eccezione (soprattutto Inter e Como, a tratti anche la Roma) abbiamo assistito a uno spettacolo mediamente osceno. Fuori dal mondo più che fuorimoda. Abbiamo perso la nostra identità e non siamo nemmeno in grado di imitare quelle degli altri. Le scimmiottiamo maldestramente. Abbiamo meno soldi della Premier, ma li spendiamo molto, molto peggio. Settimana prossima giocheremo due amichevoli prendendo in prestito l'Under 21 contro Lussemburgo e Grecia. Non test inutili, di più... Il modo migliore per mettere il coltello nella piaga.
Siamo questi, direbbe qualcuno. Ma la cosa più preoccupante è che dopo una stagione così andata in archivio poche ore fa siamo lì a ragionare di nuovo sui soliti nomi. Al momento il favorito per il ruolo di commissario tecnico è Roberto Mancini: 61 anni, protagonista meno di tre anni fa della fuga in Arabia Saudita dopo aver mancato la qualificazione al Mondiale contro la Nord Macedonia. L'alternativa è Massimiliano Allegri, un allenatore capace dopo mesi trascorsi a tallonare l'Inter di far precipitare il Milan al quinto posto. L'ha fatto al termine della tempesta perfetta causata da un gioco inesistente. Ma Allegri è anche un'idea di Aurelio De Laurentiis per il dopo Antonio Conte. Lui o Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna che però ha il difetto di avere 'solo' 49 anni di cui gli ultimi dieci trascorsi in panchina.
L'Atalanta ripartirà da Maurizio Sarri, 67 anni. E alla Lazio per sostituirlo non è venuta in mente idea migliore di riportare in Serie A quel Gennaro Gattuso che tre mesi fa a Zenica veniva surclassato dalla Bosnia ed Erzegovina di Barbarez. Claudio Lotito l'ha sottratto a Urbano Cairo, presidente del Torino che ora per sostituire Roberto D'Aversa valuta seriamente il ritorno di Ivan Juric. Sì, proprio l'allenatore che negli ultimi tre anni ha fallito alla Roma, al Southampton e poi all'Atalanta.
Ma è possibile che non si possa fare di meglio? Stiamo fallendo soprattutto perché non abbiamo più idee. Ricordate quando Walter Sabatini volava in Spagna su suggerimento di Dario Canovi per ingaggiare Luis Enrique? Sono passati 15 anni, sembrano 150. Oggi è tutto un riciclo, a prescindere dai risultati circolano sempre e comunque gli stessi nomi. Le stesse idee.
Lo scenario è desolante. E' uno scenario da cui forse potrebbe sottrarsi il Milan dopo due annate una peggiore dell'altra. Gerry Cardinale ha finalmente preso in mano la situazione per un repulisti che era necessario da tempo e ora con Ibrahimovic (che prima o poi dovrà ottemperare a un ruolo oltre che continuare a darsi solo un tono...) ha iniziato a sondare fuori dal seminato. Ma magari Andoni Iraola, magari Xavi: non è esterofilia, si chiama contaminazione. Siamo ancora convinti di essere i migliori, ma lo siamo contro ogni evidenza scientifica. "Il nostro calcio è il più difficile", ci ripetiamo da soli. E nel frattempo sprofondiamo mentre gli altri vincono. Continuiamo a scavare in attesa di un Mondiale a cui prenderanno parte anche Haiti e Curaçao, ma non noi.
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